lunedì 13 agosto 2012

Paolo Gabriele rinviato a giudizio per furto aggravato. A processo anche un dipendente della Segreteria di Stato.Requisitoria e sentenza di rinvio

Sono state pubblicate oggi la requisitoria e la sentenza relative alla fuga di documenti riservati vaticani. Il giudice istruttore Piero Antonio Bonnet, accogliendo le richieste del promotore di giustizia Nicola Picardi, ha rinviato a giudizio due persone: Paolo Gabriele (foto), aiutante di camera di Benedetto XVI, accusato di furto aggravato, e Claudio Sciarpelletti, dipendente della Segreteria di Stato, accusato di favoreggiamento aggravato. Sciarpelletti, 48 anni, è dipendente della Segreteria di Stato, arrestato il 25 maggio e poi posto in libertà provvisoria il giorno dopo previa cauzione e con l’obbligo di osservare alcune prescrizioni. Sciarpelletti ha avuto numerosi contatti con Gabriele e nella sua scrivania è stata rinvenuta una busta con materiale pubblicato dal giornalista Gianluigi Nuzzi. Il suo ruolo appare tuttavia marginale e sarà processato per favoreggiamento. Paolo Gabriele, dopo aver negato tutto durante un incontro della Famiglia pontificia, rispondendo in particolare ad una domanda specifica del segretario del Papa, mons. Georg Gaenwein, ha confessato, durante i successivi interrogatori, di aver fornito il materiale a Nuzzi, ma senza ricevere denaro o altri benefici. Ha motivato la sua azione, che sapeva bene essere illecita, col fatto di ritenere il Pontefice non correttamente informato di fronte al male e alla corruzione che lui vedeva nella Chiesa: era sicuro, ha affermato, che “uno shock, anche mediatico, avrebbe potuto essere salutare per riportare la Chiesa nel giusto binario”. In particolare si sentiva un “infiltrato” dello Spirito Santo. Durante le perquisizioni nella sua abitazione sono stati rinvenuti non solo documenti riservati in grande numero ma anche in assegno bancario di centomila euro intestato al Papa e proveniente dall’Università Cattolica San Antonio di Guadalupe, una pepita presunta d’oro, sempre indirizzata al Papa, e una traduzione dell’Eneide a cura di Annibal Caro stampata a Venezia nel 1581, anche questa un dono per il Papa. Da parte sua, si legge nella requisitoria del promotore di giustizia Nicola Picardi, Paolo Gabriele ha giustificato questa circostanza con il caos nel quale erano le sue cose. "Nella degenerazione del mio disordine è potuto capitare anche questo", ha detto. Il giudice istruttore gli ha, quindi, domandato se a lui venissero affidati anche i doni presentati al Santo Padre da portare poi in Ufficio. L'imputato ha risposto: "Sì. Ero l'incaricato di portare alcuni doni presso il magazzino e altri in Ufficio. Taluni di questi doni servivano per le pesche di beneficenza del Corpo della Gendarmeria, della Guardia Svizzera Pontificia e per altre beneficenze. Mi spiego ora perché una persona che si era fatta tramite di questo, mi chiese perché non era stato riscosso un assegno donato da alcune suore e ciò fu da me portato a conoscenza di mons. Alfred Xuereb. Mons. Gaenswein talvolta mi faceva omaggio di taluni doni fatti al Santo Padre". Riguardo al ritrovamento della copia antica dell'Eneide, Gabriele ha dichiarato in istruttoria: "Per quanto riguarda l'edizione dell'Eneide ricordo che avendo mio figlio cominciato lo studio di quel poema chiesi a mons. Gaenswein se potevo far vedere il libro al professore di mio figlio. Lui mi disse di sì e il libro rimase a casa mia in attesa di essere restituito". Gabriele è stato sottoposto a due perizie psichiatriche che hanno dato opposti risultati in merito alla sua libertà di intendere e volere. La prima guidata dal prof. Roberto Tatarelli dell’Università La Sapienza di Roma, che ritiene che i disturbi psichici emersi dalle perizie non aboliscano la coscienza e la libertà dei propri atti da parte dell’indagato, e la seconda dal prof. Tonino Cantelmi della Pontificia Università Gregoriana che ritiene il contrario. Sia Picardi che Bonnet hanno ritenuto plausibile la prima perizia. In particolare il prof. Tatarelli afferma che il Gabriele è “affetto da un’ideazione paranoide con sfondo di persecutorietà”: la sua personalità, sottolinea, è fragile e insicura e “si caratterizza anche per un profondo bisogno di ricevere attenzione e affetto da parte degli altri” e dunque può essere soggetta a manipolazioni. Tuttavia, secondo il prof. Tatarelli, queste condizioni non configurano “un disturbo di mente tale da abolire la coscienza e la libertà dei propri atti”. Per il prof. Cantelmi la personalità di Gabriele è “affetta da un’identità incompleta ed instabile, da suggestionabilità, da sentimenti di grandiosità, da alterata rigidità morale con un personale ideale di giustizia, nonché da un pervasivo bisogno di essere apprezzato e stimato”. Secondo il prof. Cantelmi “la deformazione dei processi ideativi del Gabriele” porta ad una incapacità d’intendere e di volere. Ma questa perizia non è stata condivisa dai giudici Bonnet e Picardi: di qui il rinvio a giudizio di Paolo Gabriele. Piero Bonnet, da parte sua, ha sottolineato che "le indagini, che non hanno ancora portato piena luce su tutte le articolate e intricate vicende che costituiscono l'oggetto complesso di questa istruzione, si sono dispiegate in varie direzioni" e ha disposto quindi "la parziale chiusura dell'istruttoria".

Radio Vaticana, LaPresse News

PROCEDIMENTO PENALE PRESSO IL TRIBUNALE DELLO STATO DELLA CITTÀ DEL VATICANO NEI CONFRONTI DEL SIGNOR PAOLO GABRIELE: REQUISITORIA DEL PROMOTORE DI GIUSTIZIA E SENTENZA DI RINVIO A GIUDIZIO PRONUNCIATA DAL GIUDICE ISTRUTTORE
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