martedì 11 settembre 2012

Quel pregiudizio negativo sul Papa nel web italiano: quasi la metà dei contenuti online su Benedetto XVI hanno tono negativo e impatto lesivo

Il messaggio di Benedetto XVI fatica a passare, anche sul web, anche in Italia. Lo dimostrano i risultati di una ricerca di Reputation Manager, pubblicata su Espansione, che grazie a sistema software e una redazione dedicata per analizzare i dati rilevati da tutto l’universo web italiano, social media compresi, ha messo a confronto le identità digitali di Papa Ratzinger e del Dalai Lama, il leader buddista Tenzin Gyatso. La ricerca è stata realizzata "a partire da un modello concettuale comune, relativo a tre parametri: immagine personale, vita religiosa e comunicazione. L’immagine personale si declina in 'biografia' e 'opinioni' per entrambi, così come per la comunicazione, le chiavi di ricerca sono state simili: libri, discorsi, conferenze e viaggi". I risultati dicono che Web, video e social network, concordemente, appaiono "equilibrati" sul Dalai Lama, "emotivi, e non in positivo" sul Papa. "La sintesi offerta dall’analisi dell’impatto emotivo delle conversazioni rilevate da Reputation Manager su queste due importanti figure religiose offre una fotografia molto chiara: quasi la metà dei contenuti online sul Papa (48,74%) ha un tono negativo e un impatto lesivo; solo il 7% è positivo ma generalmente tiepido, poco entusiasta; il resto ha valore neutro. Il Dalai Lama è invece decisamente più popolare sul web , sia quantitativamente (53% contro 47%, come totale delle conversazioni) che qualitativamente: il 26% dei contenuti online è positivo, e solo l’8% negativo, ma non lesivo, perché l’impatto emotivo delle parole utilizzate è in generale equilibrato, sia sui toni positivi che su quelli negativi". Il confronto tra i due personaggi "si gioca per la maggior parte (22%) sui video, ma anche per il 19% sulle testate giornalistiche online, e per il 13% sui forum". Interessante notare che, tra i cinque domini top, dopo YouTube, ci sono il sito dello UAAR (Unione Atei e Agnostici Razionalisti), il Ferrara forum.it, seguiti da testate come Corriere.it e Il Fatto Quotidiano.it. Il primo video su Benedetto XVI, con oltre mezzo milione di visualizzazioni e tantissimi commenti, si chiama 'Papa Ratzinger....in tutta la sua cattiveria!' e fa ben oltre cinque volte tanto il video più visualizzato sul Dalai Lama (meno di 90.000 visualizzazioni) che ha come tema i suoi aforismi di saggezza. La presenza in video di Benedetto XVI è in effetti nettamente sbilanciata sul versante 'parodie', 'rivelazioni' e 'critiche', spesso feroci". La situazione non appare migliore, secondo la ricerca, sui social network: il Dalai Lama ha al suo attivo ben 4.390.916 fan su 290 pagine dedicate e 71 gruppi attivi su Facebook. "E anche se solo il 1,7% dei fan è attivo, nel senso che ha scritto almeno un post/commento, è chiaro che la polarità di questi gruppi e pagine è decisamente positiva". Per quanto riguarda il Papa, "i numeri sono nettamente più bassi: 263.032, su 154 pagine e 62 gruppi attivi, ma in questo caso, tranne i primi intestati al Pontefice in modo neutro col suo nome (Benedetto XVI, Papa Benedetto XVI), la stragrande maggioranza è pesantemente sbilanciata sul negativo, come si evince scorrendone i titoli, sbeffeggianti o addirittura offensivi. Anche qui, però, solo l’1,8 % dei fan è attivo, segno che non c’è un accanimento crescente o portante del trend negativo". "L’immagine personale del Pontefice e le sue decisioni e posizioni in campo religioso – commenta Andrea Barchiesi, A.D. di Reputation Manager – sono piuttosto impopolari. Nonostante la maggiore vicinanza socio-culturale del Papa agli italiani, o forse proprio per questo, in rete ha avuto il sopravvento la negatività delle opinioni su quanto Benedetto XVI dice e fa nel nostro Paese in particolare, e l’impatto emotivo forte che questo suscita nei commentatori online". Insomma, l’immagine prevalente del Papa sul web italiano è quella di "una persona molto rigida", accusata di essere anti-islamica (dopo il discorso di Ratisbona) e di aver aderito al nazismo in gioventù (circostanza peraltro non vera, ma corroborata in rete da foto sapientemente tagliate nelle quali il neo-sacerdote Joseph Ratzinger, benedicente con entrambe le mani alzate sui fedeli, viene fatto passare per un convinto nazista intendo a fare il saluto hitleriano anche durante una celebrazione liturgica). A Benedetto XVI, la cui azione è stata decisiva nel combattere la piaga degli abusi, si associa poi l’idea dell’"Inquisizione" e gli si addebitano proprio responsabilità nell’"insabbiamento" dei casi dei preti pedofili. Accusa, questa, ripresa anche dal recente documentario "Mea Maxima culpa" di Alex Gibney, dedicato alla terribile vicenda del molestatore seriale di bambini padre Lawrence Murphy, prete americano in servizio in un istituto per sordomuti. Tra gli anni Cinquanta e i primi anni Settanta aveva abusato di centinaia di ragazzi. Parlando della "congiura del silenzio", come si legge nella recensione del documentario proposta da La Repubblica, si osserva che questa sarebbe stata suggellata dall’"ordine impartito nel 2001 dal card. Ratzinger che ogni denuncia di questo tipo arrivasse sulla sua scrivania e solo su quella, in via riservata". Un capovolgimento della realtà dei fatti: le nuove direttive del 2001, volute da Giovanni Paolo II e dall’allora card. Ratzinger, stabilivano che tutti i casi di abuso sui minori, la cui competenza fino a quel momento era rimasta ai vescovi diocesani, venissero segnalati a Roma. Si trattava cioè dell’esatto opposto dell’insabbiamento. Era dell’inizio di una risposta che sarebbe diventata sempre più decisa ed efficace, fino ad arrivare, dopo l’elezione di Benedetto XVI, a istituire una vera e propria "legislazione di emergenza" per intervenire immediatamente a tutela delle vittime.

Andrea Tornielli, Vatican Insider

Papa vs Dalai Lama: la Rete vi vede così
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