Joseph Ratzinger e Carlo Maria Martini: così diversi, così uguali. A unirli l'amore per la Chiesa, la ricerca della verità, lo studio della Bibbia

Dice padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede, a Il Giornale che "la suggestione del direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli di avere Papa Benedetto XVI domani ai funerali di Carlo Maria Martini (foto) nel Duomo di Milano è significativa ma appare improbabile visti gli impegni del Papa, non ultimo l'imminente viaggio in Libano". E, infatti, dalla diocesi ambrosiana confermano che i funerali saranno presieduti dal card. Angelo Scola, arcivescovo di Milano. Ma, dice ancora Lombardi, "la suggestione resta vista la grandezza di Martini, una figura che il Papa apprezza e stima molto". È più che altro dal punto di vista mediatico che le due grandi figure eccelsiali, Martini e Ratzinger, si trovano agli opposti: più progressista il primo, più conservatore il secondo. In realtà Martini detestava questa visione, coloro che lo descrivevano come il grande oppositore del Pontificato ratzingeriano, una sorta di antipapa del XXI secolo. E si sa anche quanto Papa Ratzinger sfugga a questo stereotipo. Martini ha sempre detto di non riconoscersi affatto nel ritratto che fa di lui il mondo giornalistico. Eppure la sua figura ancora divide. Ieri è stato il mondo di internet a scatenarsi: diversi utenti e siti web hanno criticato L'Osservatore Romano di aver omesso la notizia della scomparsa del cardinale, salvo dimenticarsi che ieri il quotidiano vaticano non poteva avere la notizia perché ha chiuso prima della morte di Martini. E, infatti, oggi, in prima pagina la notizia c'è. La differenza principale tra Martini e Ratzinger risiede nella realtà ecclesiale che li ha formati, una realtà dalla quale entrambi hanno cercato di prendere le distanze approdando sostanzialmente su lidi opposti. Martini ha fatto molto per superare la Chiesa ambrosiana, quella che secondo l'ambrosiano arcivescovo di Bologna Giacomo Biffi dopo l'arrivo di Martini non è più esistita: "Con lui la Chiesa ambrosiana è arrivata alla sua conclusione - ha scritto -, dopo quasi novant´anni, l'epoca che nella Chiesa ambrosiana era iniziata nel 1891 con la venuta del beato cardinale Andrea Carlo Ferrari. Un'epoca tra le più luminose e feconde per il calore e la certezza della fede, per la concretezza della iniziative e delle opere, per la capacità di rispondere alle interpellanze dei tempi non con cedimenti e mimetismi ma attingendo al patrimonio inalienabile della verità... Sempre con l'ispirazione e lo slancio attinti alla grande tradizione di San Carlo Borromeo e al ricchissimo, sereno e rasserenante magistero di Sant'Ambrogio". Martini è cresciuto in questa Chiesa, ma se ne è in qualche misura anche voluto distanziare arrivando, lui porporato della Parola di Dio, a spingersi su aperture che molto hanno fatto discutere fedeli e gerarchie. Amava la dottrina cattolica ma nello stesso tempo voleva andare oltre il conservatorismo della Chiesa, dimostrare con la parola che la Chiesa sa accogliere le sfide dei tempi, i temi della vita, l'aborto, l'eutanasia, le coppie di fatto, l'omosessualità, ecc., e insieme è capace di sorprendere. Joseph Ratzinger è, invece, figlio della Chiesa tedesca, notoriamente la realtà ecclesiale più anti romana d'Europa. Nella Chiesa che ancora oggi chiede, ad alta voce, l'abolizione del celibato sacerdotale, l'ordinazione sacerdotale femminile, in generale un insieme di riforme che probabilmente soltanto un Concilio Vaticano Terzo può dare, Papa Ratzinger ha giocato da oppositore, romano tra vescovi anti romani, ancorato alla dottrina tra porporati molto vicini alle posizioni del mondo protestante. In questo senso egli è un tedesco ecclesialmente atipico. Certo, viene dalla Baviera, terra da sempre più "romana" che "tedesca", ma ha dovuto comunque smarcarsi dai suoi conterranei per divenire ciò che è oggi. Eppure spesso gli opposti si toccano. Se è vero che Martini è andato più "a sinistra" dopo essere nato e cresciuto in una Chiesa più conservatrice e Ratzinger è andato più "a destra" superando la forte influenza protestante che subisce la sua terra, è altrettanto vero che i due non sono mai stati poi troppo distanti. E l'incontro privato dello scorso giugno nell'arcivescovado di Milano è stato in questo senso un segno importante. A unirli c'è l'amore per la Chiesa, anzitutto. E poi il fatto che, colleghi universitari, amano entrambi la ricerca della verità, lo studio del testo biblico come possibilità di maggiore conoscenza del divino, financo la speculazione teologica. Amano ricercare, insomma, più che ritenere di sapere. Qui sta la loro forza e anche ciò che più d'ogni altra cosa li unisce.

Paolo Rodari, Il Giornale

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