La strumentalizzazione del 'padre nobile' della Teologia della Liberazione nelle manovre per la nomina del prefetto di Dottrina della Fede

All’arcivescovo di Oristano Ignazio Sanna, stimato da molti per la libertà e la lungimiranza del suo sguardo pastorale sulle cose della Chiesa e del mondo, va riconosciuta anche una dose non comune di coraggio. Lo si è visto durante l’ultima tappa del ciclo di presentazioni universitarie del libro Gesù di Nazaret di Joseph Ratzinger–Benedetto XVI, coordinato per la Libreria Editrice Vaticana dal prof. Pierluca Azzaro, dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, e conclusosi presso l’Università di Sassari lo scorso 9 dicembre. In quell’occasione, nel suo ricco intervento dedicato all’opera ratzingeriana, il vescovo sardo ha parlato in termini ammirati e riconoscenti anche del teologo peruviano Gustavo Gutierrèz, da lui definito come "il padre nobile della Teologia della Liberazione". In un passaggio della sua relazione, che non è stato ripreso nella cronaca de L’Osservatore Romano e nella sintesi della relazione pubblicata sul sito della diocesi oristanese, mons. Sanna ha riproposto la connessione colta da Gutierrèz tra i racconti evangelici dell’Ultima Cena e della lavanda dei piedi. Nel vangelo di Giovanni, Gesù chiede ai suoi di ripetere quel gesto di accoglienza e umiltà, di cui si fa memoria in ogni parrocchia durante la Messa del Giovedì Santo, con parole analoghe a quelle da lui usate nei vangeli sinottici riguardo all’istituzione dell’Eucaristia. "Servire il povero" ha aggiunto Sanna, concordando con la suggestione di Gutièrrez "è un modo per fare memoria di Cristo". Di questi tempi, anche il semplice consenso tributato alle riflessioni esegetiche di Gustavo Gutièrrez assume carattere emblematico. Nelle ultime settimane, il nome del teologo peruviano è stato utilizzato come arma contundente nelle manovre in corso intorno alla imminente nomina del nuovo prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Tra i possibili successori del cardinale statunitense William Joseph Levada, attualmente alla guida dell’ex Sant’Uffizio, il gioco del toto-nomine aveva inserito anche il vescovo di Ratisbona Gerhard Ludwig Müller (nella foto con Benedetto XVI), curatore dell’Opera Omnia di Joseph Ratzinger. I non entusiasti di tale ipotesi, nel tentativo di affossare la candidatura del vescovo-teologo tedesco, stanno usando come principale argomento deterrente la sua amicizia e la sua mai nascosta vicinanza con Gustavo Gutierrèz, che di Müller è stato anche professore. In particolare, come certificato di non idoneità al ruolo di custode della dottrina cattolica viene ricordata la pubblica conferenza tenuta da Müller a Lima nel 2008, durante la cerimonia per la laurea honoris causa a lui concessa dalla Pontificia Università cattolica del Perù. In quell’occasione, il vescovo di Ratisbona aveva definito come pienamente ortodossa la teologia del suo maestro e amico peruviano. A quarant’anni dalla pubblicazione del suo libro "Teologia de la Liberacion", che inaugurò la definizione stessa della nota corrente teologica latinoamericana, padre Gutièrrez, entrato nell’ordine domenicano nel 1999, potrebbe essere tentato da orgoglio professionale dal vedere che ancora oggi l’accostamento al suo nome risulta centrale nella selezione del nuovo custode dell’ortodossia cattolica. In realtà, più che documentare la perdurante influenza del teologo 83enne che fu allievo di giganti del calibro di Henry de Lubac e Yves Congar, la “operazione Gutièrrez” in corso nei palazzi d’Oltretevere la dice lunga sui meccanismi che influenzano la cooptazione di nuovi dirigenti nei dicasteri vaticani. Le opere di Gutièrrez sono state vagliate per anni dall’esame rigoroso della Congregazione per la Dottrina della Fede nella sua lunga stagione ratzingeriana, senza mai subire alcuna condanna. Il lungo discernimento puntava soprattutto a ottenere dall’autore una pubblica presa di distanza da alcune interpretazioni erronee della sua riflessione teologica, mai chiamata in causa in quanto tale, e da alcuni abusi pastorali che ad essa dicevano di ispirarsi. Il lungo discernimento, durato dal 1995 al 2004, ha coinvolto anche l’episcopato peruviano e si è concretizzato nella stesura di un saggio, intitolato "La Koinonia ecclesiale", lungamente ritoccato dallo stesso Gutièrrez in linea con le osservazioni provenienti da Roma e pubblicato nella sua versione finale sulla rivista Angelicum nel 2004. Lo stesso Joseph Ratzinger, il 17 dicembre di quell’anno, scrisse una lettera all domenicano argentino Carlos Alfonso Azpiroz Costa, a quel tempo Maestro Generale dell’Ordine dei Predicatori, in cui esprimeva "grazie all’Altissimo per la soddisfacente conclusione di questo cammino di chiarificazione e di approfondimento". Le garanzie certificate da Joseph Ratzinger in persona sulla ortodossia cattolica di Gutièrrez dovrebbero essere sufficienti a tranquillizzare quanti si mostrano più in ansia per le sorti della retta dottrina. La stessa traiettoria del teologo peruviano, con la sua costante disposizione di fedeltà nei confronti del Magistero ecclesiale, potrebbe fornire un punto di riferimento concreto per riconoscere le valide intuizioni che sono state all’origine della Teologia della Liberazione, e favorire una pacificante riconciliazione della memoria in seno al cattolicesimo latinoamericano e alla intera Chiesa universale, dopo il tempo delle guerriglie teologiche e delle campagne di “normalizzazione”. Ma forse per qualche cultore del risiko degli organigrammi vaticani è più comodo che il nome di Gutièrrez rimanga uno spauracchio da agitare al ritmo dei vecchi clichè, quando torna utile.

Gianni Valente, Vatican Insider

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