Le suore statunitensi 'ribelli' concludono l'assemblea annuale scegliendo la strada del dialogo con Roma: occorrono dignità e rispetto reciproci

Dignità, o meglio, pari dignità. Questa, in sintesi, la settimana di St. Louis che ha visto riunite oltre 900 religiose alla guida di ordini e congregazioni americane che fanno capo alla LCWR, commissariata il 18 aprile dal Vaticano. Una dignità derivata dall’unico battesimo, ma che, quando si va nel concreto, nonostante tutti i documenti “Mulieris dignitatem” in testa e le dichiarazioni di principio, si scontra contro una concezione “maschile” della Chiesa, dura da accettare nel Terzo Millennio. E non solo dalle religiose. Nel loro comunicato stampa finale le suore chiedono l’avvio di un “dialogo aperto e sincero sulle questioni etiche che sfidano oggi la comunità globale” (“è tempo di sfide storiche per la Chiesa e le religiose”) con i vescovi della Commissione nominata dal Vaticano, anche se non mancano di esprimere “profondo disappunto nei confronti del Rapporto della CDF”. Ma tra le righe c’è anche il rapporto religiosi/vescovi, già regolato dal "Mutuae relationes" del 1978 a firma degli allora prefetti Baggio e Pironio, per i vescovi e religiosi, e ribadito dai superiori religiosi maschili nel loro sostegno alle suore, e qui la pari dignità è dato di fatto: i pastori non sono “come padroni dei fedeli loro affidati”; “padri, ma anche fratelli; maestri della fede, ma condiscepoli davanti a Cristo”. Vescovi “e” superiori religiosi (“grave errore sarebbe rendere indipendenti , e assai più grave opporre tra loro, la vita religiosa e la struttura ecclesiale” n.34). Le suore dichiarano di aver lavorato dando spazio all’ascolto, come nei mesi precedenti all’interno delle loro comunità, dove si chiedeva che la questione dei rapporti con Roma non assorbisse eccessivo tempo ai lavori in calendario, dedicati a come rispondere alle nuove sfide. “La teologia, l’ecclesiologia e la spiritualità del Vaticano II è a fondamento della vita religiosa, ma questa non deve essere scontata”. In linea con il MR, dove si afferma che “i profondi rivolgimenti di oggi chiedono un rinnovamento di molte attività pastorali e nuove forme apostoliche di servizio” (49), sono 6 le piste suggerite dalla presidente uscente Farrel: preghiera, profezia, scelta degli ultimi, comunione, non violenza, vivere e comunicare la speranza. Hanno quindi approvato una serie di mozioni, tra cui una da inviare al Congresso per regolare il tema dell’immigrazione (già evidenziato dai vescovi), penalizzata da norme restrittive in alcun i stati del sud. Tra le riflessioni anche la tratta degli esseri umani “persone cui hanno rubato la speranza”. Nel rinnovo delle cariche per il prossimo biennio la presidente eletta è Florence Deacon, francescana del Wisconsin, segretaria Barbara Blesse, domenicana di Springfield. Leadership Award alla teologa Sandra Schneiders, docente emerito alla Scuola teologica dei gesuiti a Berkeley, California. Palla ora al centro e via agli incontri – si comincia domenica - tra gli organi direttivi LCWR e i vescovi incaricati, senza pregiudizi. Alcuni già smontati nei giorni scorsi, come quello che darebbe l’associazione parallela delle suore, la CMSWR - sorta nel 1992 in rappresentanza del 20% e più tradizionalista – più florida in quanto a vocazioni: il dato non trova conferma nei numeri, hanno rilevato le sociologhe Johnson e Wittberg in un articolo pubblicato nell’ultimo numero della rivista dei gesuiti. “Il punto di partenza per noi sono le questioni dottrinali, bensì la vita religiosa nel quotidiano”, ha dichiarato sr Farrel ai giornalisti.

Maria Teresa Pontara Pederiva, Vatican Insider

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