Il 29 ottobre dopo l’udienza con il Papa il primo ministro della Croazia si confronterà con il card. Bertone sul futuro del monastero conteso di Dalia

Il caso della “ri-nazionalizzazione” del monastero di Daila adesso approda in Vaticano. Il primo ministro croato Zoran Milanović, infatti, sarà il prossimo 29 ottobre in udienza privata dal Papa e incontrerà il segretario di Stato vaticano card. Tarcisio Bertone. La notizia, non ancora confermata dai Banski Dvori, è trapelata però sulle pagine del quotidiano di Zagabria Vecernji List. Ricordiamo che nell’agosto del 2011 il ministro della Giustizia croato ha emesso una delibera con la quale ha dichiarato nulla la restituzione dei beni del monastero di Daila, alla Chiesa Cattolica croata, aprendo in questo modo la strada per la restituzione dell'immobile allo Stato croato, invece che all'Abbazia di Praglia, nel Padovano, come aveva deciso il Vaticano solo un mese prima. In un comunicato il ministero precisò allora che dopo aver effettuato una serie di controlli della procedura di restituzione del monastero e dei terreni circostanti alla Chiesa, svoltasi tra il 1997 e il 2002, è stato constato che tale atto legale "è da considerarsi nullo dato che fu svolto in base alla legge sulla restituzione dei beni confiscati dalle autorità jugoslave comuniste, mentre rientrava nella materia già prima risolta con accordi internazionali", ovvero gli Accordi di Osimo. In sostanza, il ministero ha accolto la posizione della diocesi di Pola e Parenzo, che aveva rifiutato di restituire l'immobile ai benedettini italiani, dopo una decisione del Vaticano, approvata dal Papa, sostenendo che i frati di Praglia erano già stati risarciti in base agli Accordi di Osimo e pertanto non avevano diritto a un secondo indennizzo. La controversia aveva suscitato un'aperta disobbedienza del vescovo locale, mons. Ivan Milovan e dell'intero clero istriano al Vaticano e al primate della Croazia, card. Josip Bozanić. Milovan era stato sostituito da un vescovo nominato da Roma per il tempo necessario a firmare l'atto notarile con il quale la sua diocesi avrebbe ceduto l'immobile, del valore di almeno 30 milioni di euro, ai benedettini italiani. Con la decisione del ministro croato lo Stato dovrebbe riacquisire l'immobile, ma anche evitare che altri simili richieste di indennizzo provenienti dall'Italia possano aggirare il regime internazionale degli Accordi di Osimo secondo i quali l'Italia, e non la Croazia o la Slovenia, si era fatta carico di risarcire i propri cittadini per i beni abbandonati dopo la Seconda guerra mondiale. Vaticano e Croazia hanno sempre fatto sapere di volersi accordare sulla “vexata quaestio” considerando una bega giudiziale come “ultima ratio”. L’ex premier Jadranka Kosor scrisse al tempo una lettera a Benedetto XVI che presupponeva una sua “missione” presso la Santa Sede. Ma poi non se ne fece nulla. Ora tocca a Milanović prendere in mano lo scottante dossier Daila. Il confronto avverrà però non certo con Benedetto XVI, ma con il segretario di Stato il card. Tarcisio Bertone. Con il Pontefice Milanović discuterà delle relazioni tra Croazia e Vaticano, della situazione della Chiesa Cattolica nel Paese ex jugoslavo nonché della situazione politica nei Balcani. Oltre all’affare Daila, Milanović dovrebbe annunciare al card. Bertone l’avvio del confronto tra governo croato e Conferenza Episcopale croata sull’eventuale revisione dell’accordo tra Chiesa e Stato per quanto riguarda i finanziamenti statali al clero croato. I vescovi croati mettono però le mani avanti. La revisione presuppone un lungo confronto tra le parti e quindi, dicono fonti ecclesiali croate, per i prossimi due anni l’ammontare dei finanziamenti statali al clero non subiranno tagli. Nella vicenda il Vaticano avrebbe un ruolo di supervisore per poi ratificare quasi come un notaio l’accordo raggiunto. La diplomazia vaticana non starà certo a guardare e non vorrà perdere quel ruolo privilegiato fin qui mantenuto in Croazia grazie soprattutto all’appoggio dei governi di centrodestra.

Maurizio Manzin, Il Piccolo

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