sabato 22 settembre 2012

Il Papa in Libano. George Sabra: sulla Siria quello che ha detto non lo abbiamo sentito da nessun'altra autorità religiosa del Medio Oriente. Fiero di essere cristiano

Cristiano, esponente di spicco dell'opposizione siriana a Bashar al-Assad, George Sabra, a Roma in questi giorni con l'Internazionale democristiana, questa mattina avrà modo di salutare personalmente Papa Benedetto XVI, che riceve a Castel Gandolfo i partecipanti all'assemblea del movimento centrista. Benché l'occasione sia un'udienza collettiva, è comunque la prima volta che, ufficialmente, la Santa Sede prende contatto con la "rivoluzione siriana". E Sabra non mancherà di ringaziare Joseph Ratzinger "per quello che ha detto in Libano". "Quello che abbiamo sentito da Benedetto XVI non lo abbiamo sentito da nessun'altra autorità religiosa del Medio Oriente", ha spiegato Sabra, che è portavoce del Consiglio nazionale siriano, in un incontro con un gruppo di giornalisti. "Il Papa ha detto che la primavera araba è una ricerca di dignità e libertà da parte dei popoli arabi e ha detto ai cristiani che non devono lasciare i loro paesi perché ne fanno parte e non sono ospiti ma devono perseguire assieme agli altri la libertà e la democrazia. Per questo la sua visita è un sostegno alla nostra causa e alla causa della libertà. I cristiani non hanno bisogno di chi li protegge perché sono comproprietari del paese assieme agli altri siriani. Da cristiano posso dire di essere fiero di essere cristiano dopo aver finalmente sentito una voce cristiana vera". Sabra è netto nel prendere le distanze da quanti, leader religiosi cristiani in Siria e nei paesi vicini, sostengono l'appello di Assad ad una "rinconciliazione": "Non ci si può riconciliare con un regime che uccide il suo popolo. Se Assad se ne va, saremo riconciliati. La vera riconciliazione a cui lavorare è quella tra settori della società divisi in questi anni dal regime. Non vogliamo vendetta, ma dobbiamo voltare pagina". In questo senso, "vogliamo rassicurare la Santa Sede che il cambiamento in Medio Oriente, al contrario di quel che si dice, non comporta nessun pericolo per i cristiani e nessuna deriva islamista. Il pericolo, per i cristiani come per le altre confessioni, sono i regimi dittatoriali". Sul piano più strettamente politico, Sabra si è detto deluso dalla comunità internazionale. "L'atteggiamento di Russia e Cina ha bloccato ogni soluzione politica. I siriani sono rimasti soli con bombardamenti, cannoneggiamenti e missili". L'esponente della ribellione siriana all'estero afferma che ci sono stati sinora 30mila "martiri", il 15% delle case demolite, 30mila sfollati e oltre 400mila profughi hanno abbandonato il paese. "Nessuno però ha abbandonato la rivoluzione e nessuno impedirà al popolo siriano di rinunciare alla libertà". L'Italia, per Sabra, fa parte dei "paesi amici della Siria", ha mandato ospedali da campo in Giordania ed ha già iniziato "corsi di formazione" per il dopo-Assad. Il portavoce del Consiglio nazionale siriano, però, chiede di più alla comunità internazionale. "Apprezziamo gli sforzi economici e ne siamo grati, ma non basta perché quello che è avvenuto in Siria non è un terremoto, ma una rivoluzione. C'è un problema politico e gli aiuti umanitari non bastano". E' necessario un intervento militare? "Eventualmente anche un intervento militare".

TMNews
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