lunedì 18 febbraio 2013

Lettera di mons. Müller in cui si chiede alla Fraternità San Pio X di rispondere positivamente all'accordo proposto dalla Santa Sede entro il 22 febbraio, festa della Cattedra di San Pietro. In caso di mancata risposta verrà chiesto ai sacerdoti di rientrare in comunione singolarmente

Lefebvriani ultimo atto e ultimo tentativo. La Santa Sede chiede alla Fraternità San Pio X di accettare l'accordo proposto da Roma entro il 22 febbraio, festa della Cattedra di San Pietro, e dunque prima che la rinuncia di Benedetto XVI diventi operativa. Dopo la lettera "personale" e spiritualmente molto alta inviata lo scorso dicembre ai lefebvriani dall'arcivescovo statunitense Augustin Di Noia, una nuova missiva datata 8 gennaio ha raggiunto il superiore della Fraternità, il vescovo Bernard Fellay. Non sarebbe corretto presentarla come un vero e proprio "ultimatum", ma certo il documento - firmato dall'arcivescovo Gerhard Ludwig Müller, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede e presidente della Pontificia Commissione "Ecclesia Dei", pone per la prima volta ai lefebvriani dei termini temporali. Che alla luce della clamorosa rinuncia di Benedetto XVI finiscono per assumere una particolare drammaticità. L'esistenza della lettera è stata confermata dall'abbé Claude Barthe, interprete attento dei rapporti tra Roma e il tradizionalismo, in un'intervista apparsa su Présent lo scorso 16 febbraio: "Tutti sanno ormai che la Commissione 'Ecclesia Dei' ha inviato una lettera al vescovo Fellay l’8 gennaio e che si aspetta una risposta da lui il 22 febbraio, il giorno della festa della Cattedra di San Pietro. In questo giorno, 22 febbraio, potrebbe essere datata la costituzione della prelatura San Pio X. Questo rappresenterebbe la vera conclusione del Pontificato di Benedetto XVI: la riabilitazione di mons. Lefebvre. Potete immaginare che rombo di tuono e anche, indirettamente, quale peso nell’orientamento degli eventi di marzo", cioè del conclave. Secondo l'abbé Barthe, i giochi non sarebbero dunque chiusi. Anche se appare oggettivamente difficile che i lefebvriani accettino di sottoscrivere il "preambolo dottrinale" che la Santa Sede ha consegnato loro nel giugno scorso. Secondo il quotidiano cattolico francese La Croix, in caso di mancata risposta entro il 22 febbraio, Roma si riserva il diritto di rivolgersi a ciascuno dei preti della Fraternità San Pio X, con un appello diretto, senza passare per il loro superiore Fellay. Invitandoli a rientrare singolarmente nella comunione con Roma. Le prime reazioni del clero lefebvriano sembrano però piuttosto compatte e allineate con il superiore. La rinuncia del Papa porterà a un'accelerazione dei tempi? Difficile dirlo. Di certo una congiuntura così favorevole, con un Pontefice così ben disposto, sarà difficilmente ripetibile in futuro. E in caso di rifiuto la Santa Sede, in questo caso il nuovo Papa, dovrà decidere il da farsi.
 
Andrea Tornielli, Vatican Insider
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