Settima Congregazione generale. L'appello per la Nigeria: la religione non sia strumentalizzata. Negli interventi il sacerdozio, il rapporto tra scienza e fede e l'emergenza educativa

Questa mattina alle 9.00, con il canto dell’Ora Terza, è iniziata la settima Congregazione generale, per la continuazione degli interventi in Aula sul tema sinodale "La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana". Presidente delegato di turno il card. Francisco Robles Ortega, arcivescovo di Guadalajara in Messico. In apertura di Congregazione, il segretario generale del Sinodo dei Vescovi, mons. Nikola Eterovic, ha espresso, a nome dei Padri sinodali e degli altri partecipanti, la vicinanza, la simpatia e la partecipazione alla premura della Conferenza Episcopale di Nigeria nel trovare una via del dialogo, per promuovere la pace nella giustizia, in relazione ai disordini che generano violenza nel Paese, soprattutto nella parte nord. Nelle parole del segretario generale la preghiera affinché le religioni non vengano sfruttate e manipolate per gli scopi di gruppi e partiti, ma siano fattore di intesa, di collaborazione e di pace. A questa Congregazione generale che si è conclusa alle 12.05 con la preghiera dell’Angelus Domini erano presenti 252 Padri.
Nella prima parte della Congregazione il card. Robert Sarah, presidente del Pontificio Consiglio "Cor Unum", ha ricordato che fede e carità sono legate indissolubilmente tra loro. Infatti, dalla testimonianza della carità nascono le conversioni. Da qui il richiamo del cardinale a valorizzare maggiormente le testimonianze di carità per la nuova evangelizzazione. L’accento è stato poi posto sui crocevia che l’evangelizzazione non può evitare. Ne ha parlato il card. Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura. Il primo, ha fatto notare, è quello del linguaggio. Strettamente legato il tema della secolarizzazione che tuttavia, ha detto il porporato, non riesce a eliminare la domanda religiosa e l’etica naturale. Il cardinale ha quindi invitato a portare avanti il dialogo con la scienza evitando l’arroganza e ogni possibile confusione. Altro rischio su cui è stata richiamata l’attenzione dei sinodali è stato quello di cedere alla tentazione di "ridurre l’essenziale specificità del ministero ordinato" nell’opera di annuncio, ha detto il card. Mauro Piacenza, prefetto della Congregazione per il Clero. Egli ha messo in guardia dal soffocare l’identità spirituale del sacerdote, mettendone in discussione le caratteristiche essenziali. Crisi della fede e crisi della vocazione sono collegate, hannp detto i vescovi, forse anche a causa della Chiesa stessa che non si appassiona più come una volta alla predicazione di Cristo. La scelta vocazionale non può essere di comodo, ma deve essere un’opzione preferenziale per Cristo: se il messaggio del Vangelo non è più attraente per i fedeli è forse perché non lo è più per i sacerdoti stessi, ha ipotizzato il Sinodo. Sull’urgenza di avviare e favorire una cultura vocazionale nella Chiesa è intervenuto don Pascual Chávez Villanueva, rettore maggiore dei Salesiani. Gli ha fatto eco fra Mauro Jöhri, ministro generale dei frati minori Cappuccini. Di urgenza di una nuova cultura ha parlato anche il vescovo Enrico dal Covolo, rettore della Pontificia Università Lateranense. Riferendosi alla metodica dell’insegnamento nelle strutture educative moderne ha fatto notare come "la progressiva scristianizzazione dell’Occidente" sia avvenuta anche a causa proprio "della statizzazione e delle scuole e delle università", conseguenza, ha aggiunto, dell’uso di libri di testo e alla formazione dei docenti, in regimi nei quali vengono ispirati e controllati dallo Stato. Ecco perché un progetto serio di evangelizzazione, ha concluso, deve puntare tanto proprio sull’educazione. Nella seconda fase della Congregazione l’attenzione si è allargata alle altre strutture nelle quali si deve forgiare il fedele. È stato per esempio riproposto un tema già sollevato dall’arcivescovo Fisichella nelle prime giornate del sinodo a proposito della burocratizzazione della vita di fede. Su questo argomento è stata portata l’esperienza dei pastori latinoamericani. Se ne è reso interprete l’ausiliare di Tegucigalpa, mons. Pineda Fasquelle, il quale ha reclamato "parrocchie corresponsabili" in stato di missione nelle quali si riservi una particolare attenzione al laicato. C’è stato anche un accenno al rapporto con il mondo musulmano proposto dal vescovo Desfarges.

Radio Vaticana, L'Osservatore Romano

SETTIMA CONGREGAZIONE GENERALE

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