martedì 10 aprile 2012

Aumentano le possibilità che Benedetto XVI indica un nuovo Concistoro nel 2013, in coincidenza con la conclusione dell'Anno della fede

Ci sono voci in Vaticano sulla possibilità di un nuovo Concistoro per la creazione di cardinali entro la fine dell’anno; altri lo ipotizzano per l’inizio del 2013, a un anno di distanza da quello celebrato a febbraio; ma in realtà è molto più probabile che Benedetto XVI lo indica in concomitanza con la chiusura dell’Anno della fede. L’Anno della fede, indetto dal Pontefice con il Motu Proprio “Porta fidei” si aprirà l’11 ottobre 2012 e si chiuderà il 24 novembre 2013. La presenza a Roma in quei giorni per le cerimonie conclusive di molti cardinali e vescovi di ogni regione della terra sarà un’occasione propizia, dicono in Vaticano, per la celebrazione di una nuova distribuzione di “berrette”. Attualmente il Collegio cardinalizio conta 123 votanti, che diventeranno 114 a fine 2012, e 104 a fine 2013. La legge che impedisce agli ultraottantenni di prendere parte attiva a un eventuale conclave fa sì che Benedetto XVI senta la necessità di mantenere il Collegio cardinalizio sempre ben “rifornito”, in un’eventualità che tutti sperano lontana, ma che l’età del Papa, 85 anni lunedì, non rende impossibile. E’ vero che l’ultimo recente Concistoro ha portato Benedetto XVI a sforare di cinque unità il tetto di 120 fissato da Paolo VI e confermato da Giovanni Paolo II per il Collegio cardinalizio votante; ma entro agosto si sarà tornati alla normalità. C’è un problema di rappresentatività regionale, che contribuisce a rendere necessaria, a tempi non lunghissimi. L’ultimo Concistoro ha privilegiato certamente sia la Curia, che l’Italia. Al momento in cui scriviamo, in caso di conclave, gli italiani elettori del nuovo Papa sarebbero ben 30 su 123. Un problema che è ben presente al Papa, e al Segretario di Stato, il card. Tarcisio Bertone che nell’intervista concessa ad Andrea Tornielli rispondeva così, a una domanda in questo senso: “Anzitutto le statistiche fanno vedere un posizionamento equilibrato dei Concistori di Benedetto XVI e non si può esigere che ad ogni concistoro si faccia l’alchimia fra il nord e il sud del mondo, fra l’est e l’ovest. C’è una varietà di sedi episcopali cardinalizie che rappresentano le Chiese locali più rilevanti e significative, pur con le loro problematicità, e poi ci sono incarichi nel governo centrale della Chiesa che possono richiedere l’appartenenza più all’una che all’altra nazionalità”. E’ evidente che si parla di un equilibrio complessivo, che deve essere mantenuto e salvaguardato. Come? Si può ipotizzare, compiendo un esame della situazione delle diocesi tradizionalmente cardinalizie del pianeta, un quadro delle diverse esigenze e situazioni. Partiamo dicendo che se si considerano quelle già scoperte, e quelle che lo diventeranno nel 2012 e in larga parte del 2013, si arriva a contare più di venti legittime aspirazioni alla berretta, senza tenere conto di quelle interne alle mura vaticane. E’ chiaro che non tutte potranno essere soddisfatte. Ma è ben probabile che la nuova infornata avrà un occhio di riguardo per le diocesi, visto che l’ultima era molto centrata sul governo centrale; e che gli italiani saranno pochi. In Italia in realtà due sono le diocesi cardinalizie il cui titolare non è un porporato. Venezia, dove il nuovo Patriarca, Francesco Moraglia, ha fatto da pochi giorni il suo ingresso in laguna, e che difficilmente potrà venire escluso dalla nuova distribuzione. E Torino, il cui titolare, l’arcivescovo Cesare Nosiglia, è stato impedito finora dal fatto che il suo predecessore, Severino Poletto, è ancora membro votante del conclave. Esiste una regola non scritta che vuole che una diocesi non abbia più di un cardinale votante. Poletto compirà ottanta anni il 18 marzo dell’anno prossimo. Ma un rapido colpo d’occhio a livello mondiale dimostra che ci sono vuoti reali di rappresentatività. Non è ancora cardinale il Patriarca maronita libanese Bechara Rai, così come il suo collega Ignace Youssif III Younan di Antiochia dei Siri; mentre il Patriarca iracheno Delly (nato nel 1927) è già fuori del conclave, da cui quindi il Medio oriente sarebbe escluso. In Asia abbiamo le Filippine (arcivescovo di Manila è Luis Tagle, l’emerito Rosales compie 80 anni ad agosto); la Corea il cui cardinale arcivescovo di Seoul, Nicholas Jin-Suk ha 81 anni; e la Thailandia. Che ha un cardinale, Michael Kitbunchu, che però non può sedere in conclave (è del 1929), mentre il suo successore Francis Kovithavanji non è porporato. L’Australia e la Nuova Zelanda hanno solo George Pell; gli altri tre cardinali sono ultraottantenni, e l’arcivescovo di Wellington, John Atcherley Dew non ha la berretta. Guatemala, Nicaragua, Colombia e Canada non hanno cardinali residenziali; quello cileno, Erraruriz Ossa, compirà 80 anni l’anno prossimo, e il suo successore, il salesiano Riccardo Ezzati, nato in Italia, non è cardinale. Altrettanto carente la situazione in Africa, dove Costa d’Avorio, Uganda, Mozambico, Camerun e Angola non hanno cardinali votanti. In Europa non è cardinale il primate di Spagna e arcivescovo di Toledo, Braulia Rodrìguez Plaza; non hanno cardinali votanti la Slovacchia e la Lettonia, e in Gran Bretagna compie ottant’anni ad agosto Murphy O’Connor. Negli Stati Uniti la regola di cui abbiamo parlato impedirebbe, sempre che il Papa non decida altrimenti, di dare la porpora agli arcivescovi di Los Angeles, (Gomez) Philadelphia (Chaput), e Baltimora (Lori); non è cardinale l’arcivescovo di Detroit, Vigneron. E in Francia e Spagna due diocesi un tempo cardinalizie, Marsiglia e Siviglia, potrebbero sperare…

Marco Tosatti, Vatican Insider
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