martedì 1 maggio 2012

San Giuseppe Lavoratore. Il Papa: Chiesa sostiene, conforta, incoraggia ogni sforzo diretto a garantire a tutti un lavoro sicuro, dignitoso e stabile

Oggi, primo maggio, la Chiesa celebra la Festa di San Giuseppe Lavoratore. La ricorrenza, istituita da Pio XII nel 1955 per dare un senso cristiano alla Giornata internazionale del lavoro, cade in un momento di grave crisi che vede, secondo gli ultimi dati, oltre 200 milioni di disoccupati nel mondo. Benedetto XVI, nei suoi sette anni di Pontificato, ha dedicato molti suoi interventi alla questione del lavoro. Per il Papa, nelle politiche economiche “la priorità va data ai lavoratori e alle famiglie”: infatti “il primo capitale da salvaguardare e valorizzare” è proprio l’uomo. Quindi, afferma, obiettivo prioritario dei governi sia garantire l’accesso al lavoro e il suo mantenimento per tutti. Il suo pensiero si rivolge ai disoccupati e ai precari: "Cari lavoratori e lavoratrici... la Chiesa sostiene, conforta, incoraggia ogni sforzo diretto a garantire a tutti un lavoro sicuro, dignitoso e stabile. Il Papa vi è vicino, è accanto alle vostre famiglie, ai vostri bambini, ai vostri giovani, ai vostri anziani e vi porta tutti nel cuore davanti a Dio" (Al pellegrinaggio della diocesi di Terni-Narni-Amelia, 26 marzo 2011).
Benedetto XVI denuncia le speculazioni e parla di un “cattivo utilizzo” della finanza che “ha danneggiato l’economia reale”; sottolinea che negli ultimi anni è cresciuta “una classe cosmopolita di manager, che spesso rispondono solo alle indicazioni degli azionisti”. Tra le cause della crisi c’è l'attaccamento al denaro: “L'avarizia umana è idolatria. Noi dobbiamo denunciare questa idolatria che sta contro il vero Dio e la falsificazione dell'immagine di Dio con un altro Dio, 'mammona'. Dobbiamo farlo con coraggio ma anche con concretezza" (Incontro con i parroci e il clero della diocesi di Roma, 26 febbraio 2009).
E il Papa parla contro lo sfruttamento dei lavoratori, in particolare degli immigrati, usati spesso come “merce”, chiede che il lavoro, soprattutto per le donne, sia armonizzato con la famiglia, e che sia rispettato il riposo domenicale, perché l’uomo non deve essere schiavo del lavoro. La crisi attuale, tuttavia, può diventare un’opportunità per rivedere i modelli di sviluppo e gli stili di vita: “Forse mai come oggi la società civile comprende che soltanto con stili di vita ispirati alla sobrietà, alla solidarietà ed alla responsabilità, è possibile costruire una società più giusta e un futuro migliore per tutti” (Agli amministratori della Regione Lazio, del Comune e della Provincia di Roma, 12 gennaio 2009).
Il lavoro per i cristiani diventa anche preghiera quotidiana, come faceva Gesù: il Figlio di Dio – ricorda il Papa - si è dedicato “per molti anni ad attività manuali, tanto da essere conosciuto come il figlio del carpentiere”. E Benedetto XVI affida tutti i lavoratori al loro patrono, San Giuseppe, e indica il suo stile: “Dall'esempio di San Giuseppe viene a tutti noi un forte invito a svolgere con fedeltà, semplicità e modestia il compito che la Provvidenza ci ha assegnato”. (Angelus, 19 marzo 2006).

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