domenica 12 febbraio 2012

Chiusa davanti alla Corte distrettuale del Wisconsin la vicenda del prete pedofilo Murphy: ritirate le denunce contro il Papa, Bertone e Sodano

È stato il caso più emblematico e doloroso, finito sulla prima pagina del New York Times nel marzo 2010, l’annus horribilis dello scandalo della pedofilia: il caso di padre Lawrence Murphy, un prete che dal 1950 al 1974 aveva lavorato in una scuola per bambini sordomuti di Milwaukee abusando di centinaia di ragazzi, si è concluso nell’indifferenza generale venerdì 10 febbraio davanti alla Corte distrettuale del Wisconsin. I denuncianti del caso "John Doe 16 v. Holy See" si sono ritirati e non hanno voluto che si arrivasse alla sentenza di assoluzione per il Papa e per i cardinali Tarcisio Bertone e Angelo Sodano, coinvolti nella causa di risarcimento civile. È una vittoria importante per la Santa Sede, rappresentata dall’avvocato Jeffrey Lena, e una sconfitta per Jeff Anderson, il titolare dello studio legale che aveva tentato, in questo e in altri casi, di fare in modo che a risarcire le vittime degli abusi fosse il Vaticano. La causa, denunciando la copertura degli abusi, era intenzionata ad affermare la diretta responsabilità della Santa Sede sugli oltre 400mila sacerdoti sparsi nel mondo, quando questa, è noto, sottolinea in una dichiarazione l’avvocato della Santa Sede Jeffrey Leena, spetta ai rispettivi vescovi o superiori religiosi. Leena ricorda come Anderson abbia “orchestrato per la stampa un evento dai toni drammatici e ricco di ‘colpi di scena’ che mirava a provocare nei mass media un’attenzione smodata e frenetica per la questione”. Si ricorda l’enfatico annuncio di informazioni che avrebbero dimostrato l’esistenza di un’“azione congiunta a livello mondiale” collegata ad abusi sessuali e diretta dalla Santa Sede. “Su una teoria tanto datata quanto smentita – afferma Leena - è stata creata appositamente per i mass media una sequenza di eventi che ha trasformato un fatto gravissimo – la violenza sessuale perpetrata ai danni di un minore – in uno strumento di affermazioni mendaci circa presunte responsabilità della Santa Sede”. Leena sottolinea anche l’impegno della Chiesa nel contrasto degli abusi ricordando che “è stato il diritto canonico e non quello civile innanzitutto, a istituire per primo l’obbligo di denuncia” per queste vicende. Una causa come questa - prosegue l’avvocato Leena – “intentata contro la Santa Sede e tenuta insieme solo da una rete mendace di accuse infondate di complotti internazionali, in verità non è altro che una strumentalizzazione del sistema giudiziario ed uno spreco di risorse”. “Quello che non dobbiamo dimenticare – afferma ancora l’avvocato della Santa Sede - è il fatto che molti anni fa John Doe 16, un ragazzo solo e afflitto da disabilità, è stato oggetto di terribili abusi. Come Papa Benedetto XVI ha ripetutamente affermato, ogni abuso – sia esso perpetrato in istituzioni pubbliche o private, da qualunque persona, di qualunque credo o affiliazione religiosa – è un peccato e un crimine”. “È triste constatare – conclude Leena - come nelle mani di un avvocato troppo incline alle conferenze stampa e un altro che trascorre il proprio tempo a scrivere su Internet una rubrica faziosa con cui tenta di far passare per eroi se stesso e i suoi colleghi, la vera tragica situazione e la sofferenza di John Doe 16 siano diventate uno strumento di pubblico inganno”. Ritirando la denuncia, anche se questo caso è definitivamente chiuso, Anderson spera di poter continuare a presentare la sua tesi presso altre corti, come quella dell’Oregon, dove rimane aperto un altro procedimento. Tra pochi giorni l’avvocato deve consegnare alle corte tutte le ragioni per le quali anche quel caso non dovrebbe essere archiviato. La conclusione della vicenda giudiziaria non deve far dimenticare l’orrore per quanto accaduto, anche se, spiega a Vatican Insider l’avvocato Lena, sta a indicare che "la Santa Sede non può avere la responsabilità di controllare direttamente le azioni di più di 400.000 preti in giro per il mondo". Quando la storia venne alla ribalta, nel marzo di due anni fa, fu scritto l’allora card. Ratzinger, il suo vice alla Congregazione per la Dottrina della Fede, Bertone, e l’allora Segretario di Stato Sodano non avevano ridotto allo stato laicale "un prete che molestò circa duecento ragazzi sordi". Padre Murphy, cappellano alla "Saint John’s School", era stato rimosso nel 1974 ed era stato trasferito nella diocesi di Superior, dov’era rimasto sostanzialmente ritirato senza essere più accusato di altri abusi. "È evidente che la responsabilità di fare in modo che non potesse più nuocere ricadeva sui vescovi", commenta l’avvocato della Santa Sede, Jeffrey Lena. Solo nel 1996, l’arcivescovo di Milwaukee aveva investito del caso il card. Ratzinger, il cui dicastero all’epoca non era competente per tutti i casi di abusi (lo diventerà dopo il 2001), ma solo per quelli commessi durante il sacramento della confessione. Otto mesi dopo, Bertone, vice di Ratzinger, aveva chiesto ai vescovi del Wisconsin di istruire un processo canonico. Murphy, nel frattempo, aveva scritto a Roma, dichiarandosi pentito e chiedendo di evitare il processo a motivo delle sue condizioni di salute. La linea decisa dalle autorità vaticane al termine di un summit tenutosi il 30 maggio 1998 era stata di restringere le facoltà al sacerdote e di ammonirlo, minacciando, se non si fosse pentito, di dimetterlo dallo stato clericale. Murphy sarebbe morto il 21 agosto di quello stesso anno. Era già evidente dai fatti che nessuna responsabilità poteva essere attribuita a Ratzinger, Bertone e Sodano, dato che la storia di Murphy viene conosciuta a Roma soltanto nel 1996, poco prima che il sacerdote morisse. Eppure questa triste e orribile vicenda di abusi è diventata l’occasione per un attacco molto forte alla Santa Sede: l’avvocato Anderson, difensore di una delle vittime di padre Murphy, disse infatti due anni fa che sarebbe stato in grado di dimostrare in tribunale, come ricorda oggi Jeffrey Lena, l’esistenza di "un’azione congiunta a livello mondiale" collegata agli abusi sessuali e diretta dal Vaticano. "Su una teoria tanto datata quanto smentita – conclude Lena – è stata creata appositamente per i mass media una sequenza di eventi che ha trasformato un fatto gravissimo – la violenza sessuale perpetrata ai danni di un minore – in uno strumento di affermazioni mendaci circa presunte responsabilità della Santa Sede".

Andrea Tornielli, Vatican Insider - Radio Vaticana

Dichiarazione dell'avvocato Lena
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