martedì 11 settembre 2012

Il Papa in Libano. Lombardi: nel segno della fede e della pace nel Medio Oriente. Sei i discorsi in francese. Nessuna inquietudine per la sicurezza

Un viaggio per il Libano ma anche per tutto il Medio Oriente, atteso in un clima di cordiale benvenuto. Questo sarà il 24° viaggio apostolico di Benedetto XVI. il quarto nell’area mediorientale, illustrato nei suoi particolari, stamattina in Sala stampa vaticana dal direttore padre Federico Lombardi. L’arrivo del Papa è confermato venerdì 14 all’aeroporto Rafiq Hariri di Beirut alle 13.45 ora locale, ed il rientro domenica 16 a Ciampino alle 21,40. Ribadite anche le tappe principali alla Basilica Greco Melkita di Harissa, al Palazzo presidenziale di Baadba, al Patriarcato maronita di Bkèrkè e al City Center Waterfront di Beirut domenica, per la Messa con la consegna dell’Esortazione Apostolica post sinodale "Ecclesia in Medio Oriente, 'cuore' di questo viaggio. Sarà la nunziatura Apostolica di Harissa, in collina a una trentina di km da Beirut dove già Giovanni Paolo II incontrò i giovani libanesi nel ’97, ad ospitare il Papa in questi tre giorni nel Paese dei cedri. Vi arriverà dopo la cerimonia di benvenuto allo scalo di Beirut venerdì pomeriggio, accolto dai tre presidenti, della Repubblica, della Camera, del Consiglio dei ministri, e da rappresentanti religiosi. Da lì si sposterà per le tappe in programma intorno alla capitale, nel tranquillo cuore del Libano, a distanze relativamente brevi, ha sottolineato padre Lombardi, percorse anche in 'Papamobile'. Nel seguito papale ci saranno il segretario di Stato vaticano, card. Tarcisio Bertone, il sostituto agli affari generali, mons. Angelo Becciu, il prefetto della Congregazione delle Chiese orientali, card. Leonardo Sandri, il presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, card. Jean Louis Tauran, il presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell'Unità dei cristiani, card. Kurt Koch, e il segretario del Sinodo dei vescovi, mons. Nicola Eterovic. Benedetto XVI visiterà i quattro patriarcati del Libano, incontrerà i rappresentanti delle confessioni cristiane non cattoliche e quelli di quattro comunità musulmane,sciiti e sunniti, drusi, alauiti. In totale, sono ben 18 le confessioni religiose presenti in Libano. Sei i discorsi ufficiali in francese, oltre a un breve intervento alla consegna dell’Esortazione Apostolica post-sinodale e all’Angelus. Probabili altri brevi discorsi, ma non previsti in partenza. Particolare attesa per le parole di Benedetto XVI sabato pomeriggio all’incontro allargato con il mondo politico religioso e culturale, quindi nella stessa giornata, in serata l’abbraccio con i giovani. Un viaggio sulle orme di Paolo VI e del Beato Giovanni Paolo II, ha spiegato padre Lombardi, in un Paese complesso ma anche emblematico per tutta l’area mediorientale per la sua tradizione di dialogo e convivenza tra diverse componenti religiose e sociali. Un messaggio dunque per l’umanità tutta. Obiettivo del viaggio, mai messo in discussione realmente, ha sottolineato padre Lombardi, è ben rappresentato dal motto “Pax vobis”, "La pace sia con voi", e dal logo in cui spicca una colomba col ramoscello d’ulivo, la croce di Cristo e i colori del Libano: “E’ un segno di volontà del Santo Padre di andare in un’area nonostante i problemi che ci sono come segno di partecipazione, di speranza e di messaggio di pace”. Interrogato su possibili riferimenti alla situazione della Siria nei discorsi papali, padre Lombardi ha ricordato che Benedetto XVI “non si presenta come un potente capo politico, ma come un capo di comunità religiose che attraverso la loro testimonianza di vita e il loro impegno servono il Paese in cui vivono”. “Chi si fa aspettative sulla politica - ha puntualizzato il portavoce vaticano - non centra il viaggio e il suo spirito: il Papa è un leader religioso che va a portare un messaggio alla comunità che fa riferimento a lui, che attraverso la sua testimonianza svolge un servizio al Paese in cui abita”. “Il Papa - ha precisato ancora il direttore della sala stampa della Santa Sede - non ha indicazioni per dire ai cristiani che cosa devono fare”: a loro, semmai, affida “un ruolo di ponte, non di parte ma di possibile incontro” tra le varie componenti del Paese. “Abbiamo visto gli incontri del patriarca Raï con i drusi, l’incontro con Hezbollah e tutti hanno manifestato la loro soddisfazione per la venuta del Santo Padre, quindi il clima di cordiale benvenuto da parte della componenti più varie. Questo fa ben sperare”. Per il portavoce vaticano ''non c'è inquietudine'' per la sicurezza del Pontefice. ''Non c'è una preoccupazione di ostilità nei suoi confronti'', ha rassicurato, aggiungendo che, come di consueto, la sicurezza è affidata al Paese ospitante e che c'è quindi ''fiducia'' che le ''autorità libanesi sappiano fare quello che è necessario''. ''Non credo - ha sottolineato - che siano state prese misure eccezionali''. In Libano, ha aggiunto, c'è un ''clima di soddisfazione e di cordiale benvenuto nella maggior parte delle persone e della società''. Il viaggio, ha precisato Lombardi, ''non è mai stato in discussione'', mentre ''è chiara una volontà di presenza'' del Papa nel Medio Oriente, ''senza lasciarsi fuorviare dalle incertezze che ci sono''. ''Non ho da dirvi una posizione della Santa Sede su Hezbollah'', ha poi risposto Lombardi ad una domanda sullo status del movimento islamista per il Vaticano. Hezbollah è considerata un'organizzazione terroristica dagli Stati Uniti ma non dall'Unione Europea, ed è membro con due ministri del governo del premier Najib Mikati che accoglierà il Pontefice in Libano venerdì. Per il gesuita, durante gli incontri del viaggio papale, ''probabilmente ci saranno presenti persone che vi aderiscono, ma non mi pare che sia previsto come gruppo specifico con un appuntamento nel programma della visita''.

Radio Vaticana, Asca, SIR
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