Lettera di otto pagine dal segretario di 'Ecclesia Dei' Di Noia alla Fraternità San Pio X: le relazioni sono ancora aperte e piene di speranza, dibattere le questioni controverse con uno spirito di apertura

Nuova mossa della Santa Sede verso la Fraternità San Pio X: il vicepresidente della Pontificia Commissione "Ecclesia Dei" mons. Augustin Di Noia, nelle cui mani da pochi mesi Benedetto XVI ha affidato lo scottante dossier lefebvriano, ha scritto al vescovo Bernard Fellay. E attraverso di lui si è rivolto a tutti i sacerdoti della Fraternità, indicando un percorso per riannodare i fili di un dialogo interrotto dallo scorso giugno. Come si ricorderà, dopo anni di discussioni dottrinali, nel giugno 2012 la Congregazione per la Dottrina della Fede aveva consegnato al superiore lefebvriano un preambolo dottrinale approvato da Papa Ratzinger la cui sottoscrizione era premessa per l’accordo e la sistemazione canonica che avrebbe riportato la Fraternità alla piena comunione con Roma. La Santa Sede attendeva una risposta nel giro di alcune settimane. Ma la risposta non è mai arrivata. I lefebvriani hanno studiato la proposta vaticana, ci sono state tensioni interne, per cause preesistenti, che hanno portato all’espulsione di Richard Williamson, uno dei quattro vescovi ordinati da mons. Lefebvre nel 1988, tristemente famoso per le sue dichiarazioni negazioniste sulle camere a gas. Il cammino intrapreso è sembrato però interrotto, e le dichiarazioni dalle due parti non sono apparse concilianti: il nuovo prefetto della Congregazione per la dottrina della fede Gehrard Müller ha criticato in modo aspro le posizioni lefebvriane, mentre stanno facendo ancora discutere le controverse dichiarazioni di Fellay sui "nemici della Chiesa" che si sarebbero opposti all’accordo con Roma, tra i quali il vescovo lefebvriano ha inserito anche gli "ebrei". La mossa di Di Noia rappresenta una novità. L’arcivescovo statunitense, domenicano, è un teologo preparato e realista. Nella lettera che ha inviato a Fellay prima di Natale, chiedendo al superiore della San Pio X di farla arrivare a tutti i preti della Fraternità, Di Noia propone un metodo per riprendere il dialogo, compiendo così un ultimo tentativo di fronte allo stallo e a difficoltà che sembrano oggettivamente difficili da superare. Secondo l’autorevole vaticanista francese Jean Marie Guenois, l’ispiratore della missiva sarebbe lo stesso Benedetto XVI, che l’avrebbe riletta e autorizzata. Nella missiva, informa Guenois, si parla del forte desiderio di "superare le tensioni" esistenti. Nel documento, di otto pagine, vengono toccati tre punti essenziali: lo stato attuale dei rapporti, lo spirito di questi rapporti e il metodo per riprendere il dialogo interrotto. A proposito dell’interpretazione del Concilio Ecumenico Vaticano II, uno dei punti più controversi del dialogo, Di Noia ritiene che le relazioni siano ancora "aperte" e "piene di speranza", nonostante certe recenti dichiarazioni di parte lefebvriana. Il vicepresidente di "Ecclesia Dei" sancisce forse per la prima volta così autorevolmente l’esistenza, nei rapporti con la San Pio X, di un "impasse" di fondo e l’assenza di passi in avanti sull’interpretazione del Concilio. Nella seconda parte del documento si sottolinea l’importanza dell’unità della Chiesa e dunque la necessità di evitare "l’orgoglio, la collera, l’impazienza". Il "disaccordo su dei punti fondamentali" non deve escludere di dibattere delle questioni controverse con uno "spirito di apertura". Infine, la terza parte della lettera, propone due vie d’uscita per uscire dallo stallo attuale. La prima è il riconoscimento del carisma di mons. Lefebvre, e dell’opera da lui fondata, che era quello della "formazione di preti" e non quello della "retorica controproducente", né quello di "giudicare e correggere la teologia" o ancora di "correggere pubblicamente gli altri nella Chiesa". La seconda, presente nel documento "Donum Veritatis" pubblicato nel 1990 a proposito della dissidenza dei teologi progressisti – consiste nel considerare legittime, nella Chiesa Cattolica le "divergenze" teologiche, ricordando però che le obiezioni devono essere espresse internamente, non pubblicamente, per "stimolare il Magistero" a formulare meglio i suoi insegnamenti. E non devono dunque mai prendere la forma di un "magistero parallelo". A Roma ora di attende una risposta. Sperando che questa volta sia positiva.

Andrea Tornielli, Vatican Insider

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