Il Papa in Messico e a Cuba. Sarà il Paese di Maciel e della Congregazione dei Legionari di Cristo da lui fondata la tappa più difficile del viaggio

Un viaggio breve, come quelli ai quali ci ha abituato in questi anni, con pochi ma intensi appuntamenti, porterà l’ottantaquattrenne Papa Benedetto XVI in Messico e a Cuba dal 23 al 28 marzo prossimo. Tre giorni in Messico, senza toccare la capitale per via dell’altitudine, e poi a Cuba, accolto dal fratello di Fidel Castro, Raul, quattordici anni dopo il viaggio di Giovanni Paolo II. Tutti gli occhi dei media e dell’opinione pubblica mondiale saranno puntati sulla tappa cubana del viaggio papale. Ma per la diplomazia della Santa Sede la parte più difficile del viaggio sarà quella messicana, nel corso della quale si temono anche delle contestazioni. Anzitutto le proteste delle vittime dei preti pedofili. Il Messico infatti è il paese d’origine di padre Marcial Maciel Degollado e della Congregazione che ha fondato: i Legionari di Cristo. Padre Maciel, ora defunto, è stato sospeso da Papa Ratzinger per aver abusato di seminaristi e aver intrattenuto una doppia vita con diverse donne. La Congregazione è stata inoltre commissariato dal Vaticano ma l’azione di pulizia e di rinnovamento in seno ai Legionari di Cristo stenta a farsi strada. Inoltre il Messico è uno tra i Paesi con il maggior tasso di anticlericalismo del mondo. Proprio nei giorni scorsi, in vista del viaggio papale, è stata modificata la Costituzione cancellando il principio dell’assoluta laicità dello Stato e introducendo quello della libertà religiosa. Gli organizzatori del viaggio papale temono perciò anche manifestazioni e proteste da parte dei gruppi e dei partiti anticlericali più accesi. Infine Benedetto XVI deve riallacciare buoni rapporti con la Chiesa messicana che era rimasta molto delusa quando, adducendo motivi di salute, il Papa rinunciò a recarsi nel Paese per il VI Incontro Mondiale delle Famiglie nel 2009. Nessuna preoccupazione, invece, per il viaggio a Cuba. Anzitutto, come è ovvio, dal punto di vista della sicurezza e delle proteste che saranno certamente assenti. Ma soprattutto dal punto di vista dell’accoglienza, da parte della Chiesa locale e dello stesso regime castrista, che sarà invece calorosa.

Ignazio Ingrao, Panorama.it

Commenti