Il Papa: siate fermento nella società, cristiani presenti, intraprendenti e coerenti. Siate attenti e solidali verso i bisognosi, difendete la vita

“Oggi mi accoglie un’antica Chiesa, esperta di relazioni e benemerita per l’impegno nei secoli di costruire la città dell’uomo a immagine della Città di Dio”, ha detto Benedetto XVI, nell’omelia della Messa celebrato al Prato di Arezzo. “In terra di Toscana – ha proseguito -, la comunità aretina si è infatti distinta molte volte nella storia per il senso di libertà e la capacità di dialogo tra componenti sociali diverse. Venendo per la prima volta fra di voi, il mio augurio è che la città sappia sempre far fruttificare questa preziosa eredità”. Il Papa ha ricordato le “molteplici espressioni della fede cristiana” che nei secoli passati hanno arricchito ed animato la Chiesa di Arezzo, “tra cui la più alta è quella dei Santi”. Tra questi, San Donato, Patrono della città, “la cui testimonianza di vita, che affascinò la cristianità del Medioevo, è ancora attuale”; San Pier Damiani, “che da mille anni, offre la sua ricchezza spirituale a questa Chiesa diocesana e a quella universale" e il Beato Gregorio X, che "sostenuto dalla luce che veniva dai nascenti Ordini Mendicanti, da teologi e Santi, tra cui San Tommaso d’Aquino e San Bonaventura da Bagnoregio, si misurò con i grandi problemi del suo tempo: la riforma della Chiesa; la ricomposizione dello scisma con l’Oriente cristiano, che tentò di realizzare con il Concilio di Lione; l'attenzione per la Terra Santa; la pace e le relazioni tra i popoli - egli fu il primo in Occidente ad avere uno scambio di ambasciatori con il Kublai Khan della Cina". Un’importante tradizione, quindi, che, secondo il Papa, deve essere una spinta a diventare “autentici testimoni dell’amore di Dio verso tutti”. Tuttavia, la nostra debolezza, ci limita nel compiere questa missione: “Come possiamo portare questo amore?” ha domandato infatti il Santo Padre. La risposta è di San Giovanni quando, nella seconda Lettura di oggi, ci dice che “la liberazione dal peccato e dalle sue conseguenze non è nostra iniziativa, è di Dio”. “Non siamo stati noi ad amare Lui – ha aggiunto il Papa - ma è Lui che ha amato noi e preso su di sé il nostro peccato, lavandolo con il sangue di Cristo”. Lo conferma anche il Vangelo, in cui risuona l’invito del Signore "Vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga". Una parola rivolta in modo specifico agli Apostoli, ma “che riguarda tutti i discepoli di Gesù” e diventa una chiamata vocazionale per la Chiesa intera. Noi tutti, ha sottolineato infatti il Santo Padre, “siamo inviati nel mondo per portare il Vangelo e la salvezza”. Per farlo, Dio, chiama a “molteplici ministeri” come: il sacerdozio ministeriale, la vita consacrata o coniugale, l’impegno nel mondo e via dicendo. " Conosco l’impegno della vostra Chiesa nel promuovere la vita cristiana. Siate fermento nella società, siate cristiani presenti, intraprendenti e coerenti. La città di Arezzo riassume, nella sua storia plurimillenaria, espressioni significative di culture e di valori. Tra i tesori della vostra tradizione, c’è la fierezza di un’identità cristiana, testimoniata da tanti segni e da devozioni radicate, come quella per la Madonna del Conforto". “Questa terra, dove nacquero grandi personalità del Rinascimento, da Petrarca a Vasari, ha avuto parte attiva nell’affermazione di quella concezione dell’uomo che ha inciso sulla storia d’Europa, facendo forza sui valori cristiani”. In tempi anche recenti, “appartiene al patrimonio ideale della città quanto alcuni tra i suoi figli migliori, nella ricerca universitaria e nelle sedi istituzionali, hanno saputo elaborare sul concetto stesso di civitas, declinando l’ideale cristiano dell’età comunale nelle categorie del nostro tempo”. Nel contesto della Chiesa in Italia, “dobbiamo chiederci, soprattutto nella Regione che è patria del Rinascimento, quale visione dell’uomo siamo in grado di proporre alle nuove generazioni. La Parola di Dio che abbiamo ascoltato è un forte invito a vivere l’amore di Dio verso tutti, e la cultura di queste terre ha, tra i suoi valori distintivi, la solidarietà, l’attenzione ai più deboli, il rispetto della dignità di ciascuno. L'accoglienza, che anche in tempi recenti avete saputo dare a quanti sono venuti in cerca di libertà e di lavoro, è ben nota. Essere solidali con i poveri è riconoscere il progetto di Dio Creatore, che ha fatto di tutti una sola famiglia”. “Certo – ha evidenziato il Santo Padre -, anche la vostra Provincia è fortemente provata dalla crisi economica. La complessità dei problemi rende difficile individuare le soluzioni più rapide ed efficaci per uscire dalla situazione presente, che colpisce specialmente le fasce più deboli e preoccupa non poco i giovani”. L’attenzione agli altri, fin da secoli remoti, ha mosso la Chiesa “a farsi concretamente solidale con chi è nel bisogno, condividendo risorse, promuovendo stili di vita più essenziali, contrastando la cultura dell’effimero, che ha illuso molti, determinando una profonda crisi spirituale”. Di qui l’invito: “Questa Chiesa diocesana, arricchita dalla testimonianza luminosa del Poverello di Assisi, continui ad essere attenta e solidale verso chi si trova nel bisogno, ma sappia anche educare al superamento di logiche puramente materialistiche, che spesso segnano il nostro tempo, e finiscono per annebbiare proprio il senso della solidarietà e della carità”. “Testimoniare l’amore di Dio nell’attenzione agli ultimi – ha precisato Benedetto XVI - si coniuga anche con la difesa della vita, dal suo primo sorgere al suo termine naturale. Nella vostra Regione l’assicurare a tutti dignità, salute e diritti fondamentali viene giustamente sentito come un bene irrinunciabile. La difesa della famiglia, attraverso leggi giuste e capaci di tutelare anche i più deboli, costituisca sempre un punto importante per mantenere un tessuto sociale solido e offrire prospettive di speranza per il futuro”. Perciò, “anche oggi continui l’impegno per promuovere una città dal volto sempre più umano”. In questo, “la Chiesa offre il suo contributo perché l’amore di Dio sia sempre accompagnato da quello del prossimo. Vi guidi in questo il luminoso esempio dei vostri Santi e la tradizione del vostro popolo, con il sostegno della Madonna del Conforto".

SIR, AsiaNews, Zenit

VISITA PASTORALE AD AREZZO, LA VERNA E SANSEPOLCRO (13 MAGGIO 2012) - I - il testo integrale dell'omelia del Papa

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