martedì 17 aprile 2012

VII anniversario dell'Elezione di Benedetto XVI. Ciò che preme davvero al Papa è annunciare la gioia della fede cristiana che salva l’uomo dalla morte

"Che cosa devo fare in quest’ora della Chiesa, con tanti problemi, con tante gioie, con tante sfide che riguardano la Chiesa universale? Tante cose succedono giorno per giorno e non sono in grado di rispondere a tutto. Faccio la mia parte, faccio quanto posso fare. Cerco di trovare le priorità". Era passato appena poco più di un anno dall’elezione e Benedetto XVI si confidava con queste parole ai sacerdoti della diocesi di Albano. Quasi uno sfogo per un uomo, un sacerdote che aveva chiesto già tante volte di andare in pensione, di tornare ai suoi studi in Baviera e che, all’improvviso, a 78 anni si è trovato sulla ribalta del mondo, alla guida della Chiesa universale, con il compito di raccogliere il difficile testimone di Wojtyla. Quanto è lontano il vero Joseph Ratzinger (timido, sensibile, riflessivo, umile, rispettoso delle persone) dall’immagine che, all’indomani del conclave, ne avevano dato i giornali del mondo: il "pastore tedesco", il cardinale di ferro, il Papa teologo che avrebbe rimesso in riga la Curia vaticana. A pochi giorni dal settimo anniversario dell’Elezione, si può fare un primo bilancio. Due settimane dopo quella "confessione" di Papa Ratzinger ai sacerdoti di Albano, scoppia il caso di Ratisbona: Benedetto XVI, in Baviera, suo paese natale, viene invitato a tenere la lectio magistralis nella prestigiosa Università di Ratisbona. Con l’aiuto di un autore del XIV secolo, l’imperatore bizantino Manuele II Paleologo, Joseph Ratzinger esplora quella notte della ragione che spinge una religione come l’Islam a rinnegare la sua autentica radice e a degenerare nel fanatismo violento e nel fondamentalismo, in nome della jihād, la guerra santa. Quel discorso segna uno spartiacque nel Pontificato di Benedetto XVI. La reazione del mondo islamico alle parole del Papa è immediata e violentissima. Proteste, manifestazioni, croci e fotografie del Papa bruciate nelle piazze musulmane di molti Paesi. Una suora italiana a Mogadiscio, suor Leonella Sgorbati, resta uccisa a seguito delle proteste dei fondamentalisti islamici. Per Papa Ratzinger è un drammatico risveglio: tocca con la mano la complessità del suo nuovo "ruolo" e l’enorme valenza pubblica e mediatica che hanno le sue parole e i suoi gesti. Di lì a poco il card. Tarcisio Bertone sostituisce Angelo Sodano alla guida della Segreteria di Stato. Un gran sollievo per il Papa ancora sotto shock per le proteste. Bertone aiuta Benedetto XVI a placare gli animi e a riaprire un canale di dialogo con il mondo islamico. Da quel momento in poi in Papa Ratzinger matura la convinzione di dover affidare al Segretario di Stato molti di quei compiti che Giovanni Paolo II in buona parte affrontava in prima persona: viaggi all’estero (oltre a quelli programmati per il Papa) visite, interventi, discorsi. Così Benedetto XVI potrà dedicarsi più a fondo e con maggiore libertà alla stesura dei discorsi e dei documenti, insieme con la stesura del suo libro su Gesù di Nazaret. Nel definire le priorità di questo Pontificato, Joseph Ratzinger ha messo al primo posto l’annuncio e l’insegnamento delle verità della fede. Cioè la catechesi. Mentre il governo della Chiesa, i rapporti con la politica e con il mondo venivano in subordine e per questo affidati in buona parte a Bertone e agli altri collaboratori. Quello di Benedetto XVI si qualifica così come una sorta di "Pontificato pedagogico", sul modello dei grandi padri della Chiesa come San Leone Magno. Ciò che preme davvero al Papa è annunciare la gioia della fede cristiana che salva l’uomo dalla morte e dalla disperazione. Spesso però è un Pontefice incompreso. E forse proprio queste difficoltà a essere capito insieme con la fatica del Pontificato hanno progressivamente venato di pessimismo gli anni più recenti di Benedetto XVI tanto che nel suo messaggio di auguri alla Curia romana, il 22 dicembre 2011, il Papa è tornato più volte a parlare della “stanchezza della fede”, del dubbio, del “tedio dell’essere cristiani” che vede intorno a lui. Un pessimismo che tuttavia nulla toglie al significato profondo del messaggio che Benedetto lancia con il suo Pontificato: cioè la gioia dell’essere cristiani, più forte di qualsiasi stanchezza.

Ignazio Ingrao, Panorama.it
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