martedì 29 gennaio 2013

Pasqua 2013. Oltre che evocare la tragedia della guerra e del fondamentalismo, la scelta di affidare i testi della Via Crucis al Colosseo ai giovani libanesi un modo per scommettere sulla sfida della trasmissione del messaggio cristiano a una generazione che anche a Beirut vive la sfida del confronto con la secolarizzazione

Saranno due giovani libanesi, sotto la guida del patriarca maronita Béchara Rai, a scrivere le meditazioni per la Via Crucis che come ogni anno il Papa presiederà al Colosseo la sera del Venerdì Santo. Da quando questo rito è stato reintrodotto da Paolo VI nel 1964, è la prima volta che la redazione dei testi della Via Crucis al Colosseo viene affidata ad alcuni giovani. Ed è significativo che questo avvenga proprio nell’anno in cui a luglio si celebrerà a Rio de Janeiro la Giornata Mondiale della Gioventù. In questo senso si può osservare anche una continuità con la scelta dell’anno scorso, quando in vista dell’Incontro Mondiale delle famiglie di Milano Benedetto XVI chiamò a questo compito una coppia di sposi, Anna Maria e Danilo Zanzucchi. Ovviamente, però, a colpire è soprattutto la scelta del Libano, dove il Papa si è recato nel settembre scorso per promulgare l’Esortazione Apostolica "Ecclesia in Medio Oriente". Proprio l’incontro con i giovani sul prato davanti al patriarcato maronita di Bkerké fu uno dei momenti più significativi di quel viaggio. Tra i presenti c’erano anche dei giovani cristiani giunti dalla Siria, a cui Benedetto XVI disse: "Dite a casa vostra, ai familiari e agli amici, che il Papa non vi dimentica. Dite attorno a voi che il Papa è triste a causa delle vostre sofferenze e dei vostri lutti. Egli non dimentica la Siria nelle sue preghiere e nelle sue preoccupazioni. Non dimentica i mediorientali che soffrono. È tempo che musulmani e cristiani si uniscano per mettere fine alla violenza e alle guerre". È facile immaginare, dunque, che l’eco di questo Calvario di oggi sarà presente anche nei testi che i due giovani libanesi (di cui ancora non si conosce l’identità) stanno preparando insieme al card. Béchara Rai. Lo stesso Paese dei Cedri, del resto, vive di riflesso le lotte di Damasco, sia per via dei suoi equilibri politici sempre fragili sia per via delle ormai centinaia di migliaia di profughi siriani in fuga dalla guerra giunti entro i suoi confini. Oltre che evocare la tragedia della guerra e del fondamentalismo, però, la scelta di affidare la Via Crucis dell’Anno della fede ai giovani libanesi sembra anche un modo per scommettere sulla sfida della trasmissione del cuore del messaggio cristiano a una generazione che anche a Beirut oggi vive la sfida del confronto con la secolarizzazione. Non a caso, proprio nel discorso tenuto a Bkerké, il Papa aveva invitato i giovani libanesi a non scegliere, di fronte alle frustrazioni presenti, la via della fuga "in mondi paralleli come quelli delle droghe di ogni tipo, o la tristezza della pornografia". E alla generazione dei social network aveva chiesto di sviluppare "iniziative che diano senso e radici alla vostra esistenza, contrastando la superficialità e il facile consumismo".

Giorgio Bernardelli, Vatican Insider
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