Ricordi, speranze e desideri nelle testimonianze dei partecipanti alla fiaccolata: in un periodo in cui si mette tutto in discussione è importante tornare all'essenziale, alle radici della fede

Ricordi, speranze e desideri nelle parole e nelle testimonianze di chi ha partecipato alla fiaccolata organizzata dall’Azione Cattolica e dalla diocesi di Roma nel giorno dell’apertura dell’Anno della fede. A cinquant’anni dall’inizio del Concilio Vaticano II, e dal celeberrimo “Discorso alla luna” di Giovanni XXIII, giovani, e meno giovani, famiglie, gruppi e pellegrini di tutta Italia, si sono ritrovati sotto Castel Sant’Angelo per camminare verso Piazza San Pietro, in un momento di comunione e preghiera. "Siamo venuti a ricevere la benedizione del Papa - dichiara Fabrizio, neocatecumenale della parrocchia di Sant’Alberto Magno – e a chiedere l’aiuto dello Spirito Santo per portare avanti l’impegno concreto dell’evangelizzazione, a cui siamo chiamati". Un impegno che chiama a riscoprire i testi del Concilio, e il Catechismo, come sottolinea Umberto, presente con un gruppo di amici: "Siamo qui per testimoniare alla città che la fede non è morta – commenta –. In un periodo in cui si mette tutto in discussione è importante tornare all'essenziale, alle radici della fede". L’inizio dell’Anno della fede "risponde alle esigenze dell’uomo disincantato di oggi, che ha sete di rinnovamento per uscire dalla crisi", osserva Antonella, della parrocchia dei Protomartiri, mentre Gabriele, seminarista del Maggiore, ricorda l’eredità che il Concilio ha lasciato, quel "messaggio di profonda comunione tra sacerdoti e laici, e di apertura all’uomo, senza riserve e senza giudizio, segno di novità in continuità con la storia della Chiesa". In tanti rivivono le emozioni di cinquanta anni fa: Bruno, che all’epoca aveva 14 anni, alla fiaccolata con moglie e figli; Giuseppina di Tivoli, da sempre in Azione Cattolica, che quella sera alla parole di Giovanni XXIII pianse. Ancora, suor Adriana, della Congregazione Figlie di Cristo Re: "Ero una delle bambine che aspettava a casa la carezza del Papa – ricorda –: è importante partecipare a questa giornata in cui la Chiesa si prende per mano, ricorda e riparte". Miranda, della parrocchia di Santa Silvia, nel 1962 aveva 20 anni, ed era a San Pietro. "Stasera torno qui - dichiara, ricordando commossa quella serata - e mi sento giovane come allora, e come allora piena di fede e speranza". Le ha fatto eco Marianna, della parrocchia di San Luigi Gonzaga, che era piccolissima quando il padre comprò la televisione per vedere il papa che apriva il Concilio. "Sono molto contenta di esserci – afferma -: la Chiesa mi ha dato tantissimo in questi anni, e ci chiama a collaborare per tirare fuori le grazie immense del Concilio ancora nascoste". Mentre le immagini in bianco e nero di San Pietro illuminata dalla fiaccole scorrono sui maxischermi, Carla, parrocchiana di Santa Maria madre della Speranza, non nasconde l’emozione: "Lasciai a casa marito e figlio, e venni qui – ha raccontato -; oggi dopo cinquanta anni ci sono ancora: che gioia, che regalo risentire le parole del Papa". La piazza illuminata come allora, e Benedetto XVI che riprende il discorso di Giovanni XXIII: parole che segnano la continuità con il passato, e che danno slancio per essere testimoni del nostro tempo, come sottolinea Luca, del movimento dei Focolari: "Parlare di fede oggi vuol dire dare una risposta in questi tempi difficili. È una sfida che affrontiamo con coraggio perché, come ci ha insegnato Giovanni Paolo II, non dobbiamo avere paura".

Maria Elena Rosati, RomaSette

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