venerdì 2 novembre 2012

Commemorazione di tutti i fedeli defunti. Il Magistero del Papa: la separazione dagli affetti terreni è certo dolorosa, ma non dobbiamo temerla, non può spezzare il legame profondo che ci unisce a Dio

Nella giornata in cui la Chiesa commemora solennemente i defunti, il Papa presiederà, alle 18.00 nelle Grotte Vaticane, un momento di preghiera per i Pontefici defunti. Domani mattina poi, alle 11.30, Benedetto XVI celebrerà, nella Basilica Vaticana, una Santa Messa in suffragio dei cardinali e vescovi morti nel corso dell’anno. “La separazione dagli affetti terreni è certo dolorosa, ma non dobbiamo temerla” perché essa “non può spezzare il legame profondo che ci unisce a Dio”. Benedetto XVI sottolinea questa certezza del cristiano che mette in luce il paradosso dell’uomo contemporaneo: da una parte ha largamente dismesso la spiritualità cristiana, dall’altra di fronte alla morte cerca una qualche trascendenza parallela.
“L’uomo moderno l’aspetta ancora questa vita eterna, o ritiene che essa appartenga a una mitologia ormai superata? In questo nostro tempo, più che nel passato, si è talmente assorbiti dalle cose terrene, che talora riesce difficile pensare a Dio come protagonista della storia e della nostra stessa vita” (2 novembre 2005).
Di qui il suo appello a “riappropriarsi” della dimensione della morte, parole pronunciate quattro anni fa, ma che sembrano riecheggiare il tema del Sinodo appena conclusosi in Vaticano: “E’ necessario anche oggi evangelizzare la realtà della morte e della vita eterna, realtà particolarmente soggette a credenze superstizione e a sincretismi, perché la verità cristiana non rischi a di mischiarsi con mitologie di vario genere” (2 novembre 2008).
L’interrogativo fondamentale, ribadisce il Papa, è cosa sia davvero la morte per un cristiano. La mentalità dominante, osserva, ci porta a credere che al di là della morte ci sia il nulla. Ma chi crede in Cristo e nella Sua Risurrezione sa che la strada della morte è in realtà “una via della speranza”. Non è la fine, ma l’inizio della vita piena. Per questo, chi riconosce una grande speranza nella morte, “può anche vivere una vita a partire dalla speranza”: “L’uomo ha bisogno di eternità ed ogni altra speranza per lui è troppo breve, è troppo limitata...L’uomo è spiegabile, trova il suo senso più profondo, solamente se c’è Dio” (2 novembre 2011).
Questa vita, ha quindi ribadito ieri il Papa all’Angelus, ha senso solo se c’è l’amore, un amore che non finisce. “Vediamo – ha affermato - che seguire Cristo porta alla vita, alla vita eterna, e dà senso al presente, ad ogni attimo che passa, perché lo riempie d’amore, di speranza”.

Radio Vaticana
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