giovedì 12 aprile 2012

Dottrina della Fede solleva dei dubbi sull’ortodossia degli scritti di uno dei fondatori dell'Associazione dei preti irlandesi. L'attacco al Vaticano

L’Associazione dei preti irlandesi (ACP), che rappresenta circa un terzo dei preti d’Irlanda, dichiara di essere “disturbata” dal silenzio imposto a padre Tony Flannery, uno dei suoi membri fondatori. L’ACP ha diffuso un comunicato stampa nel pomeriggio del lunedì di Pasqua, il 9 aprile, esprimendo il suo “estremo disagio e la sua inquietudine” circa questo sviluppo. La dichiarazione è arrivata dopo che diversi mezzi d’informazione irlandese, compreso l’Irish Catholic (5 aprile) e l’Irish Times (9 aprile), avevano riferito che il Vaticano aveva imposto il silenzio. Mentre la dichiarazione dell’ACP forniva qualche dettaglio su ciò che era effettivamente accaduto, Vatican Insider è venuto a conoscenza da fonti ben informate che a metà marzo padre Flannery, 65 anni, membro della Congregazione del Santissimo Redentore conosciuta comunemente come “I Redentoristi”, era stato convocato a Roma per un incontro con il suo Superiore Generale, Padre Michael Brehl. Ciò accadde circa una settimana prima della diffusione da parte del Vaticano del Rapporto sui risultati della Visita Apostolica alla Chiesa irlandese, ordinata da Papa Benedetto XVI in seguito allo scandalo degli abusi sessuali sui minori da parte di preti. A Roma, padre Flannery ha saputo che padre Brehl, il suo Superiore Generale canadese, era stato convocato in precedenza presso la Congregazione per la Dottrina della Fede dove, secondo le fonti, il prefetto e cardinale William Levada, lo aveva informato che il dicastero vaticano aveva dei dubbi circa “l’ortodossia” di alcune opinioni espresse da padre Flannery negli articoli scritti per la rivista Reality. La rivista mensile viene pubblicata dai Redentoristi irlandesi e conta una tiratura di circa 6.500 copie. In particolare, l'ex Sant'Uffizio era preoccupato per l’ortodossia di quello che padre Flannery aveva scritto sui temi della contraccezione, sulla possibilità di preti coniugati in Irlanda e dell’ordinazione di donne prete. Sembra che Dottrina della Fede abbia anche dei problemi circa il suo ruolo di direzione nell’Associazione dei Preti irlandesi, che oggi conta 820 membri su un totale di 3.400 preti irlandesi, e vorrebbe allontanarlo da tale funzione. Le fonti affermano che il Superiore Generale avrebbe riferito a padre Flannery di non poter scrivere o parlare degli argomenti citati. Inoltre, egli avrebbe chiesto al prete irlandese di ritirarsi in monastero per circa sei settimane al fine di pregare e riflettere su tutta la questione. Alla fine di questo periodo, egli spera che padre Flannery torni “a pensare con la Chiesa” (“Sentire cum Ecclesia”). Vatican Insider ha inoltre appreso che all’editore della rivista Reality, padre Gerard Moloney, anch’egli prete redentorista, sono state impartite istruzioni affinché non vengano scritti articoli sui temi citati. Per giunta, la rivista Reality d’ora in poi dovrà essere revisionata da un teologo prima della pubblicazione. Il card. Levada desidera che il Superiore Generale dei Redentoristi rediga un rapporto entro la fine di luglio per garantire che la situazione di padre Flannery sia stata risolta. Vatican Insider ha cercato di contattare il Superiore Generale per ricevere i suoi commenti sull’intera faccenda ma egli ha lasciato Roma e, al momento della scrittura, non può essere raggiunto. D’altra parte, l'ACP, nella sua dichiarazione ha commentato l'accaduto. Ha affermato che “un tale approccio, nel suo focus individuale su padre Flannery e inevitabilmente e in maniera implicita sui membri dell’Associazione, rappresenta un intervento estremamente imprudente nell’ambito dell’attuale contesto pastorale in Irlanda”. L’ACP ha confermato “con la maggior decisione possibile” la sua “fiducia e solidarietà verso padre Flannery” e ha affermato chiaramente che “tale intervento è scorretto, ingiustificato e imprudente”. Afferma inoltre che le questioni sollevate dall’Associazione dal momento della sua fondazione, avvenuta meno di due anni fa, e da padre Flannery in qualità di membro del gruppo di direzione, “non rappresentano un attacco o un rifiuto degli insegnamenti fondamentali della Chiesa. Piuttosto, essi costituiscono un’importante riflessione da parte di un’associazione formata da oltre 800 preti, che hanno servito per molto tempo la Chiesa Cattolica d’Irlanda, su questioni emerse nelle parrocchie di tutta la nazione”. L’ACP ha respinto la sua raffigurazione di “piccola cricca di preti radicali con un’agenda radicale” fornita da “alcune frange reazionarie” e ha affermato che l’Associazione ha “protestato energicamente contro tale ingiusta rappresentazione”. “Noi siamo e vogliamo restare al centro della Chiesa, impegnandoci a istituire le riforme del Concilio Vaticano II”, ha sostenuto con fermezza l’Associazione. Alla luce di ciò, ha affermato, “desideriamo esprimere il nostro assoluto disagio e la nostra inquietudine circa gli attuali sviluppi, non ultimo il riserbo che circonda tali interventi e le domande sul giusto processo e sulla libertà di coscienza che li fanno emergere”. L’ACP ritiene che in questo momento critico nella storia “tale forma d’intervento, che l'arcivescovo Martin ha recentemente chiamato ‘caccia all’eresia’, non è utile per la Chiesa Cattolica irlandese e potrebbe avere l’effetto involontario di aggravare la crescente percezione di una significativa ‘sconnessione’ tra la Chiesa irlandese e Roma”. Una fonte ha riferito a Vatican Insider che la dichiarazione dell’ACP ha citato solo una parte del commento di mons. Martin. Egli ha di fatto affermato: “Non dico che sia necessario orientarsi ad una caccia all’eresia, ma ciò che dobbiamo fare è continuare il dialogo con la comunità teologica, intensificando la riflessione in aree che vanno davvero oltre ciò che è accettabile nell’ambito della teologia cattolica”. Il 20 marzo, in seguito ad una richiesta di commento, l’arcivescovo ha riportato le sue osservazioni circa la dichiarazione contenuta nella sintesi dei risultati della Visita Apostolica alla Chiesa irlandese, secondo la quale oggi in Irlanda esiste “una certa tendenza, non dominante, eppure piuttosto diffusa tra preti, religiosi e laici, a sostenere le opinioni teologiche in Corsivocontrasto con gli insegnamenti del Magistero”. Sembrerebbe che la sfida di Roma a padre Flannery debba essere considerata in questo contesto più ampio.

Gerard O’Connell, Vatican Insider
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