Il Papa: proseguire fiduciosi con convinzione che male non ha l'ultima parola della storia, Dio capace di aprire nuovi spazi a speranza che non delude

Questo pomeriggio, in Italia le 2 di notte, lasciato il Colegio Miraflores Benedetto XVI ha raggiunto in auto la Cattedrale di Nuestra Señora de la Luz a León, per la celebrazione dei Vespri. Con i vescovi del Messico erano presenti numerosi presuli in rappresentanza delle Conferenze Episcopali dei Paesi dell’America Latina e dei Caraibi che commemorano i 200 anni dell’indipendenza. Accolto al suo arrivo dal Capitolo della Cattedrale, il Papa si è soffermato in preghiera davanti al Santissimo. Dopo il saluto di mons. Carlos Aguiar Retes, arcivescovo di Tlalnepantla, presidente della Conferenza Episcopale messicana e del Consiglio Episcopale Latinoamericano (C.E.L.AM.), è iniziata la celebrazione.
All’inizio dell’omelia il Santo Padre ha accennato alla patrona della Basilica, la Madonna della Luce, frequentemente implorata come “speranza nostra”, poiché “ci ha mostrato Gesù e trasmesso i prodigi che Dio ha fatto e fa per l’umanità, in maniera semplice, come spiegandoli ai piccoli della casa”. “Attendevo con grande desiderio questo incontro con voi, Pastori della Chiesa di Cristo che peregrina in Messico e nei diversi Paesi di questo grande Continente, come un'occasione per guardare insieme Cristo, che vi ha affidato il prezioso compito di annunciare il Vangelo in questi Paesi di forte tradizione cattolica”. “La situazione attuale delle vostre diocesi presenta certamente sfide e difficoltà di origine molto diversa – ha aggiunto -. Ma, sapendo che il Signore è risorto, possiamo proseguire fiduciosi, con la convinzione che il male non ha l'ultima parola della storia, e che Dio è capace di aprire nuovi spazi ad una speranza che non delude”. “Voi – ha affermato il Papa - non siete soli nelle difficoltà, e neppure lo siete nei successi della evangelizzazione. Tutti siamo uniti nelle sofferenze e nella consolazione. Sappiate che avete un posto particolare nella preghiera di colui che ha ricevuto da Cristo l'incarico di confermare nella fede i suoi fratelli, che li incoraggia anche nella missione di far sì che il Nostro Signore Gesù Cristo sia conosciuto sempre di più, amato e seguito in queste terre, senza lasciarsi spaventare dalle contrarietà”. Il Pontefice ha, quindi, ricordato che "la fede cattolica ha segnato in modo significativo la vita, i costumi e la storia di questo Continente, nel quale molte delle sue nazioni stanno commemorando il bicentenario della propria indipendenza. È un momento storico nel quale ha continuato a splendere il nome di Cristo, arrivato qui per opera di insigni e generosi missionari che lo proclamarono con coraggio e con sapienza. Essi donarono tutto per Cristo, mostrando che l'uomo trova in Lui la propria consistenza e la forza necessaria per vivere in pienezza ed edificare una società degna dell'essere umano, come il suo Creatore l'ha voluto”. Per il Santo Padre, “l'ideale di non anteporre nulla al Signore e di far penetrare la Parola di Dio in tutti, servendosi delle caratteristiche proprie e delle migliori tradizioni, continua ad essere un prezioso orientamento per i Pastori di oggi”. Le iniziative che vengono realizzate a motivo dell’“Anno della fede”, ha sottolineato Benedetto XVI, “devono essere finalizzate a condurre gli uomini a Cristo, la cui grazia permetterà loro di lasciare le catene del peccato che li rende schiavi e di avanzare verso la libertà autentica e responsabile”. In questo “un aiuto è dato anche dalla Misión continental, promossa in Aparecida, che sta già raccogliendo tanti frutti di rinnovamento ecclesiale nelle Chiese particolari dell'America Latina e dei Caraibi”. Tra essi, “lo studio, la diffusione e la meditazione della Sacra Scrittura, che annuncia l'amore di Dio e la nostra salvezza. In questo senso, vi esorto a continuare ad aprire i tesori del Vangelo, affinché si trasformino in forza di speranza, libertà e salvezza per tutti gli uomini”. “Nell'orizzonte pastorale e di evangelizzazione che si apre davanti a noi, è di capitale rilevanza seguire con grande attenzione i seminaristi, incoraggiandoli affinché non si vantino ‘di sapere altro se non Gesù Cristo, e Cristo crocifisso’”. Per il Papa, “non meno fondamentale è la vicinanza ai sacerdoti, ai quali non deve mancare mai la comprensione e l'incoraggiamento del loro vescovo e, se fosse necessario, anche la sua paterna ammonizione su atteggiamenti inopportuni. Sono i vostri primi collaboratori nella comunione sacramentale del sacerdozio, ai quali dovete mostrare una costante e privilegiata vicinanza”. Lo stesso si deve dire “delle diverse forme di vita consacrata, i cui carismi devono essere stimati con gratitudine ed accompagnati con responsabilità e rispetto del dono ricevuto. Ed un'attenzione sempre più speciale si deve riservare ai laici maggiormente impegnati nella catechesi, nell'animazione liturgica o nell'azione caritativa e nell’impegno sociale”. “La loro formazione nella fede – ha affermato il Pontefice - è cruciale per rendere presente e fecondo il Vangelo nella società di oggi. E non è giusto che si sentano considerati come persone di poco conto nella Chiesa, nonostante l'impegno che pongono nel lavorare in essa secondo la loro propria vocazione, ed il gran sacrificio che a volte richiede questa dedizione. In tutto ciò, è particolarmente importante per i Pastori che regni uno spirito di comunione tra sacerdoti, religiosi e laici, evitando divisioni sterili, critiche e diffidenze nocive”. Il Santo Padre, infine, ha invitato i vescovi “ad essere sentinelle che proclamano giorno e notte la gloria di Dio, che è la vita dell'uomo. Siate dalla parte di coloro che sono emarginati dalla violenza, dal potere o da una ricchezza che ignora coloro ai quali manca quasi tutto”. La Chiesa, ha precisato, “non può separare la lode a Dio dal servizio agli uomini. L'unico Dio Padre e Creatore è quello che ci ha costituiti fratelli: essere uomo è essere fratello e custode del prossimo. In questo cammino, unita a tutta l'umanità, la Chiesa deve rivivere ed attualizzare quello che è stato Gesù: il Buon Samaritano, che venendo da lontano si è inserito nella storia degli uomini, ci ha sollevati e si è prodigato per la nostra guarigione”. Concludendo l'omelia, il Papa ha invocato l’intercessione di Maria Santissima della luce, perché “dissipi le tenebre del nostro mondo e illumini il nostro cammino, affinché possiamo confermare nella fede il popolo latinoamericano nelle sue fatiche e speranze, con fermezza, con coraggio e con fede ferma in colui che tutto può e tutti ama fino all’estremo”.
Al termine della celebrazione, prima di lasciare la cattedrale di Leon, Benedetto XVI ha inaugurato telematicamente il nuovo impianto di illuminazione del Santuario di Cristo Re del Cubilete: l’evento è stato seguito in diretta all’interno della cattedrale su schermi televisivi. Subito dopo il Papa è rientrato al Collegio Miraflores.

Zenit, SIR

VIAGGIO APOSTOLICO IN MESSICO E NELLA REPUBBLICA DI CUBA (23 - 29 MARZO 2012) (VII) - il testo integrale dell'omelia del Papa

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