'Caritas in veritate'. La lunga e travagliata gestazione della terza Enciclica del Papa che verrà presentata domani

Domani vede la luce ufficialmente la terza Enciclica di Benedetto XVI, la "Caritas in Veritate", dalla lunga e difficile gestazione. Sono state sette le stesure del documento nel corso del tempo; e l’ultima, quella a cui Papa Ratzinger ha apposto la sua firma, come da programma, il 29 giugno scorso, solennità dei santi Pietro e Paolo, è molto differente dalla prima versione. “Potrei scrivere un romanzo, su questa Enciclica”, ha confessato con un sorriso un po’ amaro uno dei primi padri. A presentarla alla stampa mondiale domani sarà il card. Renato Raffaele Martino, presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, e il segretario del Consiglio, mons. Crepaldi, che proprio nei giorni scorsi è stato nominato vescovo a Trieste. Ma molti sostengono che il testo non è più in realtà “figlio” del Pontificio Consiglio, a cui resta in pratica l’onore formale della firma. Della sostanza dell’Enciclica la battagliera istituzione vaticana è stata espropriata a piccoli passi nel corso dei mesi. In un primo tempo sull’Enciclica ha lavorato molto appunto il Pontificio Consiglio Giustizia e Pace. Il Papa ha visto il testo, e lo ha inviato rapidamente alla Congregazione per la Dottrina della Fede, che ha esaminato il documento al pettine fitto, e lo ha rimandato al mittente con una lunga lista di correzioni, osservazioni e tagli. Ma non è mica finita lì. Benedetto XVI ha coinvolto alcuni suoi amici ed esperti tedeschi. Ritorno a Roma, e il card. Segretario di Stato, Tarcisio Bertone, ha chiesto a Mario Toso, Rettore Magnifico dell’ateneo salesiano di Roma, specialista di Dottrina Sociale e, a quanto dicono, futuro segretario del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, di occuparsene. Infine un’ultima tappa alla Congregazione per la Dottrina della fede, prima che, intorno al 20 giugno, l’editrice vaticana potesse mandarla in stampa. Con la “Caritas in Veritate” chiude il suo ciclo di governo anche il card. Martino, che sarà sostituito, sembra, da un africano, mons. Robert Sarah. Un’Enciclica che cerca di non far dimenticare al mondo più ricco che i poveri esistono.

Marco Tosatti, San Pietro e dintorni

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