martedì 8 maggio 2012

Mons. Martin propone l’istituzione di una commissione indipendente per indagare sul caso del prete che abusò più di 100 minori in oltre 40 anni

La bufera infuria sulla Chiesa Cattolica irlandese: mentre si invocano le dimissioni del card. Brady per il suo ruolo nelle indagini su padre Brendan Smyth, noto per aver commesso reati di pedofilia, Diarmuid Martin (nella foto con Benedetto XVI), arcivescovo di Dublino, chiede che venga istituita “una commissione d'indagine indipendente” per un’inchiesta sugli abusi a danno di minori perpetrati dal sacerdote, a suo avviso la soluzione migliore per fare realmente chiarezza sull'accaduto. Gli esponenti della politica hanno invocato le dimissioni del card. Brady, alla luce del suo coinvolgimento in questo caso. L’arcivescovo Martin ha reso nota la sua proposta domenica 6 maggio, dopo la Messa celebrata nella chiesa di St. Francis Xavier a Dublino, rispondendo alle domande dei giornalisti sulla crisi della Chiesa. Alcune ore dopo, tramite un suo portavoce, il card. Brady ha espresso il suo “favore e sostegno” all’iniziativa. “Credo che sia davvero necessario istituire una Commissione indipendente d’indagine sulle attività di Brendan Smyth, anche per comprendere come gli sia stato possibile agire indisturbato per così tanti anni”, ha dichiarato l'arcivescovo Martin. Quest’ultima affermazione è riferita al fatto che padre Smyth (1927-1997), appartenente all’Ordine dei Norbertini, è stato accusato di aver abusato, nel corso di 40 anni, di oltre 100 bambini irlandesi e di altri minori negli Stati Uniti, senza che le autorità ecclesiastiche siano riuscite a fermarlo. L’arcivescovo ha poi aggiunto che la Commissione dovrà indagare “in maniera capillare”, coinvolgendo “Chiesa e Stato”, sull’intero territorio dell'isola irlandese. Un’indagine scrupolosa è non solo “dovuta alle vittime”, ma “anche nell'interesse pubblico”, ha rimarcato; in questo modo, sarà possibile conoscere la verità nella sua interezza, e non “in maniera frammentata”, come potrebbe invece accadere con “un'inchiesta giornalistica o un'indagine diocesana”. L’istituzione di una Commissione “è necessaria”, spiega l’arcivescovo a Vatican Insider, perché il caso Smyth “ha assunto proporzioni così grandi, e le persone coinvolte sono state ferite in maniera così profonda, che, a mio avviso, non conosceremo mai tutta la verità senza l'aiuto di una commissione indipendente in grado di accedere alle informazioni di Chiesa e Stato, come fece la commissione Murphy (per l'arcidiocesi di Dublino)”. La proposta, ha affermato, è in linea con la richiesta di Papa Benedetto XVI ai vescovi irlandesi del 28 ottobre 2006. In quell’occasione il Pontefice, parlando degli abusi sessuali su minori da parte di sacerdoti, disse: “Nel vostro continuo impegno ad affrontare efficacemente questo problema, è importante stabilire la verità su quanto accaduto in passato”. Il caso di padre Smyth, già causa scatenante del crollo del governo irlandese nel 1994, potrebbe portare alle dimissioni del card. Brady. Nei suoi primi anni di sacerdozio, prima di diventare cardinale, Brady partecipò a un’inchiesta della Chiesa e ascoltò la testimonianza di un ragazzo di 14 anni abusato da Smyth, apprendendo i nomi di altri ragazzi e ragazze vittime di abusi. In seguito al colloquio con un secondo ragazzo, Brady riferì al suo vescovo, ma non informò i genitori dei ragazzi, che subirono gli abusi di Smyth per altri 13 anni. La popolazione irlandese è molto arrabbiata con Brady per la sua negligenza, e gli esponenti di spicco del mondo politico hanno invocato le sue dimissioni. L’Irish Times ha chiesto all’arcivescovo Martin se pensa che il porporato debba dimettersi. La sua risposta è stata: “La mia scarsa conoscenza dei fatti non mi consente di rispondere a questa domanda. Non so quale fosse il rapporto di Brady con il suo vescovo, né so quale fosse la linea di condotta di quest’ultimo. Guardando al passato, all’indagine di Dublino, posso dire che si tratta di una questione complessa, e che preferisco non giudicare una persona con riferimento a episodi di cui non sono a conoscenza”. “Inoltre”, ha aggiunto, “non ho mai chiesto le dimissioni di nessuno. Non ho mai fatto nulla di simile. Ognuno ha la responsabilità di prendere le proprie decisioni”. Interpellato sul silenzio, o sulla censura, imposti in tempi recenti ad alcuni preti irlandesi dal Vaticano, l'arcivescovo Martin si è detto convinto che il modo migliore per affrontare il caso sia quello di affrontarlo innanzitutto sul territorio nazionale. “Ritengo che la Commissione teologica dei vescovi irlandesi non abbia svolto la propria funzione come in altri Paesi, in cui il dialogo è il primo passo, seguito dall’elaborazione di una soluzione, che non deve provenire necessariamente da Roma”, ha affermato. “Avrei preferito che la questione fosse affrontata con il dialogo...intrattenendo un solido dialogo con la Chiesa irlandese”, ha aggiunto. In precedenza, durante la sua omelia nella chiesa di St Francis Xavier , Martin ha ribadito che la Chiesa irlandese sta attraversando “un periodo impegnativo e difficile” e che, nonostante “grandi cose” stiano accadendo nelle parrocchie dell’intero territorio nazionale, esistono “contrasti malsani” all’interno della Chiesa, “chiamata a essere un simbolo di unione”. I cristiani “devono imparare a risolvere i propri conflitti secondo la parola del Vangelo”, ha affermato, aggiungendo che “nel dibattito all'interno della Chiesa la verità deve essere sempre espressa con amore” e che “le polemiche negative non sono necessarie”. Infatti, “il primo presupposto di ogni riforma e rinnovamento della Chiesa” è rendersi conto che essere cristiani significa “instaurare un autentico rapporto personale con Gesù Cristo”, afferma Martin, dicendosi in tal senso “rattristato da alcune osservazioni formulate nella sfera pubblica su Papa Benedetto, come se, in veste di Pontefice, il suo unico obiettivo fosse stato quello di sopprimere la verità”. “Nessuno ha menzionato” il fatto che Papa Benedetto abbia scritto “due libri straordinari e toccanti su Gesù Cristo, condividendo la sua testimonianza con noi tutti ed esortandoci a conoscere Gesù in maniera più profonda”, ha detto. Martin ha quindi concluso ricordando quanto dimostrato dalla storia: “Il rinnovamento della Chiesa è stato spronato dalla passione di uomini e donne che hanno cercato di conoscere davvero la figura di Gesù e di seguirne l’esempio, nella verità e nell’amore”.

Gerard O'Connell, Vatican Insider
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