giovedì 12 aprile 2012

'Mio fratello il Papa', un libro-dialogo con Georg Ratzinger, un profilo singolare che disvela sotto una nuova luce l’uomo e il Pontefice

Un uomo, un fratello, prima di essere il Capo della Cristianità, il 265° Papa della Chiesa Cattolica e Vescovo di Roma. È Joseph Ratzinger visto dal fratello maggiore Georg, che ha scritto con Michael Hesemann "Mio fratello il Papa" (Piemme 2012) un ritratto inedito del Sommo Pontefice della Chiesa Universale eletto Papa il 19 aprile 2005. L’ex maestro di Cappella che ora vive a Ratisbona e che lo scorso 29 giugno 2011 ha festeggiato insieme al Papa “le nozze di diamante, cioè il sessantesimo anniversario della loro ordinazione, avvenuta nella cattedrale di Frisinga nel 1951”, insieme allo storico del Cristianesimo rievoca la lunga vita del Pontefice. Ecco quindi la nascita di Joseph il 16 aprile del 1927 nel villaggio di Marktl am Inn in Baviera “nei dintorni di Altötting, dove sorge il celebre santuario della Madonna Nera”, l’infanzia, l’avvento del nazismo “i nostri genitori ci avevano solo detto che Hitler era un uomo malvagio, un terribile criminale”, l’adolescenza “era un ottimo studente”, la guerra, la vocazione sacerdotale e “la straordinaria carriera tedesca, da figlio di un commissario di polizia a guida spirituale di 1,3 miliardi di cattolici”. L’interessante libro-intervista pubblicato dall’editore Herbig di Monaco e arricchito da una quarantina di fotografie, puzzle della famiglia bavarese del Pontefice e di una vita intera, è il resoconto di una serie di colloqui che si sono svolti a Ratisbona nella tarda primavera dello scorso anno tra mons. Ratzinger e il giornalista-scrittore. “Gli faccio visita in vari momenti dell’anno”, perché il legame tra Georg e Joseph non si è mai spezzato, anzi con il trascorrere del tempo si è fatto più intenso, soprattutto dopo l’Elezione di Joseph Ratzinger al soglio di Pietro. “Il rapporto con mio fratello è rimasto praticamente lo stesso. Ora nella preghiera rivolgiamo al buon Dio richieste molto diverse rispetto al passato, ma nella nostra relazione personale è tutto come prima”. Georg Ratzinger rivela che al piccolo Joseph piacevano i dolci che preparava la mamma e gli orsi di pezza e afferma “eravamo un cuore e un’anima sola” fin da piccoli. Incuriosisce come si svolge la giornata del Santo Padre: “Nei giorni feriali pranza alle 13.15, mentre la domenica alle 13; poi fa una breve passeggiata nel giardino del Palazzo Apostolico", perché “post coenam stabis vel passus mille meabis” (dopo mangiato devi riposare o fare mille passi) e “in estate preghiamo sempre insieme il breviario, mentre alle 19.00 fa una passeggiata nei giardini vaticani o in quelli di Castel Gandolfo, recitando il rosario insieme al suo segretario, mons. Georg Gänswein. In inverno, invece, siccome diventa buio presto, esce alle 16.00. Verso le 18.00 vengono programmate le udienze”. Il programma preferito in tv di Benedetto XVI è “la serie del Commissario Rex, anche perché ci piacciono i cani” però “mio fratello guarda raramente la televisione, al massimo un film che parla del Vaticano o di una prossima canonizzazione o beatificazione”. In "Mein Bruder, der Papst" la voce di Georg Ratzinger diventa protagonista e cronaca di un racconto incalzante, emozionante “Eminentissimum ac Reverendissimum Dominum, Dominum Josephum Sanctae Romanae Ecclesiae Cardinalem Ratzinger. Quando sentii quella parola rimasi pietrificato. Sinceramente devo dire che in quel momento mi sentii scoraggiato, abbattuto. Per lui era una grande sfida, un impegno gravoso, pensavo tra me, ed ero seriamente preoccupato”. L’autore ricorda che per il Papa “la sua Elezione era stata come un fulmine a ciel sereno” che Benedetto XVI aveva accolto con serenità, consapevole di abbandonarsi al volere di Dio che gli affidava questo alto compito. Il Santo Padre ha scelto di chiamarsi Benedetto, perché ha sempre avuto una venerazione per il Santo di Norcia che considera il suo primo padrino e protettore ma anche per motivi estetici ed etimologici “gli piacevano sia il suono che il significato (dal latino benedicere), benedetto da Dio e benedizione per gli altri, ma gli sembrava anche adatto per un Pontefice”. Nell’introduzione Michael Hesemann confessa di essere rimasto colpito dal racconto di Georg Ratzinger sui primi anni di formazione di Benedetto XVI. Ne risulta, infatti, il ritratto di una famiglia che, grazie a una fede vissuta intensamente, riuscì a resistere a tutte le avversità del tempo, comprese le malvagità del regime nazista. Un libro-dialogo, un profilo singolare che disvela sotto una nuova luce l’uomo e il Pontefice che si vede e si definisce come “un umile servitore nella vigna del Signore” perché comprende “molto chiaramente qual è il confine tra uomo e carica e conosce i suoi limiti”. Al termine di questa lunga conversazione Georg Ratzinger, la persona più vicina a Benedetto XVI, si augura che suo fratello “possa sempre adempiere al suo incarico di successore di Pietro liberamente e nel modo migliore. Desidero anche che un giorno, nell’altra vita, dove ognuno di noi sarà giudicato, superi l’ultimo esame di fronte al Padre celeste e tutto finisca bene. Di questo ne sono convinto”.

Alessandra Stoppini, Il Recensore.com
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