sabato 14 maggio 2011

Il Papa: radicati in Cristo e nella Parola l’evangelizzazione non si riduce ad un progetto sociale. Non abbiano paura i cristiani, i più perseguitati

Questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, Papa Benedetto XVI ha ricevuto in udienza i partecipanti all’Assemblea ordinaria del Consiglio Superiore delle Pontificie Opere Missionarie. Benedetto XVI ha iniziato il suo discorso salutando il nuovo prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, mons. Fernando Filoni, e unendo “un fervido augurio di fruttuoso ministero”. E “viva gratitudine” è stata espressa dal Papa al card. Ivan Dias per il suo “generoso ed esemplare servizio”, reso per molti anni in seno al Dicastero missionario e alla Chiesa universale. “Il Signore – è stato l’auspicio del Pontefice – continui a guidare con la sua luce questi due fedeli operai della vigna”. "Nuovi problemi e nuove schiavitù - ha detto Benedetto XVI - emergono nel nostro tempo, sia nel cosiddetto primo mondo, benestante e ricco ma incerto circa il suo futuro, sia nei Paesi emergenti, dove, anche a causa di una globalizzazione caratterizzata spesso dal profitto, finiscono per aumentare le masse dei poveri, degli emigranti, degli oppressi, in cui si affievolisce la luce della speranza". Contro questi mali, ha affermato il Pontefice, la Chiesa deve "continuare con rinnovato entusiasmo l'opera di evangelizzazione, l'annuncio gioioso del Regno di Dio, venuto in Cristo nella potenza dello Spirito Santo, per condurre gli uomini alla vera libertà dei figli di Dio contro ogni forma di schiavitù ". Benedetto XVI ha parlato dei missionari. Anzitutto, ha detto, non si può esserlo veramente se non si è certi “che la Parola di Dio è la verità salvifica di cui ogni uomo in ogni tempo ha bisogno”:“Se questa convinzione di fede non è profondamente radicata nella nostra vita, non potremo sentire la passione e la bellezza di annunciarla. In realtà, ogni cristiano dovrebbe fare propria l’urgenza di lavorare per l’edificazione del Regno di Dio. Tutto nella Chiesa è al servizio dell’evangelizzazione: ogni settore della sua attività e anche ogni persona, nei vari compiti che è chiamata a svolgere”. "Tutti - ha sottolineato Benedetto XVI - devono essere coinvolti nella 'missio ad gentes': vescovi, presbiteri, religiosi e religiose, laici". "Occorre, pertanto, prestare particolare cura affinchè tutti i settori della pastorale, della catechesi, della carità siano caratterizzati dalla dimensione missionaria: la Chiesa è missione". Tuttavia, ha aggiunto, per rimanere tale “il messaggero del Vangelo deve rimanere sotto il dominio della Parola e deve alimentarsi dei Sacramenti”: “Solo radicati profondamente in Cristo e nella sua Parola si è capaci di non cedere alla tentazione di ridurre l’evangelizzazione ad un progetto solo umano, sociale, nascondendo o tacendo la dimensione trascendente della salvezza offerta da Dio in Cristo. E’ una Parola che deve essere testimoniata e proclamata esplicitamente, perché senza una testimonianza coerente essa risulta meno comprensibile e credibile”. “Il ministero dell’evangelizzazione è affascinante ed esigente”, ha ripetuto ancora il Pontefice. “Richiede amore per l’annuncio e la testimonianza, un amore così totale che può essere segnato anche dal martirio”. Anche in questo caso, ha asserito: "La Chiesa non può venire meno alla sua missione di portare la luce di Cristo, di proclamare il lieto annuncio del Vangelo, anche se ciò comporta la persecuzione. E’ parte della sua stessa vita, come lo è stato per Gesù. I cristiani - questo il suo appello - non devono avere timore, anche se 'sono attualmente il gruppo religioso che soffre il maggior numero di persecuzioni a motivo della propria fede'", ha detto Benedetto XVI in conclusione, citando il messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2011.

Radio Vaticana, La Repubblica.it

UDIENZA AI PARTECIPANTI ALL’INCONTRO DEL CONSIGLIO SUPERIORE DELLE PONTIFICIE OPERE MISSIONARIE - il testo integrale del discorso del Papa