Il 2 febbraio del 1962 Giovanni XXIII fissava la data di apertura del Concilio Vaticano II: l'11 ottobre, per affidarlo al cuore materno di Maria

A tre anni dal primo annuncio, quel 25 gennaio 1959 nella Basilica di San Paolo, di lavoro ne era stato fatto perché il Concilio si potesse celebrare regolarmente nel 1962 secondo la volontà espressa fin dal primo momento da Giovanni XXIII. L’intensa attività delle undici commissioni preparatorie volgeva al termine. La complessa logistica era a buon punto. Lo stesso Pontefice, con la Costituzione Apostolica “Humanae salutis” promulgata il 25 dicembre 1961, aveva provveduto all’atto formale di convocazione della grande assemblea ecumenica. Mancava un ultimo particolare, il più importante: la data di apertura. Papa Giovanni la comunicò il 2 febbraio 1962: “Perciò, tutto attentamente considerato, di nostra iniziativa e con la nostra autorità apostolica, stabiliamo e decretiamo che il Concilio ecumenico Vaticano II abbia inizio il giorno 11 ottobre di quest’anno”. È la parte finale della lettera in forma di “Motu Proprio”, dal titolo “Consilium”, firmata il 2 febbraio di cinquanta anni fa, con la quale Giovanni XXIII, nel dare l’annuncio, spiegava di aver scelto la data dell’11 ottobre “soprattutto perché si ricollega al ricordo del grande Concilio di Efeso, che ha la massima importanza nella storia della Chiesa”. In quel Concilio, svoltosi, nel 431, fu proclamata la Maternità divina della Vergine, la cui festa una volta si celebrava proprio l’11 di ottobre. In tal modo il Papa intendeva affidare al cuore materno di Maria la buona riuscita del Concilio, per la quale, nella medesima lettera, come aveva fatto in precedenti occasioni, esortava tutti i fedeli “a rivolgere ancora più frequenti preghiere a Dio”. Oltre che in forma scritta, Giovanni XXIII volle dare personalmente a voce la comunicazione della data d’inizio del Concilio, nello stesso giorno del 2 febbraio 1962, in occasione dell’annuale festività liturgica della Presentazione di Gesù al Tempio. Allora, in questa ricorrenza, ancora non si celebrava la Giornata Mondiale della Vita Consacrata, come si celebra oggi da sedici anni a questa parte per volontà di Giovanni Paolo II che la istituì nel 1997. Però era in uso, già allora, che appartenenti al clero secolare e regolare, religiosi e religiose di Roma si raccogliessero attorno al Santo Padre per un momento di preghiera e per la tradizionale offerta dei ceri benedetti. A questo uditorio, quanto mai vario e internazionale, Papa Giovanni, dopo aver ricordato tutti i motivi di tristezza e preoccupazione che affliggevano il suo cuore per gli avvenimenti tragici e funesti che si susseguivano in quei giorni sullo scenario internazionale (era tra l’altro il momento della sanguinosa guerriglia in Algeria), volle dare “una notizia bene augurale e incoraggiante”: il Concilio ecumenico Vaticano II si sarebbe aperto solennemente l’11 ottobre di quell’anno. Aggiunse poi, profeticamente, con una punta di mestizia: “Noi confidiamo nel Signore: ma chi conosce il mistero dell’avvenire circa tutte le circostanze della sua celebrazione?”. La dolorosa “circostanza” della malattia, i cui sintomi aveva avvertito ben prima dell’apertura, non consentirono al Papa Buono di portare a termine la celebrazione del Concilio. Ma la “macchina” da lui avviata andò avanti ugualmente fino a destino nel segno della continuità di Pietro e della sua Chiesa.

SIR

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