Il Papa: il contributo politico e istituzionale dovrà continuare ad assumere come centrale ed imprescindibile la ricerca del bene comune, la promozione e la tutela della inalienabile dignità della persona umana

Questa mattina, nella Sala degli Svizzeri del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in udienza i partecipanti all’incontro promosso dall’Internazionale Democratico Cristiana.  "È trascorso un lustro dal nostro precedente incontro ed in questo tempo l'impegno dei cristiani nella società non ha cessato di essere vivace fermento per un miglioramento delle relazioni umane e delle condizioni di vita. Questo impegno non deve conoscere flessioni o ripiegamenti, ma al contrario va profuso con rinnovata vitalità, in considerazione del persistere e, per alcuni versi, dell'aggravarsi delle problematiche che abbiamo dinanzi", ha esordito il Papa nel suo discorso. "Un rilievo crescente - ha proseguito - assume l'attuale situazione economica, la cui complessità e gravità giustamente preoccupa, ma dinanzi alla quale il cristiano è chiamato ad agire e ad esprimersi con spirito profetico, capace cioè di cogliere nelle trasformazioni in atto l'incessante quanto misteriosa presenza di Dio nella storia, assumendo così con realismo, fiducia e speranza le nuove emergenti responsabilità". "'La crisi ci obbliga a riprogettare il nostro cammino, a darci nuove regole e a trovare nuove forme di impegno, diventando così occasione di discernimento e di nuova progettualità'", ha detto ancora il Pontefice, citando l'Enciclica "Caritas in veritate". Benedetto XVI, in particolare, ha rivolto ai leader democristiani un invito ad affrontare la crisi in una "chiave, fiduciosa e non rassegnata". Che consenta di fare in modo che "l'impegno civile e politico possa ricevere nuovo stimolo ed impulso nella ricerca di un solido fondamento etico, la cui assenza in campo economico ha contribuito a creare l'attuale crisi finanziaria globale". "Il contributo politico ed istituzionale di cui voi siete portatori - ha detto il Papa - non potrà quindi limitarsi a rispondere alle urgenze di una logica di mercato, ma dovrà continuare ad assumere come centrale ed imprescindibile la ricerca del bene comune, rettamente inteso, come pure la promozione e la tutela della inalienabile dignità della persona umana". "Oggi - ha affermato ancora Benedetto XVI- risuona quanto mai attuale l'insegnamento conciliare secondo cui 'ell'ordinare le cose ci si deve adeguare all'ordine delle persone e non il contrario'. Un ordine, questo della persona, che 'ha come fondamento la verità, si edifica nella giustizia' ed 'è vivificato dall'amore'. Ed il cui discernimento non può procedere senza una costante attenzione alla Parola di Dio ed al Magistero della Chiesa, particolarmente da parte di coloro che, come voi, ispirano la propria attività ai principi ed ai valori cristiani. Sono purtroppo molte e rumorose le offerte di risposte sbrigative, superficiali e di breve respiro ai bisogni più fondamentali e profondi della persona". Il Papa non ha poi mancato di indicare "gli ambiti nei quali si esercita questo decisivo discernimento", "quelli concernenti gli interessi più vitali e delicati della persona, lì dove hanno luogo le scelte fondamentali inerenti il senso della vita e la ricerca della felicità, "profondamente collegati, sussistendo tra di essi un evidente 'continuum' costituito dal rispetto della dignità trascendente della persona umana, radicata nel suo essere immagine del Creatore e fine ultimo di ogni giustizia sociale autenticamente umana". “Il rispetto della vita in tutte le sue fasi, dal concepimento fino al suo esito naturale - con conseguente rifiuto dell’aborto procurato, dell’eutanasia e di ogni pratica eugenetica - è un impegno che si intreccia infatti con quello del rispetto del matrimonio, come unione indissolubile tra un uomo e una donna e come fondamento a sua volta della comunità di vita familiare". "Nella famiglia fondata sul matrimonio e aperta alla vita - ha ripetuto il Papa - che la persona sperimenta la condivisione, il rispetto e l'amore gratuito, ricevendo al tempo stesso, dal bambino al malato, all'anziano, la solidarietà che gli occorre", "a costituire il principale e più incisivo luogo educativo della persona, attraverso i genitori che si mettono al servizio dei figli per aiutarli a trarre fuori il meglio di sé. La famiglia, cellula originaria della società - ha affermato ancora il Papa - è pertanto radice che alimenta non solo la singola persona, ma anche le stesse basi della convivenza sociale". Motivo per il quale "correttamente Giovanni Paolo II - ha sottolineato Benedetto XVI - aveva incluso tra i diritti umani il 'diritto a vivere in una famiglia unita e in un ambiente morale, favorevole allo sviluppo della propria personalità". “Un autentico progresso della società umana non potrà dunque prescindere da politiche di tutela e promozione del matrimonio e della comunità che ne deriva, politiche che spetterà non solo agli Stati ma alla stessa Comunità internazionale adottare, al fine di invertire la tendenza di un crescente isolamento dell’individuo, fonte di sofferenza e di inaridimento sia per il singolo sia per la stessa comunità”. Per il Papa "tale responsabilità concerne in modo particolare quanti sono chiamati a ricoprire un ruolo di rappresentanza. Essi, specialmente se animati dalla fede cristiana, devono essere 'capaci di trasmettere alle generazioni di domani ragioni di vita e di speranza', ha detto citando la "Gaudium et Spes". Utilmente risuona in questo senso il monito del libro della Sapienza, secondo cui ‘il giudizio è severo contro coloro che stanno in alto’; monito dato però non per spaventare, ma per spronare e incoraggiare i governanti, ad ogni livello, a realizzare tutte le possibilità di bene di cui sono capaci, secondo la misura e la missione che il Signore affida a ciascuno”, ha concluso Benedetto XVI.
 
TMNews, Radio Vaticana

UDIENZA AI PARTECIPANTI ALL’INCONTRO PROMOSSO DALL’INTERNAZIONALE DEMOCRATICO-CRISTIANA - il testo integrale del discorso del Papa
 

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