Il Papa in Libano. Patriarca Rai: in questi giorni di attesa e preparazione siamo testimoni di amore e verità nel Paese e in tutta la regione

Il Patriarca maronita Bechara Rai (foto) ha invitato tutti i libanesi a far sì che le loro divisioni interne non mettano in crisi la qualità dell'accoglienza da riservare a Benedetto XVI, durante il suo viaggio in Libano dal 14 al 16 settembre. Proprio ieri, all'Angelus, il Pontefice ha confermato in modo indiretto il suo viaggio in Libano per firmare e diffondere il testo dell'Esortazione Apostolica a seguito del Sinodo delle Chiese del Medio oriente, tenutosi in Vaticano nell'ottobre 2010. Nel corso di una visita pastorale alla regione del Monte Libano, il Patriarca ha detto: "Ci prepariamo a ricevere in Libano il Papa Benedetto XVI. Riceviamolo con il nostro tipico senso di ospitalità. Viviamo un tempo privilegiato in cui il Libano ha un importate ruolo da giocare. Non è un caso che il Papa venga in Libano e da questa terra lanci il messaggio all'Oriente. Non accettiamo che questo ruolo sia compromesso dalle nostre divisioni e divergenze, dalle nostre crisi economiche e sociali... Il Papa sarà con noi per i cristiani d'Oriente; il documento che egli firmerà qui da noi è più di un documento: è ciò che lo Spirito dice alle Chiese in questo tempo che viviamo. È l'annunciatore di una nuova primavera per la Chiesa e custodisce il principio vitale di una primavera araba". Il Patriarca ha anche deplorato che la lezione della lunga guerra in Libano (1975-1990) non sia servita a nulla per la Siria: "Che almeno i libanesi - ha aggiunto - conservino le lezioni del proprio passato". Il Patriarca Rai ha poi abbozzato un quadro preoccupante dello stato delle relazioni sociali e politiche in Libano. Egli è testimone "della durezza dei cuori", del fatto che "la menzogna e l'ipocrisia inquinano le relazioni", della "profondità dell'odio che si portano uomini e donne, con espressioni che scoppiano al minimo pretesto". Constatando le divisioni che vi sono nel mondo arabo, egli ha aggiunto che tale mondo "ha bisogno dei cristiani del Libano e del mondo arabo", dei cristiani che a suo parere "non sono né una minoranza, né degli ospiti di passaggio..., dei cristiani che portano il messaggio del Vangelo della pace, che è nato in questa parte del mondo a cui noi abbiamo l'onore di appartenere". "In questi giorni di attesa e preparazione - ha concluso - siamo testimoni di amore e verità in Libano e in tutta la regione; è la nostra missione in tutte le circostanze difficili che abbiamo conosciuto fin dal 1975: che sia tracciata una strada di giustizia nel deserto dell'oppressione; una strada d'amore nel deserto dell'odio; una strada di verità nel deserto della menzogna; una strada di umiltà nel deserto dell'orgoglio".

Fady Noun, AsiaNews

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