Il Papa: vale la pena dedicare tutta la vita a Cristo, crescere nella sua amicizia, chiamati ad annunciare la bellezza e la bontà della propria vita

Nell'omelia pronunciata durante la Santa Messa in Plaza Antonio Maceo a Santiago de Cuba , ricordando "l’anno giubilare mariano, convocato per onorare la Vergine della Carità del Cobre, Patrona di Cuba, nel quattrocentesimo anniversario della scoperta e presenza della sua venerata immagine in queste terre benedette", il Pontefice ha affermato di non ignorare "il sacrificio e la dedizione con cui è stato preparato questo giubileo, specialmente nell’aspetto spirituale. Mi ha riempito di emozione conoscere il fervore con il quale Maria è stata salutata e invocata da tanti cubani, nella sua peregrinazione per tutti gli angoli e i luoghi dell’Isola". Riferendosi all'odierna solennità dell'Annunciazione del Signore alla Vergine Maria, Benedetto XVI ha detto che "l’Incarnazione del Figlio di Dio è il Mistero centrale della fede cristiana, e in esso Maria occupa un posto di prim’ordine. Però, qual è il significato di questo Mistero? E qual è l’importanza che ha per la nostra vita concreta?". "In Cristo, Dio è venuto realmente nel mondo, è entrato nella nostra storia, ha posto la sua dimora in mezzo a noi, adempiendo così l’intima aspirazione dell’essere umano che il mondo sia realmente una casa per l’uomo. Al contrario – ha aggiunto -, quando Dio è estromesso, il mondo si trasforma in un luogo inospitale per l’uomo, frustrando, nello stesso tempo, la vera vocazione della creazione di essere lo spazio per l’alleanza, per il ‘sì’ dell’amore tra Dio e l’umanità che gli risponde. Così ha fatto Maria, come primizia dei credenti, con il suo ‘sì’ al Signore, senza riserve”. “Contemplando il Mistero dell’Incarnazione”, il Papa ha invitato a rivolgere lo sguardo a Maria, “per riempirci di stupore, di gratitudine e d’amore al vedere come il nostro Dio, entrando nel mondo, ha voluto fare affidamento sul consenso libero di una sua creatura”. Infatti, solo quando la Vergine ha risposto il suo “sì” all’angelo, “il Verbo eterno del Padre iniziò la sua esistenza umana nel tempo”. Per il Pontefice, “è commovente vedere come Dio non solo rispetta la libertà umana, ma sembra averne bisogno”. E vediamo anche come l’inizio dell’esistenza terrena del Figlio di Dio “è segnato da un doppio ‘sì’ alla volontà salvifica del Padre: quello di Cristo e quello di Maria”. Questa obbedienza a Dio, ha sottolineato il Santo Padre, “è quella che apre le porte del mondo alla verità, alla salvezza”. In effetti, “Dio ci ha creati come frutto del suo amore infinito; per questo, vivere secondo la sua volontà è il cammino per trovare la nostra autentica identità, la verità del nostro essere, mentre allontanarsi da Dio ci allontana da noi stessi e ci precipita nel vuoto”. “L’obbedienza nella fede – ha ribadito Benedetto XVI - è la vera libertà, l’autentica redenzione, che ci permette di unirci all’amore di Gesù nel suo sforzo di conformarsi alla volontà del Padre. La redenzione è sempre questo processo di condurre la volontà umana alla piena comunione con la volontà divina”. Riprendendo le parole di Sant’Agostino, il Papa ha osservato: “Maria concepì Cristo prima nel suo cuore con la fede, che fisicamente nel suo grembo; Maria credette e si compì in Lei ciò che credeva”. Di qui l’invito a pregare “il Signore che aumenti la nostra fede, che la renda attiva e feconda nell’amore. Chiediamogli di essere capaci, come Lei, di accogliere nel nostro cuore la Parola di Dio e praticarla con docilità e costanza”. La Vergine Maria è anche “l’immagine e il modello della Chiesa. Anche la Chiesa, come fece la Madre di Cristo, è chiamata ad accogliere in sé il Mistero di Dio che viene ad abitare in essa”. “Cari fratelli – ha continuato-, so con quanto sforzo, audacia e abnegazione lavorate ogni giorno affinché, nelle circostanze concrete del vostro Paese, e in questo momento storico, la Chiesa rifletta sempre più il suo vero volto come luogo nel quale Dio si avvicina e incontra gli uomini”. La Chiesa, corpo vivo di Cristo, “ha la missione di prolungare sulla terra la presenza salvifica di Dio, di aprire il mondo a qualcosa di più grande di se stesso, all’amore e alla luce di Dio”. Vale la pena, dunque, “dedicare tutta la vita a Cristo, crescere ogni giorno nella sua amicizia e sentirsi chiamati ad annunciare la bellezza e la bontà della propria vita a tutti gli uomini, nostri fratelli. Vi incoraggio nel vostro compito di seminare il mondo con la parola di Dio e di offrire a tutti l’alimento vero del corpo di Cristo”. Nell’approssimarsi della Pasqua, il Pontefice ha invitato a seguire “senza timori né complessi” Gesù nel suo cammino verso la croce. “Accettiamo con pazienza e fede qualsiasi contrarietà o afflizione, con la convinzione che, nella sua risurrezione, Egli ha sconfitto il potere del male che tutto oscura e ha fatto germogliare un mondo nuovo, il mondo di Dio, della luce, della verità e della gioia. Il Signore non smetterà di benedire con frutti abbondanti la generosità del vostro impegno”, ha evidenziato. Il Santo Padre si è quindi richiamato anche alla “dignità incomparabile di ogni vita umana”. Per questo, “nel suo progetto di amore, fin dalla creazione, Dio ha affidato alla famiglia fondata sul matrimonio l’altissima missione di essere cellula fondamentale della società e vera Chiesa domestica. Con questa certezza, voi, cari sposi, dovete essere, in modo speciale per i vostri figli, segno reale e visibile dell’amore di Cristo per la Chiesa. Cuba necessita della testimonianza della vostra fedeltà, della vostra unità, della vostra capacità di accogliere la vita umana, specialmente la più indifesa e bisognosa”. Infine, “davanti allo sguardo della Vergine della Carità del Cobre”, “un appello perché diate nuovo vigore alla vostra fede, viviate di Cristo e per Cristo, e, con le armi della pace, del perdono e della comprensione, vi impegnate a costruire una società aperta e rinnovata, una società migliore, più degna dell’uomo, che rifletta maggiormente la bontà di Dio”.

SIR

VIAGGIO APOSTOLICO IN MESSICO E NELLA REPUBBLICA DI CUBA (23 - 29 MARZO 2012) (XII) - il testo integrale dell'omelia del Papa

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