La campagna antipedofila nell’Olanda pansessualista e scristianizzata. Il rapporto sugli abusi e la grave crisi di fede nella Chiesa del Paese

Tra i vescovi olandesi è stato l’ex arcivescovo di Rotterdam, Adrianus Herman van Luyn, a spingere un anno fa perché la Conferenza Episcopale del suo Paese chiedesse ufficialmente che una Commissione d’inchiesta indipendente lavorasse sui presunti abusi commessi all’interno delle parrocchie e degli istituti religiosi del Paese. Presieduta dall’ex ministro di fede protestante Wim Deetman, la Commissione, sei persone in tutto, ha lavorato su archivi ufficiali della Chiesa che coprono un arco di tempo molto ampio, dal 1945 a oggi. La conclusione è che circa 800 persone, non soltanto preti ma anche religiosi, suore e dipendenti laici di scuole, istituti religiosi e parrocchie, hanno commesso abusi sessuali su minori. Sulla base di 1.795 segnalazioni, il numero di abusi si stima (il report parla di stime e non di dati certi) possa oscillare tra i diecimila e i ventimila casi. “Sono soltanto stime” dicono dalla Conferenza Episcopale olandese, che però ha inviato nelle Chiese delle sette diocesi del Paese i vescovi personalmente, per leggere una lettera “sostanzialmente di scuse”. Non solo, la Chiesa olandese è anche pronta a risarcire le vittime: il costo totale dei risarcimenti dovrebbe superare i cinque milioni di euro. Che l’inchiesta sia stata voluta principalmente da van Luyn, vescovo salesiano, dice molte cose. Secondo fonti contattate in Olanda da Il Foglio, infatti, l’80% degli abusi sarebbe stato commesso all’interno degli istituti religiosi. Van Luyn ha dovuto gestire il difficile caso del prete salesiano olandese di 73 anni, si conoscono soltanto le iniziali, padre van B., che era salito agli onori della cronaca in quanto appartenente alla Martijn, un’associazione legalmente riconosciuta in Olanda e che sostiene le relazioni pedofile: “Sono perfettamente legittime” dicono, “seppure discriminate dalla società”. La notizia aveva suscitato indignazione perché padre Herman Spronck, superiore dei salesiani in Olanda, aveva appoggiato, in un’intervista concessa mesi fa a Rtl News, van B. arrivando a sostenere che se il bambino è consenziente il rapporto sessuale con un adulto è legittimo. Per molti la spinta di van Luyn perché si aprisse una commissione è stata anche un modo tramite il quale il presule ha cercato di spostare l’attenzione dal suo ordine. Il periodo preso in considerazione dalla commissione è molto ampio. Ma chi conosce la realtà olandese sostiene che certe derive sono nate dopo il Vaticano II, gli anni dell’ascesa del domenicano Edward Schillebeeckx, il campione della nuova teologia al passo con la cultura dominante. In quegli anni fu il card. Bernard Jan Alfrink, arcivescovo di Utrecht, a pubblicare un nuovo catechismo portatore di grandi aperture sui temi della sessualità, del celibato dei preti. L’indagine olandese si chiude a pochi giorni dall’addio al Collegio dei cardinali elettori, 80 anni il 26 novembre scorso, del card. Adrianus Johannes Simonis, arcivescovo di Utrecht e primate d’Olanda dal 1983 al 2007, e idealmente si collega a una crisi della fede ben più grave. Nel 2009 Avvenire pubblicò una sconvolgente inchiesta relativa alla Chiesa in Olanda. Simonis, grande amico di Papa Wojtyla, denunciò un Paese nel quale il 41% della popolazione dichiara di non avere alcun credo religioso e il 58% non sa più che cosa sia il Natale. Una Chiesa nella quale, scrive Avvenire, “vi sono domenicani e gesuiti che teorizzano e mettono in pratica Messe senza più sacerdozio né sacramento cristiano, nelle quali sono i presenti a consacrare collettivamente, attorno a una tavola aperta anche a gente di differenti tradizioni religiose”.

Paolo Rodari, Il Foglio

Olanda-shock: quando il vescovo “organizza” i pedofili

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