Conversazione del card. Bertone con il quotidiano 'La Vanguardia': i cristiani per il rinnovamento sociale. Dio e l’uomo contemporaneo asse del Magistero del Papa

Sarà il re di Spagna Juan Carlos I a consegnare oggi al cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone (nella foto con Benedetto XVI), il Premio internazionale Conde de Barcelona. Giunto alla IV edizione, il prestigioso riconoscimento, istituito dalla fondazione Conde de Barcelona del quotidiano spagnolo La Vanguardia, è attribuito a personalità o istituzioni che si siano distinte per il proprio apporto al mondo della comunicazione. In questa occasione il cardinale Bertone ha rilasciato un’ampia e dettagliata intervista a Enric Juliana ed Eusebio Val, pubblicata nella edizione di domenica 23 settembre del giornale catalano. Numerosi gli argomenti affrontati: dalla crisi economica alla presenza dei cristiani in Medio Oriente, dalle sfide della secolarizzazione alla libertà religiosa. L’obiettivo si è inizialmente focalizzato sulla Spagna, dove il Papa, hanno notato gli intervistatori, si è recato quattro volte. Un segno di grande attenzione, ha specificato il porporato, per un Paese che ancora oggi può vantare il 75 per cento della popolazione di fede cattolica. Un’attenzione necessaria, del resto, in un momento in cui "il relativismo e il laicismo - ha sottolineato - stanno configurando una società che si scontra con i valori fondamentali della cultura cattolica, minando, per esempio, istituzioni come il matrimonio e la famiglia e scuotendo le fondamenta della vita morale»" A questo proposito il cardinale ha posto l’accento sull’impegno dell’Episcopato spagnolo, che "sta mobilitando tutte le forze della Chiesa in Spagna per far fronte a questa situazione e rievangelizzare la società". Riguardo alla crisi economica, che interessa in particolare la Spagna e altri Paesi europei, il segretario di Stato ha invocato "politiche sociali che promuovano la solidarietà. Sono convinto che l’Europa saprà affrontare la crisi che attraversa, che non è solo economica, e saprà uscirne. Ma lo potrà fare tanto più efficacemente quanto più saprà scoprire la centralità di questi valori, umani e cristiani, che l’hanno edificata e l’hanno resa grande nella storia". E anche in questo ambito ha messo in luce l’azione della Chiesa in Spagna, capace di un’"immensa opera di carità e di sostegno ai più deboli". Il discorso si è poi allargato alle tragedie vissute da popoli costretti a subire le conseguenze dell’odio e della violenza: in particolare le persecuzioni subite dai cristiani, la fuga conseguente dai Paesi del Medio Oriente, la mancanza di libertà religiosa. "La persecuzione o le difficoltà che i cristiani subiscono in diversi Paesi - ha detto in proposito il porporato - certamente sono da sempre una questione importante per la Santa Sede, per il bene non solo dei cristiani, ma anche delle nazioni alle quali appartengono e al cui bene contribuiscono in vari modi. Pensando, per esempio, alla situazione in Medio Oriente, sono convinto che la diminuzione della presenza cristiana non è solo un danno per la Chiesa, ma anche una perdita per tutta la società, come molti musulmani riconoscono". Perciò "è tanto importante la libertà religiosa, che sta alla base del rispetto degli altri diritti umani. La promozione della libertà religiosa è la miglior garanzia per il progresso della società". Altro argomento della lunga conversazione, il cui resoconto ha riempito due intere pagine del quotidiano spagnolo, è stato il recente viaggio in Libano, durante il quale Benedetto XVI ha rivolto lo sguardo, secondo il cardinale, a tutto il Medio Oriente, dove purtroppo sono ancora in corso "diversi conflitti, alcuni annosi, che attendono ancora un’adeguata soluzione. In particolare è motivo di preoccupazione la crisi in Siria, che ha provocato già quasi 30.000 morti e numerosi feriti e sfollati, senza dimenticare le centinaia di migliaia di esiliati e rifugiati. È una crisi complicata in cui si mescolano diversi fattori e in cui è in pericolo non solo la comunità cristiana, ma tutta la società. I cristiani, che sono presenti in Siria dagli inizi del cristianesimo, desiderano continuare a contribuire, come hanno fatto nel corso della storia, al bene comune della società. Nella Siria di domani la presenza dei cristiani come costruttori di pace e artefici di riconciliazione sarà sempre fondamentale". Da qui l’appello del porporato "all’immediata cessazione della violenza, da ovunque provenga, e a dare priorità alla via del dialogo e della riconciliazione. È importante salvaguardare l’unità del Paese, di modo che tutti, minoranze comprese, abbiano un ruolo fondamentale per contribuire al bene della società". Quanto ai cambiamenti in atto nella regione e alle loro ripercussioni sui cristiani, il segretario di Stato ha tenuto a precisare che "la realtà di ogni Paese è diversa, ma è vero che la situazione dei cristiani in alcuni Paesi non è migliorata e si percepisce una certa paura rispetto al futuro, che si sta ancora delineando. A un entusiasmo iniziale da parte di molti è potuta seguire una valutazione più cauta. Da un altro punto di vista, possiamo vedere questi cambiamenti nel mondo arabo più che come un rischio per i cristiani, come un’opportunità o una sfida. All’origine di molti mutamenti attuali si può trovare il desiderio di maggiore giustizia e partecipazione alla vita politica, come pure l’aspirazione allo sviluppo di società più democratiche, elementi che non possono non essere in grande sintonia con i valori che il cristianesimo ha promosso e che, in un certo senso, sono diventati patrimonio universale". E ha indicato, in proposito, valori come la dignità della persona e l’importanza della famiglia. La vita della Chiesa è stata argomento dell’ultima parte dell’intervista. Nella prospettiva di quei cambiamenti auspicati da alcuni settori cattolici, il porporato si è soffermato sulla necessità di insistere, più che sulle riforme strutturali, "sul bisogno di un rinnovamento radicale; vale a dire di un rinnovamento fondamentale sulle radici del nostro essere cristiani, sulla fede in Gesù Cristo. In questo Anno della fede, fortemente voluto da Benedetto XVI, in occasione del 50° anniversario dell’apertura del concilio Vaticano II e del 20° anniversario del Catechismo della Chiesa Cattolica, siamo invitati a riflettere sull’atto di fede e sui suoi contenuti, affinché possiamo offrire al mondo il dono di una testimonianza sicura, gioiosa e attraente". Il dialogo si è concluso da dove era iniziato, toccando nuovamente il tema del rapporto tra il Papa e la Spagna, questa volta in particolare con la Catalogna. L’esperienza vissuta a Barcellona, durante il viaggio del novembre 2010, è stata rievocata come un omaggio alla cultura catalana espressa nell’opera di Gaudí. "Dio e l’uomo contemporaneo - ha detto il cardinale - costituiscono l’asse del Magistero di Benedetto XVI. E Barcellona, con il suo maestoso tempio della Sagrada Famiglia, in un certo senso costituisce in Europa occidentale il simbolo delle relazioni tra l’umano e il divino, tra la natura e il soprannaturale. Per Gaudí l’arte può assumere il linguaggio teologico, ossia parlare all’uomo di Dio" e per questo l’arte alla fine si identifica in uno strumento di dialogo, di comunione tra la natura e la grazia. Per ogni uomo e per ogni popolo in questo senso essa rappresenta il modo di esprimere quanto sia viva nella propria anima e nella propria vita "la percezione di Dio".

L'Osservatore Romano

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