Sinodo dei vescovi 2012. Un'analisi dei nomi dei Padri sinodali che Benedetto XVI ha voluto aggiungere ai partecipanti indicati dalle Conferenze Episcopali del mondo

Nei giorni scorsi sono stati resi noti i nomi degli altri 36 ecclesiastici che Benedetto XVI ha chiamato a far parte della tredicesima Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi, che si terrà dal 7 al 28 ottobre sul tema "La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana". Si tratta di 12 cardinali, di 20 arcivescovi e vescovi, di 4 sacerdoti. Costoro si aggiungeranno ai Padri sinodali eletti dalle Conferenze Episcopali di tutto il mondo e dall’unione dei superiori generali degli ordini religiosi (che comunque devono essere approvati dalla Santa Sede e il cui elenco ufficiale non è stato ancora pubblicato), come pure ai membri di diritto dell’assise, come il segretario generale del Sinodo e i capidicastero della Curia romana. Sono state nominate dal Papa anche le figure apicali del Sinodo. Come i tre presidenti delegati, e cioè i cardinali John Tong Hon, vescovo di Hong Kong, Francisco Robles Ortega, arcivescovo di Guadalajara in Messico, e Laurent Monsengwo Pasinya, arcivescovo di Kinshasa nella Repubblica Democratica del Congo. Come il relatore generale, e cioè il cardinale statunitense Donald William Wuerl, arcivescovo di Washington. E come il segretario speciale, e cioè il francese Pierre-Marie Carré, arcivescovo di Montpellier. Scorrendo l’elenco dei Padri sinodali nominati direttamente dal Papa si incontrano nomi di ecclesiastici che sono stati scelti per cortesia istituzionale (come il cardinale decano Angelo Sodano) o perché presiedono importanti organismi ecclesiali che riuniscono Conferenze Episcopali regionali o continentali. È il caso, quest'ultimo, del card. Polycarp Pengo, arcivescovo di Dar-es-Salaam in Tanzania, presidente del Symposium des Conférences Episcopales d’Afrique et de Madagascar; del card. Péter Erdo, arcivescovo di Esztergom-Budapest in Ungheria, presidente del Consilium Conferentiarum Episcoporum Europae; del card. Oswald Gracias, arcivescovo di Bombay in India, segretario generale della Federation of Asian Bishops’ Conferences; di John Atcherley Dew, arcivescovo di Wellington in Nuova Zelanda, presidente della Federation of Catholic Bishops’ Conferences of Oceania; di Carlos Aguiar Retes, arcivescovo di Tlalnepantla in Messico, presidente del Consejo Episcopal Latinoamericano, CELAM; di Santiago Jaime Silva Retamales, ausiliare di Valparaiso in Cile, segretario generale dello stesso CELAM. Tra i rettori delle Pontificie Università romane il Papa ha scelto come Padre sinodale il rettore della Lateranense, il vescovo salesiano Enrico dal Covolo, che nell’assise ritroverà i suoi due immediati predecessori alla testa della stessa università, l’arcivescovo Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione e il cardinale di Milano Angelo Scola. Come già nel Sinodo generale precedente del 2008, Benedetto XVI ha voluto annoverare tra i Padri sinodali il cardinale vicario della diocesi di cui è vescovo, Roma, cioè Agostino Vallini. Con le sue nomine il Papa può inoltre inserire tra i Padri sinodali anche ecclesiastici da lui stimati, o particolarmente raccomandati dalla segreteria generale del Sinodo o dalla Curia romana, che non sono stati votati dai rispettivi episcopati. E questo serve anche a “bilanciare” in qualche modo i risultati delle votazioni che si sono avutie nelle Conferenze Episcopali. Sembra essere questo il caso dei cardinali Joachim Meisner, arcivescovo di Colonia in Germania; Vinko Puljic, arcivescovo di Vrhbosna-Sarajevo in Bosnia; Christoph Schönborn, arcivescovo di Vienna; George Pell, arcivescovo di Sydney in Australia; Josip Bozanic, arcivescovo di Zagabria in Croazia; Lluís Martínez Sistach, arcivescovo di Barcellona in Spagna; André Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi in Francia. Nella maggior parte dei casi (Meisner, Schönborn, Pell, Vingt-Trois) si tratta di porporati più “conservatori” rispetto alla maggioranza dei rispettivi episcopati. Guardando poi ai vescovi diocesani inclusi da Benedetto XVI tra i Padri sinodali si può notare, ad esempio, la scelta caduta sul vescovo di Tolone Dominique Rey, dell’ala più tradizionalista-carismatica della Chiesa francese. O quella del patriarca di Venezia Francesco Moraglia, ratzingeriano in dottrina e liturgia e con una spiccata sensibilità sociale, che è stato preferito ai più anziani titolari di altre sedi cardinalizie italiane, come Torino, Bologna, Napoli o Palermo. O quella dell’arcivescovo di La Plata, Héctor Rubén Aguer, l’esponente più illustre della minoranza conservatrice dell’episcopato argentino. Di diverso segno è invece la nomina dell’arcivescovo di Manila, Luis Antonio Tagle, tra gli autori della storia del Concilio Vaticano II promossa dalla "scuola di Bologna", che nei due precedenti Sinodi generali, quando era vescovo di Imus, era stato eletto dai suoi confratelli, mentre ora è stato il papa a doverlo ripescare. Scorrendo l’elenco dei presuli scelti dal Papa come Padri sinodali balzano infine agli occhi due curiosità. Tre su venti appartengono alla prelatura dell’Opus Dei. E cioè il secondo successore di San Josemaría Escrivá, il vescovo spagnolo Javier Echevarría Rodríguez, nonché l’arcivescovo di Los Angeles José Horacio Gómez e l’arcivescovo di Guayaquil Antonio Arregui Yarza, che pur essendo presidente della Conferenza Episcopale ecuadoriana non era stato eletto dai suoi confratelli. Nessun ripescaggio invece per l’unico cardinale dell’Opus Dei che è anche elettore in conclave, l’arcivescovo di Lima Juan Luis Cipriani Thorne, cui i confratelli peruviani hanno preferito gli arcivescovi Salvador Pineiro Garcia di Ayacucho e Miguel Cabrejos Vidarte di Trujillo. E altri tre appartengono a Comunione e Liberazione, il movimento ecclesiale fondato da don Luigi Giussani. E cioè don Julián Carrón, successore di Giussani come presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione, Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto (già nominato Padre sinodale nel 2008 quando era vescovo di Petrópolis in Brasile) e Luigi Negri, combattivo vescovo di San Marino-Montefeltro, una delle poche diocesi italiane finora visitate da Benedetto XVI. Tenendo conto del fatto che tra i Padri sinodali c’è anche il cardinale di Milano Scola, risulta quindi che ben tre dei sette vescovi diocesani italiani che parteciperanno al Sinodo provengono da Comunione e Liberazione (gli altri quattro sono i cardinali Angelo Bagnasco e Giuseppe Betori, l’arcivescovo Bruno Forte e il patriarca Moraglia). Avendo presente che sono "ciellini" appena una mezza dozzina degli oltre 200 vescovi italiani, sembra proprio che in Benedetto XVI, nonostante CL in Italia non goda in questi ultimi tempi dei favori della stampa, non è venuta meno la stima verso questo movimento ecclesiale.

Sandro Magister, www. chiesa

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