sabato 22 dicembre 2012

'L'infanzia di Gesù'. Nel mondo in punta di piedi. C'è sempre un nodo da sciogliere che si presenta a ogni generazione, come si presentò ai discepoli: 'Chi dite che io sia?'. E c'è sempre il rischio di considerare Dio un ostacolo da eliminare

Per Benedetto XVI Gesù Cristo non è un episodio intermittente nella vita ma un modo di vivere. "L’infanzia di Gesù", il volume che completa la trilogia su Gesù di Nazaret, riassume un percorso intellettuale di ricerca teologica e di senso dello studioso di teologia che non è terminata con l’elezione a successore di Pietro. Più che un messaggio su Gesù, Papa Ratzinger riassume la sua testimonianza su chi per lui è Gesù, la figura decisiva della fede cristiana. E lo fa perché convinto che per rinnovare la credibilità della fede nel mondo moderno sia necessario che ogni cristiano cerchi di confrontarsi seriamente con i Vangeli e risponda personalmente alla domanda di chi sia Gesù di Nazaret nella propria vita. Dalla risposta a questo interrogativo e dall’impegno conseguente dipende in gran parte la riuscita di un mondo più giusto, fraterno e umano come anche la riuscita delle vite individuali. Il Gesù proposto dal Papa non è una figura minimale e devozionale, ma la persona che in massimo grado ha rappresentato l’amore per Dio e per il prossimo tracciando la via di una possibile umanità nuova. La si comprende meglio nella scia dell’altro grande tema ratzingeriano, l’amore, che completa la ricerca cristologica, strappata così al puro esercizio intellettuale e divenendo, di fatto, principio animatore del quotidiano alla portata di ogni cristiano, ma anche di quanti pur non credendo cercano ragioni di vita. "L’infanzia di Gesù" si ricollega pertanto idealmente all’introduzione dell’Enciclica "Deus caritas est" e, lontano nel tempo, al famoso testo "Introduzione al cristianesimo" del 1968. Nella sua Enciclica, quella della sorpresa generale perché dedicata all’amore come linea guida del Pontificato, Benedetto XVI scrive tra l’altro: "All’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva. In un mondo in cui al nome di Dio viene a volte collegata la vendetta o perfino il dovere dell’odio e della violenza, questo è un messaggio di grande attualità e di significato molto concreto. Per questo nella mia prima Enciclica desidero parlare dell’amore, del quale Dio ci ricolma e che da noi deve essere comunicato agli altri". "L’infanzia di Gesù" racconta come avvenne che l’amore di Dio divenne una persona concreta, un bambino, perciò amabile, ma debole e indifeso come i poveri del mondo che il presepe ha immortalato nella figura dei pastori. Gente ai margini della città dove si disputa per il potere anziché per il servizio, immersa nel frastuono e perciò non attenta a lenire il dolore dei più e sollevare la debolezza dei tanti. I poveri sono importanti nel libro di Papa Ratzinger. Essi rappresentano l’atteggiamento giusto dell’uomo davanti a Dio, svuotati di presunzione, aperti a ricevere aiuto e a dare aiuto; consci della propria debolezza e del proprio limite, ma allo stesso tempo della propria dignità umana che sanno di aver ricevuto in dono gratuitamente. La figura del bambino è ricorrente nella riflessione teologica e omiletica del Papa. Gesù Bambino ha gli occhi giusti per vedere con tenerezza il mondo circostante, ma è un bambino ugualmente cosciente del dolore che lo attende. È un Bambino che vive già in prospettiva della croce prima di completare nella risurrezione la sua opera redentrice. Un bambino che viene nel mondo in punta di piedi e, nonostante lo stile lieve, difficile da accogliere perché alternativo alla sapienza mondana. Fin dalla nascita, con il semplice suo stare si pone a giudizio del mondo, nel senso che inaugura un tempo nuovo in cui invece della forza, del denaro, della sopraffazione avranno valore le beatitudini disarmate. È difficile leggere l’infanzia di Gesù firmata Ratzinger e immaginare che si tratti di un Papa nostalgico di forme superate dal tempo o meno amico dell’uomo contemporaneo di quanto il Bambino Gesù lo fosse del suo, nonostante i suoi non lo avessero ricevuto e accolto. Amare nella contraddizione è una delle questioni più grandi del nostro presente che è tempo di forti contraddizioni e di forti squilibri. Il libro del Papa giunge nel mezzo di questo passaggio del mondo, e rimette al centro del dibattito la questione di Dio vista come necessaria per trovare uno sbocco umano alla grande storia e alle piccole cronache della vita quotidiana. C’è sempre il nodo da sciogliere che si presenta a ogni generazione, come si presentò ai discepoli di Cristo: chi dite che io sia? C’è sempre da scegliere se pensare Dio una compagnia liberante o un ostacolo da eliminare. E per uscirne bene un semplice uomo, per quanto virtuoso, non basta. Si spiega con tale convinzione la decisione del Pontefice di dedicare gli ultimi dieci anni, compatibilmente con altri gravosi impegni, a una riflessione articolata su Gesù di Nazaret, punto di incontro unico e irripetibile di Dio e dell’uomo. Lui resta la via e la verità per dare soluzione all’annosa questione di Dio e alla pacificazione della ricerca intellettuale e vitale dell’uomo su di sé, sulla vita e sulla morte. Nel saggio introduttivo al volume dal titolo "Introduzione al cristianesimo" pubblicato con una nuova edizione nel 2000, il card. Ratzinger scriveva tra l’altro su una questione che ritroviamo basilare nella trilogia su Gesù di Nazaret: "La figura di Gesù viene spiegata in termini completamente diversi non solo rispetto al dogma, ma rispetto agli stessi Vangeli. A essere accantonata, cioè, è la fede che Cristo sia il figlio unico di Dio, che in lui Dio si sia realmente fatto uomo tra gli uomini e che l’uomo Gesù sia eternamente in Dio, sia Dio stesso, quindi non una forma di manifestazione di Dio, bensì il Dio unico e insostituibile. Cristo, cioè, da uomo che è Dio diventa uomo che ha sperimentato Dio in modo speciale. Egli è un illuminato e, in quanto tale, non più sostanzialmente diverso rispetto agli altri illuminati, come il Buddha". Nel caso di Gesù, è la sua persona a essere importante e a essere messa in questione. Lui ha detto di essere la via la verità e la vita. "Egli stesso è la via; non esiste alcuna via indipendentemente da lui; non esiste un cammino lungo il quale egli non conti più nulla". Il messaggio di Gesù non è una dottrina bensì la sua stessa persona. "Se la figura di Gesù viene sottratta a questo ordine di grandezza, che certamente provoca sempre scandalo, se viene separata dall’essere Dio, essa diventa allora contraddittoria: rimarrebbero solo dei frammenti che ci lascerebbero perplessi o si tradurrebbero in pretesti per indulgere nell’autoaffermazione". Allora come oggi, scriveva il Papa nell’introduzione al primo volume della trilogia, si era determinata una situazione drammatica nella coscienza comune della cristianità: sappiamo poco, si afferma da più parti, di Gesù e solo in seguito la fede nella sua divinità ha plasmato la sua immagine (in qualche modo un Gesù inventato, rispondente ai nostri desideri ma non al Gesù storico). Ciò rende incerto il punto di riferimento autentico della fede cristiana: l’intima amicizia con Gesù da cui tutto dipende, minaccia di annaspare nel vuoto. "L’infanzia di Gesù" finalmente completa il progetto iniziale di scrivere su Gesù di Nazaret. È stato ultimato dal Papa il 15 agosto 2012, festa dell’Assunta. Data scelta non a caso, considerando il ruolo di Maria nei Vangeli dell’infanzia. Si è fatto un gran parlare su un passaggio del testo dove si afferma che non è certo che ci fossero il bue e l’asino presso la mangiatoia, ma nella pubblicistica finora apparsa si è taciuto del tutto sulle cose importanti scritte a proposito del ruolo e dello stile di Maria. Speranza del Papa, proprio a partire dal Vangelo dell’Annunciazione, è che la lettura del libro possa aiutare molte persone nel cammino verso e con Gesù. Ci sono dei brani di questo libro che mettono con speciale forza in evidenza l’intento dell’autore: egli vuole offrire ai cristiani un aiuto su come essere cristiani oggi, fedeli a Gesù. Se la meditazione sui Vangeli non diventa vita, infatti, la stessa Incarnazione di Dio nel Bambino di Betlemme accade invano anche per quanti oggi non lo accolgono. Un lungo cammino interiore maturato attraverso gli studi e l’esperienza spirituale ha convinto Benedetto XVI a fare qualcosa di importante per contribuire a superare lo strappo tra il Gesù storico e il Cristo della fede. Ogni cristiano è chiamato a chiarire alla sua coscienza se il Cristo della sua fede è lo stesso Gesù che ci raccontano i Vangeli, oppure il Gesù di cui ci parla oggi la Chiesa è un Gesù inventato e abbellito dai suoi discepoli dopo la sua morte.

Carlo Di Cicco, L'Osservatore Romano
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