domenica 22 gennaio 2012

Meraviglioso dono di Dio. Il 22 gennaio 1922 moriva Benedetto XV, il Papa della pace. Benedetto XVI: coraggioso e autentico profeta

“La pace, meraviglioso dono di Dio”. Sono le parole iniziali dell’Enciclica “Pacem, Dei munus pulcherrimum” con cui Benedetto XV (foto) il 23 maggio 1920, Domenica di Pentecoste, pur compiacendosi per la cessazione delle ostilità, esprimeva preoccupazioni per il futuro che vedeva ancora gravido di tensioni. Nella sua prima Enciclica “Ad beatissimi” del 1914 aveva bollato la guerra come “manifestazione, sopra ogni altra odiosa, del predominante disordine morale” e da qui era partita la sua campagna di pressanti appelli alle grandi potenze per evitare quella che poi, una volta scoppiata, avrebbe definito “inutile strage”, “orrenda carneficina che disonora l’Europa”, “fosca tragedia dell’odio umano e dell’umana demenza”. Fu il Papa della prima guerra mondiale. Inascoltato, incompreso, anche oltraggiato dai portavoce e dalla stampa delle parti belligeranti, compresa l’Italia, in un mondo che sembrava allora dominato dal fanatismo interventista e dal culto della guerra ad ogni costo. Rimase inascoltata, senza risposta, anche la lettera inviata il 1° agosto 1917 ai Capi dei popoli coinvolti dal conflitto, nella quale Benedetto XV dichiarava, da parte sua, “una perfetta imparzialità verso tutti i belligeranti, quale si conviene a chi è Padre comune e tutti ama con pari affetto i suoi figli”, e auspicava, come punto fondamentale, che “alla forza materiale delle armi sottentri la forza morale del diritto”. Una linea, quella della imparzialità, che sarà ripresa da Pio XII nel definire la condotta della Santa Sede durante la seconda guerra mondiale. Inascoltato ma non scoraggiato, Benedetto XV si prodigò in mille modi per alleviare le sofferenze delle popolazioni colpite dalla guerra. Le iniziative in tal senso, su scala mondiale, furono una costante del suo Pontificato, a incominciare dai contatti con le famiglie e al rimpatrio dei prigionieri e dei feriti (700.000 le pratiche evase dagli appositi uffici istituiti in Vaticano e preso le nunziature) fino all’assistenza dei profughi e dei rifugiati e all’invio di denaro, alimentari, medicine e altri generi di necessità in diverse nazioni europee, in Armenia, Siria, Libano, Turchia, finanche in Russia e Cina devastate dalla carestia. I turchi, caso insolito, per questa sua opera gli innalzarono un monumento a Istanbul: “Al grande Pontefice nell’ora della tragedia mondiale, Benedetto XV benefattore dei popoli senza distinzione di nazionalità e di religione, in segno di riconoscenza l’Oriente”. Promulgò, nel 1917, il Codice di diritto canonico, portando a termine l’opera iniziata da Pio X ed affidata alla cura del card. Pietro Gasparri. Denominato “Pio-Benedettino” il testo sarà poi sostituito nel 1983 dal nuovo Codice promulgato da Giovanni Paolo II. Nell’Enciclica “Maximum illud” (1919) Benedetto XV metteva in evidenza la necessità improcrastinabile di curare nei territori di missione le vocazioni e la formazione di un clero indigeno. In precedenza, 1917, aveva reso autonoma la Congregazione per le Chiese orientali, rendendola indipendente da Propaganda Fide, e aveva fondato il Pontifico Istituto di studi orientali. Abrogò di fatto il “non expedit” emanato dalla Sacra Penitenzieria sotto Pio IX, che impediva la partecipazione dei cattolici alla vita politica, e accettò la nascita del Partito popolare italiano di don Luigi Sturzo. Sotto il suo pontificato e con il suo sostegno padre Agostino Gemelli poté fondare l’Università cattolica del Sacro Cuore. Era nato a Genova, Giacomo Della Chiesa. Era stato segretario del nunzio pontificio a Madrid, sostituto della segreteria di Stato, docente di diplomazia e, per sette anni, arcivescovo di Bologna. Creato cardinale il 25 maggio 1914, dopo poco più di tre mesi veniva eletto Papa, il 3 settembre. L’Europa era già in fiamme. Volle che l’incoronazione si svolgesse con cerimonia modesta nella cappella Sistina anziché nella Basilica di San Pietro. Colpito da polmonite, morì il 22 gennaio 1922. Aveva offerto la sua vita e le sue preghiere per la pacificazione del mondo. Fu lui ad apportare canonicamente una piccola ma significativa aggiunta alle tradizionali litanie della Vergine, invitando tutti i fedeli ad invocare Maria col nuovo titolo di Regina pacis. Joseph Ratzinger, nella catechesi della sua prima Udienza generale, il 27 aprile 2005, disse: "Ho voluto chiamarmi Benedetto XVI per riallacciarmi idealmente al venerato Pontefice Benedetto XV, che ha guidato la Chiesa in un periodo travagliato a causa del primo conflitto mondiale. Fu coraggioso e autentico profeta di pace e si adoperò con strenuo coraggio dapprima per evitare il dramma della guerra e poi per limitarne le conseguenze nefaste. Sulle sue orme desidero porre il mio ministero a servizio della riconciliazione e dell’armonia tra gli uomini e i popoli, profondamente convinto che il grande bene della pace è innanzitutto dono di Dio, dono purtroppo fragile e prezioso da invocare, tutelare e costruire giorno dopo giorno con l’apporto di tutti".

SIR