Il Papa: dobbiamo chiedere con insistenza a Dio una fede più salda, perché rinnovi la nostra vita, una ferma fiducia nel suo amore che non abbandona

A mezzogiorno il Santo Padre Benedetto XVI si è affacciato alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro. Nell’odierna domenica, ha ricordato il Papa “l’evangelista Marco ci presenta il racconto di due guarigioni miracolose che Gesù compie in favore di due donne: la figlia di uno dei capi della Sinagoga, di nome Giàiro, ed una donna che soffriva di emorragia”. "Sono due episodi - ha spiegato - in cui sono presenti due livelli di lettura; quello puramente fisico: Gesù si china sulla sofferenza umana e guarisce il corpo; e quello spirituale: Gesù è venuto a guarire il cuore dell'uomo, a donare la salvezza e chiede la fede in Lui". Nel primo episodio, infatti, “alla notizia che la figlioletta di Giàiro è morta, Gesù dice al capo della Sinagoga: ‘Non temere, soltanto abbi fede!’, lo prende con sé dove stava la bambina ed esclama: ‘Fanciulla, io ti dico: alzati!’. Ed essa si alzò e si mise a camminare”. Il Santo Padre ha quindi ripreso un commento di San Girolamo a queste parole, nel quale sottolineando la potenza salvifica di Gesù: “Fanciulla, alzati per me: non per merito tuo, ma per la mia grazia. Alzati dunque per me: il fatto di essere guarita non è dipeso dalle tue virtù”. Il secondo episodio, quello della donna affetta da emorragie, “mette nuovamente in evidenza come Gesù sia venuto a liberare l’essere umano nella sua totalità”. Infatti, “il miracolo si svolge in due fasi: prima avviene la guarigione fisica, ma questa è strettamente legata alla guarigione più profonda, quella che dona la grazia di Dio a chi si apre a Lui con fede. Gesù dice alla donna: ‘Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male!’”. "Questi due racconti di guarigione - ha spiegato il Papa - sono per noi un invito a superare una visione puramente orizzontale e materialista della vita". "A Dio - ha aggiunto - noi chiediamo tante guarigioni da problemi, da necessità concrete, ed è giusto, ma quello che dobbiamo chiedere con insistenza è una fede sempre più salda, perché il Signore rinnovi la nostra vita, e una ferma fiducia nel suo amore, nella sua provvidenza che non ci abbandona". “Gesù che si fa attento alla sofferenza umana – ha affermato il Papa - ci fa pensare anche a tutti coloro che aiutano gli ammalati a portare la loro croce, in particolare i medici, gli operatori sanitari e quanti assicurano l’assistenza religiosa nelle case di cura”. Essi sono “riserve di amore”, che recano “serenità e speranza ai sofferenti”. “Nell’Enciclica ‘Deus caritas est’ – ha aggiunto - osservavo che, in questo prezioso servizio, occorre innanzitutto la competenza professionale - essa è una prima fondamentale necessità - ma questa da sola non basta. Si tratta, infatti, di esseri umani, che hanno bisogno di umanità e dell'attenzione del cuore”. Perciò, oltre alla preparazione professionale, “a tali operatori è necessaria anche, e soprattutto, la ‘formazione del cuore’: occorre condurli a quell'incontro con Dio in Cristo che susciti in loro l'amore e apra il loro animo all'altro”. Di qui l’invito: “Chiediamo alla Vergine Maria di accompagnare il nostro cammino di fede e il nostro impegno di amore concreto specialmente verso chi è nel bisogno, mentre invochiamo la sua materna intercessione per i nostri fratelli che vivono una sofferenza nel corpo o nello spirito”.

SIR, TMNews

LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS

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