Il Papa: senza la preghiera il nostro fare si svuota, perde l'anima profonda, si traduce in un semplice attivismo che alla fine lascia insoddisfatti

Udienza generale questa mattina in Piazza San Pietro, dove il Santo Padre Benedetto XVI ha incontrato gruppi di pellegrini e fedeli giunti dall’Italia e da ogni parte del mondo. Nella catechesi il Papa, continuando la riflessione sulla preghiera negli Atti degli Apostoli, ha incentrato la sua meditazione sul primato della preghiera e dell’annuncio della Parola di Dio (cfr At 6,1-7). “Un problema serio” della prima comunità cristiana di Gerusalemme “circa la pastorale della carità verso le persone sole e bisognose di assistenza e aiuto”. Gli Apostoli “si trovano di fronte all’esigenza primaria di annunciare la Parola di Dio secondo il mandato del Signore, ma considerano con altrettanta serietà il dovere della carità e della giustizia”. Si tratta delle “due realtà che devono vivere nella Chiesa: l’annuncio della Parola di Dio e la carità concreta, la giustizia”. Decidono, perciò, di affidare l’incarico della carità a “sette uomini di buona reputazione”, mentre loro continueranno a dedicarsi “alla preghiera e al servizio della Parola”. “Due cose appaiono – ha sottolineato a braccio il Papa -: esiste da quel momento un ministero della carità. La Chiesa non deve solo annunciare la Parola, ma anche realizzarla”. Il secondo punto è che questi uomini chiamati a incaricarsi del ministero della carità “devono essere pieni di Spirito Santo, cioè non possono essere solo organizzatori che sanno fare, ma devono fare nello spirito della fede, con la luce di Dio nella sapienza del cuore. La loro funzione, benché soprattutto pratica, è tuttavia anche spirituale. La carità e la giustizia non sono solo azioni sociali, ma azioni spirituali realizzate nella luce dello Spirito Santo”. Questo episodio richiama quanto era avvenuto durante la vita pubblica di Gesù, in casa di Marta e Maria a Betania, con la prima presa dal servizio dell’ospitalità e la seconda dedita all’ascolto della Parola del Signore. In entrambi i casi, “non vengono contrapposti i momenti della preghiera o dell’ascolto di Dio e l’attività quotidiana, l’esercizio della carità”, ma “mostrano la priorità che dobbiamo dare a Dio”. In ogni caso, ha sostenuto il Pontefice, “non va condannata l’attività per il prossimo, ma va sottolineato che deve essere penetrata interiormente anche dallo spirito della contemplazione”. D’altra parte, Sant’Agostino dice che “questa realtà di Maria è una visione” di quella che sarà “la nostra situazione nel cielo”, ma “un po’ di anticipazione” di quella condizione “deve essere presente nella nostra attività”. “Non dobbiamo perderci nell’attivismo puro – ha avvertito – ma sempre lasciarci anche penetrare nella nostra attività dalla luce della Parola di Dio e così imparare la vera carità, il vero servizio per l’altro, che non ha bisogno di tante cose - ha bisogno certamente delle cose necessarie - ma ha bisogno soprattutto dell'affetto del nostro cuore, della luce di Dio”. "I Santi", ha proseguito il Papa, "hanno sperimentato profonda unità di vita tra preghiera e azione tra amore per Dio e carità per i fratelli". Anche San Bernardo “insiste proprio sull’importanza del raccoglimento interiore, della preghiera per difendersi dai pericoli di una attività eccessiva”. Secondo il Santo Padre, “è un prezioso richiamo per noi oggi, abituati a valutare tutto con il criterio della produttività e dell’efficienza. Il brano degli Atti degli Apostoli ci ricorda l’importanza del lavoro, dell’impegno nelle attività quotidiane che vanno svolte con responsabilità e dedizione, ma anche il nostro bisogno di Dio, della sua guida, della sua luce che ci danno forza e speranza. Senza la preghiera quotidiana vissuta con fedeltà, il nostro fare si svuota, perde l’anima profonda, si riduce ad un semplice attivismo che, alla fine, lascia insoddisfatti”. “Ogni passo della nostra vita – ha ribadito – ogni azione, anche della Chiesa, deve essere fatta davanti a Dio, nella preghiera, alla luce della sua Parola”. “Quando la preghiera è alimentata dalla Parola di Dio, possiamo vedere la realtà con occhi nuovi, con gli occhi della fede e il Signore, che parla alla mente e al cuore, dona nuova luce al cammino in ogni momento e in ogni situazione”. "Solo dal rapporto intimo con Dio coltivato ogni giorno nasce la risposta alla scelta del Signore e viene affidato ogni ministero nella Chiesa". Il problema pastorale affrontato dagli Apostoli riguardo il servizio della carità “indica anche a noi il primato della preghiera e della Parola di Dio. Per i Pastori – ha precisato il Papa - questa è la prima e più preziosa forma di servizio verso il gregge loro affidato. Se i polmoni della preghiera e della Parola di Dio non alimentano il respiro della nostra vita spirituale, rischiamo di soffocare in mezzo alle mille cose di ogni giorno: la preghiera è il respiro dell’anima e della vita”. Il Papa ha quindi concluso: "Nel rapporto con Dio, nell’ascolto della sua Parola, nel dialogo con Dio, anche quando ci troviamo nel silenzio di una chiesa o della nostra stanza, siamo uniti nel Signore a tanti fratelli e sorelle nella fede, come un insieme di strumenti che, pur nella loro individualità, elevano a Dio un’unica grande sinfonia di intercessione, di ringraziamento e di lode".

SIR, Radio Vaticana

L’UDIENZA GENERALE - il testo integrale della catechesi e dei saluti del Papa

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