mercoledì 30 giugno 2010

Lettera di commiato da Basilea di mons. Koch: dal Papa nessuna retromarcia ma una nuova 'reformatio' per restituire alla Chiesa la sua forma autentica

Sarà resa nota con ogni probabilità domani la nomina del vescovo di Basilea Kurt Koch a presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell'Unità dei cristiani. Subentra al card. Walter Kasper che da un paio d’anni ha superato l’età prevista per rimettere il suo mandato al Papa. Un altro esponente della Chiesa Cattolica svizzera accede a un’importante carica vaticana al servizio della chiesa universale. Il Pontificio Consiglio per la promozione dell'Unità dei cristiani è un organismo della Santa Sede la cui funzione è di promuovere nella Chiesa cattolica un autentico spirito ecumenico e sviluppare il dialogo e la collaborazione con le altre chiese cristiane. Il vescovo 60enne riceverà la porpora cardinalizia, automatica per la carica, dalle mani di Papa Benedetto XVI nel corso del prossimo Concistoro, probabilmente a novembre. La Svizzera avrà così il proprio quarto cardinale. Nato il 15 marzo 1950 a Emmenbrüke (Lucerna), Kurt Koch è stato ordinato prete nel 1982 per poi essere eletto vescovo della diocesi di Basilea nel 1995, assumendo la carica episcopale l'anno successivo. Il presule svizzero ha scritto una lettera di commiato ai fedeli della sua diocesi di Basilea, di cui sarà amministratore apostolico sino alla nomina del nuovo vescovo. Il Papa "ha sottolineato che per lui era importante che questo compito fosse nuovamente assunto da qualcuno che abbia esperienza diretta, e non solo letteraria, delle Chiese e delle comunità ecclesiali che provengono dalla Riforma. Il Papa ha così nuovamente mostrato che non gli interessa solo l'ecumene con gli ortodossi, ma anche con i protestanti, e soprattutto che l'ecumenismo gli sta molto a cuore". In questo senso, mons. Koch ricorda che nel suo nuovo ruolo sarà anche responsabile dei rapporti con l'ebraismo. "L'accusa che Papa Benedetto voglia tornare indietro rispetto al Concilio Vaticano II è oggi diffusa nel pubblico, per ignoranza o - afferma Koch - per la consapevole intenzione di alcuni teologi che dovrebbero saperlo ma dicono ad alta voce il contrario. Queste accuse sono un grave equivoco. Papa Benedetto XVI non vuole assolutamente andare 'indietro', vuole invece portare la nostra Chiesa in profondità". Papa Ratzinger, per il nuovo responsabile del rapporto con gli ebrei e gli altri cristiani, "spinge anche oggi per una nuova 'reformatio' della Chiesa dal di dentro, e cioè per restituirle la sua forma autentica, come già nel Concilio Vaticano I si è realizzato". Nella lettera ai fedeli, Koch, 70 anni, chiede anche scusa per le proprie mancanze. "Sono consapevole dei miei limiti e debolezze e nel corso dei lunghi anni ne sono diventato ancora più consapevole. A tutti coloro che - pur senza volere o sapere - ho deluso o ferito in qualche modo, chiedo sinceramente perdono".

RSI.ch, Apcom