martedì 17 aprile 2012

VII anniversario dell'Elezione di Benedetto XVI. Capacità di resistenza anche fisica che non può non stupire. Forse non è solo, ma in buona Compagnia

Ho una curiosità, un po’ maligna. Mi chiedo quanti di quelli che nell’aprile del 2005 hanno votato per il card. Joseph Ratzinger pensavano che sette anni più tardi il Pontefice bavarese sarebbe stato ancora lì, in mezzo a noi; con i suoi passettini veloci, resi più incerti dai problemi all’anca e al ginocchio destro; ma ancora lì, e con un’evidente voglia di fare. Purtroppo è una domanda difficile da porre, e a cui è probabilmente ancora più difficile rispondere sinceramente. Ma quello che nelle intenzioni di molti porporati doveva essere un papato di transizione si sta rivelando qualche cosa di diverso. Un regno fondante, l’opera di qualcuno che cerca di lavorare in silenzio e ostinazione, e in profondità. Come? Pochi sanno che una gran parte del suo tempo e del suo impegno Benedetto XVI li pone in un lavoro oscuro, che non attira, e non potrebbe, l’interesse dei media, ma che è fondamentale per la vita della Chiesa: proprio per evitare che di qui a qualche anno i media abbiano motivi, non esaltanti, per occuparsi di lei. Benedetto XVI è convinto che la forza, e la debolezza, della Chiesa sia in primo luogo nelle diocesi, nelle Chiese locali. Nel Pontificato di Giovanni Paolo II molto spesso la scelta dei vescovi era delegata ai presidenti delle Conferenze Episcopali, ai nunzi, e ad altre componenti della Chiesa centrale e di quelle locali. Il Papa, molto spesso, e soprattutto negli ultimi anni di vita, se quello che ci viene raccontato è vero (e non abbiamo motivo di dubitarne), si limitava a firmare. Giovanni Paolo II delegava; si fidava dei suoi collaboratori, non sempre con molta fortuna, come la storia ci ha dimostrato. Benedetto XVI ha uno stile diverso. Studia ogni “ponenza” (così si chiamano i dossier preparati per i tre candidati a ogni diocesi), studia il percorso di studi e di lavoro dei possibili futuri vescovi, e alla fine decide. E non è infrequente che chieda che gli siano presentati altri candidati, perché nessuno della “terna” lo soddisfa. E’ un lavoro tedioso, poco appariscente, ma di cui la Chiesa dei prossimi decenni dovrà essergli grata. E’ lo stile di Benedetto. Che era anche quello di Joseph Ratzinger cardinale. Uno stile solitario, certamente; a parte qualche rara visita ad anziani cardinali di lingua tedesca, non si ricorda nella memoria della Curia un “Ratzinger sociale”, che invita e ed invitato a casa di colleghi e amici. La stessa solitudine la si percepisce ora che è Papa. E il progressivo indebolirsi della figura del suo Segretario di Stato, il card. Tarcisio Bertone, sottolinea questa caratteristica. Pio XII nell’autunno del suo Pontificato aveva Tardini e Ottaviani, due “mastini” di prima grandezza, a vegliare sulle spalle che si andavano curvando; Paolo VI aveva Benelli a tenere sotto verga di ferro la Segreteria di Stato e la Curia. Ma sarebbe difficile oggi indicare con certezza chi siano “gli uomini del Papa” al di là del Portone di Bronzo, fatta eccezione per Bertone, che però sembra incapace di reagire in maniera efficace agli attacchi che i vari corvi gli hanno sferrato nei mesi scorsi. Senza che ancora si veda una risposta di qualche tipo dalle conclamate “indagini” su "Vatileaks", le fughe di documenti che hanno toccato anche l’Appartamento, e dalla misteriosa commissione vaticana di cardinali, di cui non si conoscono né i componenti, né le opere, tanto che non sono pochi quelli che dubitano della sua esistenza reale. In questi sette anni Benedetto XVI ha camminato, portando avanti la sua opera; cercando di onorare un’eredità, lasciata dal profetico Papa polacco, spesso pesante e ambigua; di difendere se stesso e la Chiesa da una quantità di attacchi e di malevolenza quale non si registrava dai tempi della Guerra fredda, con strumenti spesso inadeguati e insufficienti. E, soprattutto, per tornare all’inizio di questa riflessione, con una capacità, anche fisica, di resistenza che non può non stupire, e che forse stupisce qualcuno. E che porta altri a ipotizzare che forse non è tanto solo, forse è in una buona Compagnia. Ad multos annos.

Marco Tosatti, Vatican Insider
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