lunedì 16 aprile 2012

85° genetliaco di Benedetto XVI. Joaquín Navarro-Valls: ha quella strana e ammirevole forza di chi ama più stupirsi che stupire, una dolcezza pacata

"Lo scrittore inglese Chesterton diceva che è il miracolo del linguaggio a permettere a un uomo non soltanto di esprimere le proprie idee, ma anche di lasciare una traccia di se stesso, della propria irripetibile individualità. Ciò non riguarda ovviamente soltanto la scrittura, ma lo 'stile' di una persona, che è rivelato dai gesti, dal comportamento, dalla vita”. E’ questo il giudizio su Papa Benedetto XVI che Joaquín Navarro-Valls (foto), direttore per più di 20 anni della Sala Stampa Vaticana durante il Pontificato di Wojtyla, esprime nel suo libro “A passo d’uomo” (Mondadori, 2009). Ventidue anni di servizio (1984-2006) al seguito di Giovanni Paolo II e a servizio dell’informazione sono davvero tanti. Poi, a fronte di una sua personale richiesta, giunge il momento di fare un passo indietro. Egli stesso dichiara: "Sono molto grato al Santo Padre che ha voluto accogliere la mia disponibilità, più volte manifestata, a lasciare l'incarico di direttore della Sala Stampa della Santa Sede, dopo un così lungo numero di anni. Sono consapevole di aver ricevuto in questi anni molto di più di quanto abbia potuto dare e perfino di quanto sia adesso capace di comprendere pienamente". Joaquín Navarro-Valls trascorse appena un anno sotto il Pontificato di Benedetto XVI, ma aveva compreso subito la grande caratura umana e le eccellenti doti di comunicatore dell’ex prefetto del Sant’Uffizio Joseph Ratzinger. Nel suo libro Navarro-Valls scrive: “Per Ratzinger non sono le idee a dare un volto alle persone, ma le persone a rivelarsi attraverso le idee. […] Il suo gesto elegante ed efficace è tale perché il suo stesso pensiero è così”. Senza dubbio, prosegue Joaquín Navarro-Valls, “Ratzinger ha quella strana e ammirevole forza di chi ama più stupirsi che stupire: anche per questo il suo non è un atteggiamento di tenerezza, ma di dolcezza pacata e di sottile malinconia, quasi di gracilità. Proprio come se il suo sguardo raggiungesse il distacco e l’altezza di chi cerca di vedere il fondo del cuore degli uomini”. Papa Benedetto XVI è un uomo capace di dialogo; egli forse ha intuito che operando una maggiore spinta a favore del dialogo ecumenico ci si possa avvicinare a quell’unità auspicata da più parti. “Chi dialoga non soffre paure; chi dialoga – asserisce Navarro-Valls – non è impressionato dal clamore o dal silenzio della folla o dalle opinioni diverse. Chi dialoga però deve saper dialogare, deve conoscere i meccanismi che muovono le opinioni e deve credere che valga la pena confrontarsi. Proprio come lo crede risolutamente Ratzinger”. Il dialogo, come si evince dai racconti di Navarro-Valls, diventa maggiormente efficace se supportato da un servizio di informazione adeguato e capace di tenere il passo con i ritmi del Pontefice, e in tal senso il ruolo e il sostegno della Sala Stampa Vaticana è fondamentale. Pensiamo ai grandi eventi che segnano la storia di un Pontificato e al mastodontico lavoro che la Sala Stampa Vaticana deve affrontare in termini di pubblicazione di notizie, dichiarazioni ufficiali, rapporti diplomatici, agenzie stampa prontamente lanciate… è evidente che anche il più piccolo errore o ritardo nella comunicazione può compromettere ogni cosa. In tutto questo c’è spazio anche per l’amicizia e la stima che viene ad instaurarsi tra un Pontefice e il direttore della Sala Stampa del Vaticano. “Il ricordo, però, che ho di Joseph Ratzinger – conclude Navarro-Valls – termina il giorno della sua entrata nella Cappella Sistina all'inizio del conclave: i nostri sguardi si incrociarono, e io lo incontrai lì per l'ultima volta. Quello che vidi in seguito - soltanto due giorni dopo non era più il card. Ratzinger, ma un Papa, con la sua veste sacra, che compariva per la prima volta dalla finestra di San Pietro nella persona di Benedetto XVI. In quel preciso istante inconsapevolmente capii che tutto era cambiato per lui. In quel preciso istante compresi che la sua vita precedente era finita - senza però scomparire - per sempre. E oggi sono in grado di capire l'autentico significato di quella sua successiva affermazione: 'Io, ma non più io'. Con la consueta delicata, brillante discrezione, la sua vita personale da quel giorno ha fatto un passo indietro per lasciare spazio all'identità sacra e alla responsabilità dell'istituzione. In Ratzinger cominciava allora quel mistero che ogni Papa porta con se; anzi che ogni Papa è”.

Michelangelo Nasca, Vatican Insider
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