sabato 13 ottobre 2012

Mons. Twal: la nuova evangelizzazione per essere moderna ed efficace deve ripartire da Gerusalemme, dalla prima comunità cristiana ancorata sulla persona di Cristo, avendo una causa per la quale era disposta ad affrontare ogni sacrificio e il dono della vita stessa

Per essere moderna ed efficace, la nuova evangelizzazione deve ripartire da Gerusalemme, dalla Terra Santa, memoria collettiva vivente della storia di Gesù: si è parlato anche di questo nei lavori odierni del Sinodo, durante la nona Congregazione generale per la continuazione degli interventi in aula dei Padri sinodali. A sottolineare l’importanza dei pellegrinaggi in Terra Santa come occasione per rafforzare la fede è stato mons. Fouad Twal, patriarca di Gerusalemme dei Latini e presidente della Conferenza dei vescovi latini nelle Regioni arabiche. “Il pellegrinaggio ai Luoghi Santi, e alle ‘pietre vive’ è un mezzo eccellente per ravvivare la nostra fede e quella del pellegrino, conoscendo meglio il quadro culturale, storico e geografico dove sono nati i misteri in cui crediamo, occasione di incontro personale e incarnato con la persona di Gesù”, ha affermato mons. Twal. “I cristiani di Terra Santa – ha aggiunto - sono i discendenti diretti della primissima comunità cristiana”, è “la memoria collettiva vivente della storia di Gesù”. Per il patriarca, la visita ai luoghi santi, “dovutamente preparata e guidata dalla lettura della Parola di Dio”, e l’incontro con la comunità “possono fortificare i credenti di poca fede e far rinascere la fede in chi era morta”. Soprattutto “in questo tempo in cui i Luoghi Santi vengono talvolta offesi e aggrediti, la presenza dei pellegrini è una vera testimonianza di fede e di comunione con la nostra Chiesa del Calvario. Abbiamo bisogno di voi, delle vostre preghiere e della vostra solidarietà! Là dove gli apostoli hanno gridato a Gesù ‘accresci lo nostra fede’, venite anche voi, carissimi confratelli vescovi con i vostri sacerdoti, seminaristi e comunità, a chiedere al Signore la fede e la pace che ci manca”, è stato l’appello di mons. Twal. “Ritengo urgente la necessità che la nostra fede sia uno stile di vita che avvicina agli altri – ha aggiunto il patriarca latino di Gerusalemme -. Dobbiamo cambiare una certa mentalità negativa, che vede nella fede un’appartenenza a una fazione sociologica che spinge alla militanza e alla violenza. La vera fede aiuta a sentirci più figli di Dio e dunque più fratelli verso gli altri, anche a costo della croce e del sangue”. Perciò, “la nuova evangelizzazione per essere moderna ed efficace deve ripartire da Gerusalemme: ripartire dalla prima comunità cristiana ancorata sulla persona di Cristo, avendo una causa per la quale era disposta ad affrontare ogni sacrificio e il dono della vita stessa”. “Le nostre comunità – ha concluso mons. Twal - sono minoritarie in mezzo a credenti diversi. Le circostanze le hanno spinte a chiudersi, preoccupate di difendersi, sensibili ai propri diritti, attente ai loro luoghi e al loro rito. Comunità introverse e paurose. Per molti la fede è un fatto ereditario e sociale, quando invece dovrebbe essere più personale e impegnativa. Non si tratta di sopravvivere ma di sfondare e comunicare”.

SIR

Intervento di mons. Fouad TWAL, Patriarca di Gerusalemme dei Latini, Presidente della Conferenza dei vescovi Lltini nelle Regioni Arabiche
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