Il Vaticano pronto a lasciare la gestione dell'Ospedale San Raffaele davanti ad altre proposte. Il Papa aveva chiesto una presenza limitata nel tempo

Lo scorso settembre, dopo un incontro con il Papa al quale aveva partecipato anche il card. Angelo Bagnasco, presidente della CEI, il Segretario di Stato Tarcisio Bertone (foto) si era impegnato con Benedetto XVI a far durare non più di sei mesi la presenza della cordata vaticana nella gestione del San Raffaele, l’ospedale milanese fondato dal prete-imprenditore Luigi Verzè che è a rischio fallimento per aver accumulato un miliardo e mezzo di debiti. E lunedì quell’impegno, mai fino ad ora confermato, ha trovato eco nelle parole di Giuseppe Profiti, il manager della sanità di fiducia del card. Bertone, che da qualche mese presiede il Cda del San Raffaele. Profiti ha confermato che se nelle prossime settimane, la scadenza è il 30 gennaio, si faranno avanti altre proposte per il salvataggio dell’ospedale, la Santa Sede è pronta a ritirarsi: "Nel caso in cui l’interesse manifestato dai gruppi Rotelli e Humanitas diventasse concreto – ha detto il manager – il Vaticano potrebbe anche uscire". Profiti ha detto ai giornalisti che la "missione" della cordata vaticana era quella di salvare il San Raffaele, anche se in realtà il progetto messo a punto dagli uomini di Bertone era quello di acquisirlo e di gestirlo, mettendolo in rete con altri ospedali legati alla Santa Sede e guidati da uomini di fiducia del cardinale Segretario di Stato, come la Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo e il Bambin Gesù di Roma. "La nostra missione - ha spiegato Profiti a margine della visita di Bertone al Bambin Gesù – era salvare un grande gruppo impegnato nella sanità per il bene del Paese. E questo risultato lo abbiamo raggiunto". "Ben vengano dunque nuove offerte per il San Raffaele – ha aggiunto Profiti – Noi riconsidereremo la nostra presenza se ci fosse chi arriva con un nuovo impegno finanziario in grado di garantire la struttura. L’importante è salvarne patrimonio e competenze". "Sia il gruppo Humanitas, sia quello riconducibile a Rotelli - ha confermato il manager - hanno fatto formale richiesta di prendere visione della documentazione disponibile per presentare l’eventuale offerta migliorativa di quella presente". Anche se all’inizio dell’anno si era parlato di un interesse di Rotelli, in realtà non c’erano stati reali impegni di carattere economico. Ora il manager delle cliniche milanesi potrebbe fare un’offerta migliorativa e in quel caso, di fronte ai creditori, potrebbe avere la meglio. Ciò che colpisce è il dietro-front rappresentato dalle parole di Profiti. Fino a questo momento infatti l’intento della cordata vaticana, alla quale partecipava anche l’imprenditore genovese Malacalza, era quella di prendere in gestione l’ospedale d’eccellenza. Nelle ultime settimane la pubblicazione di intercettazioni e documenti hanno messo sempre più in cattiva luce la gestione precedente che ha creato la voragine del debito. A pesare però non sono le ombre, sempre più inquietanti, del passato, in luglio si era suicidato Mario Cal, il braccio destro di don Verzè, quanto piuttosto la preoccupazione espressa da diversi cardinali al Papa a proposito dell’importante impegno finanziario che avrebbe coinvolto lo Ior, l’Istituto per le Opere di Religione presieduto da Ettore Gotti Tedeschi. Sia la presidenza della CEI, sia il nuovo arcivescovo di Milano Angelo Scola, consideravano un azzardo l’ingresso della Santa Sede nella gestione dell’ospedale. Il Pontefice aveva dunque chiesto e ottenuto che la presenza della cordata vaticana fosse limitata nel tempo nell’attesa dell’ingresso di nuovi soci. Se Rotelli o Humanitas faranno una proposta adeguata e migliorativa, Profiti, Gotti Tedeschi e Malacalza usciranno dal Cda del San Raffaele.

Andrea Tornielli, Vatican Insider

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