domenica 30 ottobre 2011

Card. Turkson: tutti coinvolti nell'opera faticosa della pace. Ad Assisi Benedetto XVI ha deliberatamente voluto includere l’intera famiglia umana

di Peter Kodwo Appiah Turkson
Cardinale presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace

Venticinque anni fa prestai servizio, come guida e traduttore, al leader di una religione tradizionale africana proveniente dal Ghana e lo accompagnai durante la giornata mondiale di preghiera per la pace convocata ad Assisi da Giovanni Paolo II. Mi resta un vivido ricordo: l’immagine di quest’uomo, di un altro leader religioso togolese e io, in una stanza, ciascuno raccolto in preghiera. La commemorazione del venticinquesimo anniversario di quella storica "prima Assisi" ha avuto come tema "Pellegrini della verità, pellegrini della pace". Non potevo non essere colpito dall’evoluzione, dallo sviluppo che stava avendo luogo davanti ai miei occhi giovedì 27 ottobre, sotto la guida di Benedetto XVI. E malgrado vi fossero molti elementi innovativi, ciò che più mi ha impressionato è stato l’aspetto del "pellegrinaggio". La nozione di pellegrinaggio, comune a quasi tutte le religioni del mondo ma non priva di espressioni anche non religiose, porta con sé un desiderio, uno sforzo, una ricerca, condivisi da quanti compiono la stessa esperienza, che spinge ciascuno a mettersi in movimento. Visibilmente, era ancora buio giovedì mattina quando abbiamo iniziato a riunirci nella stazione Vaticana e a salire sullo speciale convoglio ferroviario diretto ad Assisi. Non sarebbe stato un pellegrinaggio senza la preghiera, come indicava esplicitamente il titolo dell’incontro: "Giornata di riflessione, dialogo e preghiera per la pace e la giustizia nel mondo". La preghiera è iniziata già sul treno: qua e là si poteva notare chi discretamente sgranava un rosario o utilizzava un’altra espressione tradizionale per pregare. Ad Assisi, dopo il pranzo frugale nel refettorio del convento, ognuno è stato invitato a osservare una pausa di silenzio, riflessione e preghiera personale. Un altro elemento significativo emerge. Certamente nella tradizione cristiana, e probabilmente in molte altre, l’azione più efficace che si possa compiere per la pace è pregare per la conversione, a cominciare dalla conversione del cuore di ciascuno. Ma "efficace" non equivale a "operativo". E mi sembra che giovedì scorso, andando in pellegrinaggio ad Assisi, tutti noi siamo stati partecipi di una comune ricerca e insieme siamo stati coinvolti nell’opera faticosa della pace. In questo modo, davvero ciascuno ha testimoniato che è possibile essere ed operare insieme per un mondo più giusto e solidale. Nel 1986 tutti i capi delegazione erano leader religiosi. Non ci sono statistiche che esprimono quale porzione di umanità essi rappresentassero, ma certamente coloro che non credono non erano coinvolti in quell’incontro. Stavolta invece, invitando un uomo politico e tre filosofi che si dichiarano pubblicamente non credenti, il Papa ha deliberatamente voluto includere l’intera famiglia umana. La ricerca della pace è un desiderio di tutti i cuori. Perché, effettivamente, quando sono in gioco beni vitali e condivisi dall’intera famiglia umana, l’intera famiglia umana deve scendere in piazza. Tra le molte testimonianze che mi hanno colpito, desidero ricordarne almeno tre. Anzitutto l’umile verità espressa da Benedetto XVI, il quale ha ammesso che "nella storia anche in nome della fede cristiana si è fatto ricorso alla violenza. Lo riconosciamo, pieni di vergogna". Poi, l’ammissione da parte di Julia Kristeva, portavoce dell’umanesimo agnostico, della necessità di "una nuova riflessione sulla scelta e la responsabilità della maternità. La secolarizzazione è tutt’oggi la sola civilizzazione che manchi di un discorso sulla realtà della maternità". Infine, la denuncia da parte di Olav Fykse Tveit, segretario generale del Consiglio ecumenico delle Chiese, del fatto che un grande ostacolo a una pace giusta è oggi rappresentato dall’alto livello di disoccupazione tra i giovani in tutto il mondo. "La ricerca sincera della verità, la coscienza di un’origine comune, di una terra in comune, di una comune destinazione — è stato il commento confidatomi da un intellettuale vicino al nostro Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace — possono davvero essere la base per una nuova era di armonia duratura fra tutte le nazioni". Parole da condividere, ricordando soprattutto che, senza l’aiuto di Dio, nessun autentico pellegrinaggio di pace è possibile.

L'Osservatore Romano