Il carisma paolino, la chiave per leggere gli eventi tristi e le pochezze umane che nel pontificato di Benedetto XVI sono emerse con forza nei media

Nonostante tutto la Chiesa non è in crisi. Anzi. E l’uomo forse mai come oggi può trovare le risposte alle domande di sempre proprio nella Chiesa. C’è luce nella vita della Chiesa che segue la Voce che sola ed unica spiega lo scandalo del non conformismo. Benedetto XVI lo sta dicendo in molte occasioni mentre qualcuno cerca di oscurare un momento della vita della Chiesa che invece brilla. Contrariamente alla “opinione pubblicata” la Chiesa, e il Papa, seguono la scuola di Paolo di Tarso che nella Seconda Lettera ai Corinzi parla dell’“inviato di Satana” mandato a “schiaffeggiarmi” e del Signore che risponde alla richiesta di aiuto del suo apostolo dicendo: “Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza”. La chiave per leggere gli eventi tristi e le pochezze umane che nel Pontificato di Benedetto XVI sono emerse con forza nei mezzi di informazione potrebbe essere questa. Perché a dispetto di chi crede ancora di condizionare il pensiero comune, l’uomo sa pensare molto bene da solo. Più certa stampa vomita veleno sulla Chiesa, il Papa, i cattolici, il Vaticano, e più il “piccolo gregge”, segue e ama essere Chiesa, è vicino al Papa, lo sostiene, lo incoraggia. Nel Pontificato di Benedetto XVI abbiamo visto il paradosso paolino diventare vivo davanti ai nostri occhi. Lo scandalo, il dolore per la scoperta dell’infedeltà di alcuni dei suoi ministri, il progressivo “analfabetismo di ritorno” nella conoscenza dei principi della fede, hanno dato l’opportunità a Benedetto XVI di mettere in pratica il ressourcement che il Concilio Vaticano II auspicava. Così da ogni crisi è nata una nuova forza. Così l’energia sprigionata dal pontificato di Giovanni Paolo II, che pure ebbe molti avversari e avversità, viene lentamente, ma decisamente imbrigliata e come un corso d’acqua prima torrenziale, diventa un quieto canale navigabile per la barca di Pietro.Chi oggi si diverte ad usare la religione, la Chiesa e anche il Vaticano e la Santa Sede come facile bersaglio per un’informazione “usa e getta”, forse non sa che così rafforza gli animi e aiuta l’opera di Colui che con il ventilabro separerà la pula dal grano. L’uomo può essere molto meschino, ma questo non lo allontana dalla verità se riconosce di esserlo. Questo ci ricorda Benedetto XVI insieme alla Chiesa. Che poi l’uomo con la sua pochezza sia chiamato a grandi compiti e debba affrontarli ogni giorno è la sfida che ogni cristiano affronta. Lo fanno i genitori, lo fanno i sacerdoti, lo fanno i religiosi, lo fanno le famiglie, lo fanno i vescovi e i cardinali e lo fa il Papa. Governare la Chiesa non è come dirigere una multinazionale. Non si segue la logica del profitto e dell’ efficenza, si segue la verità della misericordia. E gestire la Curia è una delle grandi sfide, dei grandi pesi, che un Papa deve portare, che rende la strada per la sua santificazione personale irta di ostacoli. Benedetto ha scelto di farlo sapendo che essendo debole che si è forti.Perché la fede non è una scelta morale, non è una tessera di un club, ma è l’incontro con una Persona. Di scandali, meschinità, ed errori è costellata la strada dell’umanità che cammina verso la santità. Ma, come diceva Agostino, è meglio inciampare su quel cammino che andare spediti sulla via che porta lontano da Te.

Angela Ambrogetti, Korazym.org

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