sabato 22 dicembre 2012

Il Papa nomina promotore di giustizia della Congregazione per la Dottrina della Fede Robert W. Oliver. La Santa Sede vuole portare avanti la strada della trasparenza da lui promossa a Boston allo scoppiare dello scandalo degli abusi

Papa Benedetto XVI ha nominato promotore di giustizia presso la Congregazione per la Dottrina della Fede il sacerdote Robert W. Oliver, assistente per le questioni canoniche dell’arcidiocesi di Boston negli Stati Uniti d’America. Quando nel 2002 i reportage del Boston Globe segnarono l’inizio dello scandalo della pedofilia negli Stati Uniti, Robert W. Oliver fu chiamato a gestire la situazione. E fu il primo a metterci la faccia. Scrivendo lui stesso articoli sul Boston Globe, in cui spiegava come la diocesi si stesse muovendo per affrontare la crisi. Delineando e collaborando con il comitato di otto laici che avrebbe analizzato ogni denuncia di abusi del clero e si sarebbero coordinati con l’arcivescovo. E persino superando gli scossoni che erano seguiti nella diocesi, quando il card. Bernard Francis Law era stato rimosso dalla guida della diocesi e Boston era passata sotto la guida del cardinale francescano Francis O’Malley. Ora, Oliver dovrà portare le sue competenze alla Congregazione della Dottrina della Fede. Oliver prende il posto di Charles J. Scicluna, che era stato colui che dal Vaticano aveva dovuto gestire la seconda ondata di scandali di abusi del clero sui bambini nel 2010. Scicluna è diventato vescovo ausiliare deiLa Valletta, a Malta, nella sua terra. Tornerà a portare il suo contributo e la sua esperienza a Roma, come membro della Congregazione per la Dottrina della Fede. Al suo posto, la scelta di Robert W. Oliver sembra lanciare un segnale preciso. E cioè che la Santa Sede vuole portare avanti la strada della trasparenza che fu promossa da Oliver allo scoppiare dello scandalo degli abusi. Una linea della trasparenza che mirava al coinvolgimento dei laici nella vita delle parrocchie, come strumento di garanzia. E che allo stesso tempo si preoccupava di dare tutte le garanzie giuridiche necessarie ai sacerdoti accusati, finché questi non fossero stati riconosciuti realmente colpevoli degli addebiti. Questa linea, Oliver la portò avanti già verso la fine del “regno” del card. Law sulla diocesi di Boston, mettendo su il comitato di laici, con a capo una donna, che doveva verificare ogni caso di abusi, e promuovendo gruppi di prevenzione degli abusi sessuali su bambini in ogni parrocchia o gruppo di parrocchie nell’arcidiocesi. Ma quando ci fu l’avvicendamento di Law con O’Malley, i giornali si lamentarono che le regole della commissione erano state cambiate di nascosto, diminuendo le possibilità di accesso ai fascicoli che riguardavano i procedimenti della Chiesa riguardo i preti accusati. O’Malley dichiarò ufficialmente sui giornali, per bocca del suo portavoce, che ogni nuova procedura per la protezione dei bambini dagli abusi sessuali sarebbe stata da allora in poi oggetto di una revisione trasparente. E Oliver, che aveva supervisionato i cambiamenti, spiegò che mentre erano state fatte delle modifiche per proteggere i diritti dei sacerdoti accusati, buona parte di questi cambiamenti erano di natura tecnica. Ma, aggiungeva, “non c’è stato niente di quanto creato che sia stato tolto dai fascicoli”. La polemica evidentemente rientrò. Tanto che O’Malley chiese poi alla Brotherhood of Hope, una comunità di laici consacrati fondata a Newark, New Jersey da Philip Merdinger nel 1980, di espandere la propria missione a Boston, al Catholic Center della Northeastern University. Oliver è parte della Brotherhood of Hope. Ora, Oliver porta la sua esperienza e la sua conoscenza dell’ambito legale anglo-americano al servizio della Congregazione della Dottrina della Fede. Una conoscenza necessaria. Il dramma degli scandali della pedofilia nel clero è stato infatti anche affiancato da una serie di interessi economici degli avvocati per quanto riguarda i risarcimenti, specialmente negli Stati Uniti. Quando scoppiò lo scandalo della pedofilia a Boston e poi in tutti gli Stati Uniti, era facile trovare avvocati di ogni tipo che si offrivano di patrocinare le vittime e far ottenere loro un risarcimento. Dietro la (giustissima) difesa delle vittime si mascherava l’interesse economico. Sono stati milioni di dollari quelli pagati dalle diocesi come risarcimento nei casi di abusi. Jeff Anderson, il grande patrocinatore della cause contro la Santa Sede, ne è riusciti ad ottenere un massimo di 30 milioni, e la sua parcella è del 25% del risarcimento. Nel frattempo Benedetto XVI ha portato avanti iniziative senza precedenti. Lui, per primo, ha voluto incontrare le vittime degli abusi: lo ha fatto negli Stati Uniti, in Australia, a Malta, e ha sottolineato più volte la necessità che queste vittime siano accompagnate nel processo di guarigione. Perché il risarcimento, per quanto doveroso, non basta. C’è necessità di ascolto.

Andrea Gagliarducci, Korazym.org

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