sabato 3 luglio 2010

La Santa Sede ha pronte nuove regole contro gli abusi dei preti. Sconcerto per le accuse contro il Papa: ha sempre constratato insabbiamenti e omertà

"Sono pronte le nuove norme contro la pedofilia". La reazione vaticana all’attacco del New York Times è affidata all’annuncio informale delle linee guida anti-abusi che dal Palazzo Apostolico rimbalza nella residenza sul Gianicolo dell’ambasciatore Usa presso la Santa Sede, Miguel Diaz. Ne hanno discusso ieri a Villa Richardson il capo del Sant’Uffizio Levada e i due vice di Bertone, Ballestrero e Wells, poi mercoledì, con il ritorno in Curia del pm d’Oltretevere Scicluna, il "giro di vite" contro i preti pedofili troverà la sua formulazione definitiva. E cioè: tempestiva rimozione dagli incarichi parrocchiali del sacerdote sospettato, corsia preferenziale per la riduzione allo stato laicale, obbligo per il vescovo locale di denuncia alle autorità civili, stop alla prescrizione nel diritto canonico per i reati contro i minori, invio immediato a Roma della documentazione raccolta in diocesi. In attesa che venga ufficializzata la tolleranza-zero di Benedetto XVI, le nuove accuse dagli Stati Uniti ricompattano la Curia attorno al Papa e la replica unanime è che la Santa Sede è competente per i crimini dei preti pedofili solo dal 2001. Prima i processi canonici erano gestiti sul posto e quindi la responsabilità rimaneva a livello diocesano. "Il ruolo di Joseph Ratzinger, da cardinale e da Pontefice, è stato esemplare: ha sempre contrastato insabbiamenti, omertà, coperture", evidenziano in Segreteria di Stato, dove crea "sconcerto" la motivazione dell’affondo. Finora, infatti, si puntava l’indice contro la Santa Sede per aver avocato a sè i procedimenti contro il "clero indegno" al fine di "sopire gli scandali", mentre ora il New York Times critica Roma per non essersi fatta carico dell’intera questione. "In realtà il Vaticano ha solo dal 2001 la possibilità di intervenire direttamente sui processi nelle diocesi", precisano Oltretevere, mentre prende piede la convizione che nel mondo anglosassone sia in corso "un’offensiva mediatica per osteggiare il complesso viaggio di Benedetto XVI nel Regno Unito". "Da profondo conoscitore della storia, Benedetto XVI sa che le esperienze del peccato anche nelle comunità cristiane non sono purtroppo una novità, né oggi sono molto diverse da quelle del passato", commenta il direttore de L’Osservatore Romano, Giovanni Maria Vian. Che aggiunge: "C’è una campagna mediatica insistente che mira a fare di ogni erba un fascio e a presentare la Chiesa Cattolica a tinte fortemente oscure. Ma questa non è una rappresentazione onesta della realtà. Quanto sostiene il quotidiano newyorkese semplicemente non è vero, e i primi a saperlo sono proprio i colleghi d’Oltreoceano". Joseph Ratzinger "mira a una lettura attualizzante della Bibbia" evidenzia Vian. Emblematica in questo senso è "la lettera di Benedetto XVI dopo la revoca della scomunica ai vescovi lefebvriani", quando il Papa paragonò la situazione del cattolicesimo odierno a quella descritta nella lettera ai Galati: "Nella Chiesa ci si morde e ci si divora".

Giacomo Galeazzi, La Stampa