Agorà dei giovani 2009. La Croce della GMG nelle tendopoli dell'Abruzzo: Cristo ci insegni che il dolore e la passione sono preludio alla resurrezione

Con la consegna ai giovani aquilani davanti alle macerie della Casa dello Studente è iniziato sabato pomeriggio il cammino della Croce della GMG in Abruzzo. Da questo luogo, divenuto uno dei simboli della tragedia del terremoto, i giovani con in testa il caschetto e la Croce sulla spalle si sono messi in marcia, lungo via XX Settembre, verso il campo di Piazza d’Armi. Un momento di comunione tra giovani provenienti da differenti città e nazioni - nel gruppo anche giovani da Austria, Francia e Rwanda – ma anche un’occasione di incontro per gli stessi aquilani molti dei quali non si vedevano dalla notte del 6 aprile. Ad accoglierla all’ingresso della più grande delle 170 tendopoli presenti nell’aquilano, era un gruppo di persone tra cui molti volontari. Alcuni giovani del campo hanno ricevuto la Croce portandola fino alla cappella allestita nel cuore della tendopoli dai frati cappuccini. “Come si fa a parlare di Croce in una tendopoli – ha detto il celebrante – di fronte a persone che hanno perso tutto. L’unica cosa che possiamo fare è rimanere in silenzio a stare sotto la croce come Maria e Giovanni. Senza scappare, senza avere paura ma stando lì a codividere la passione, preludio alla risurrezione”. Da mons. Giuseppe Molinari,arcivescovo de L’Aquila, è venuto un invito “a leggere la propria vita e, soprattutto, la sofferenza di questi momenti, alla luce della Croce” non dimenticandosi mai come “Cristo ci insegni che il dolore e la passione siano preludio alla resurrezione”. Un “pellegrinaggio di speranza” l’ha definito Padre Eric Jacquinet, del Centro San Lorenzo, che rivolgendosi ai giovani ha spiegato: “siamo qui a chiedere al Signore una speranza nuova per i giovani aquilani ma anche per tutti noi, perché questo possa essere l’inizio di una vita nuova”. “In questo momento potremmo pensare – ha spiegato don Dino Ingrao, responsabile diocesano della Pastorale Giovanile – che questa sia una croce di troppo, di cui non abbiamo bisogno perché dal 6 aprile la portiamo già con noi tutti i giorni. Vi dico che non è così perché la Croce non viene ad appesantirci di ulteriore dolore o fatica ma a darci la fiducia e il coraggio di cui abbiamo bisogno oggi più che mai”. La Croce ha proseguito poi la sua marcia tra le tende fino alla fine del campo dove nel tendone utilizzato come scuola e chiesa è stata celebrata la Messa. La giornata si è chiusa con la veglia di Pentecoste, organizzata dalla pastorale giovanile diocesana e dai frati cappuccini. L’incontro si è concluso con un gesto: tutti i presenti si sono avvicinanti alla Croce poggiando per alcuni secondi la testa sul legno, come hanno fatto in questi 25 anni milioni di giovani sparsi nei cinque continenti. Il cammino della Croce continuerà fino a domani quandosarà portata al Santuario di San Gabriele dell'Addolorata, a Isola del Gran Sasso, per la chiusura dell'Agorà dei giovani della Regione ecclesiastica abruzzese-molisana.

SIR

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