L'impronta ecumenica del 'Ratzinger Schülerkreis': un cenacolo nato e cresciuto all’insegna dell’incontro e del dialogo con i cristiani non cattolici

Fin dai loro esordi, alla fine degli anni Sessanta, gli incontri periodici del circolo di giovani teologi “dottorandi” sotto la guida del prof. Joseph Ratzinger hanno compiuto incursioni e affondi in tutte le direzioni nel territorio sconfinato della teologia, della filosofia e della storia della Chiesa. Un’apertura d’orizzonte ispirata dallo stesso doktorvater, che non ha mai voluto creare intorno a sé una conventicola teologica fossilizzata sulle proprie convenzioni di metodo e di contenuto. "Se Joseph Ratzinger ha voluto trasmettere ai suoi studenti di dottorato un’impronta specifica - ha spiegato a suo tempo il suo ex assistente Stephan Otto Horn, coordinatore attuale dello "Ratzinger Schülerkreis" - credo che questa vada posta soprattutto nello sforzo di aprire lo sguardo a tutto l’ampio spettro della fede e a tutta la pienezza delle prospettive teologiche". Detto questo, di certo l’ecumenismo e i rapporti con le Chiese e le comunità nate dalla Riforma protestante, al centro della riunione in corso in questi giorni a Castel Gandolfo, hanno sempre rappresentato un polo d’interesse primario per l’ex professore diventato Papa e per i suoi allievi. Fin dai tempi dell’insegnamento a Tubinga, su suggerimento di Peter Kuhn, allora assistente del prof. Ratzinger, la cerchia aveva inaugurato la consuetudine di organizzare ogni fine semestre incontri con professori e teologi famosi al di fuori della facoltà. La serie fu inaugurata nel 1967 proprio con una sortita collettiva a Basilea, per andare a incontrare proprio il grande teologo protestante Karl Barth, che sarebbe morto pochi mesi dopo e che a quel tempo, come ha ricordato lo stesso Kuhn, era impegnato a studiare la Costituzione "Dei Verbum" sulla Sacra Scrittura prodotta dal Concilio Vaticano II "con un coinvolgimento e una serietà di molto superiori rispetto a quelli che si registravano negli ambienti cattolici". Negli anni Settanta, quando Joseph Ratzinger si era trasferito a insegnare a Ratisbona, gli allievi del teologo bavarese avevano potuto approfondire insieme al prof. Wilfried Joest il confronto tra il concetto di fede di Lutero e quello emerso nel Concilio di Trento. Alla fine del semestre estivo del 1975, un incontro con l’altro grande teologo protestante Wolfhart Pannenberg aveva offerto spunto per animate discussioni su tematiche cristologiche. Mentre nel luglio 1978, il brain storming del circolo-Ratzinger, divenuto nel frattempo arcivescovo di Monaco e cardinale, era stato dedicato a un incontro-convivenza di due giorni col vecchio suo amico e collega Heinrich Schlier, grande esegeta luterano convertitosi al cattolicesimo. Nell’87, quando il 60enne card. Ratzinger si era già da tempo insediato a Roma come prefetto dell’ex Sant’Uffizio, i suoi ex allievi si diedero appuntamento nella Città Eterna per festeggiare il loro ex professore e ascoltare le riflessioni di padre Pierre Duprey, a quel tempo segretario del dicastero vaticano per l’ecumenismo, sull’infallibilità papale vista in prospettiva ecumenica. Mentre nel settembre 1988 la riunione annuale dello "Schülerkreis" fu ospitata presso il centro ortodosso di Chambésy, legato al Patriarcato ecumenico di Costantinopoli, e si concentrò sulle questioni controverse nel dialogo tra Ortodossia e Chiesa Cattolica. L’impronta ecumenica degli incontri del circolo ratzingeriano, evidente nella scelta dei temi trattati, è sempre stata alimentata dalla particolare sollecitudine di molti suoi membri per la questione dell’unità dei cristiani e in particolare per il dialogo tra cattolicesimo e comunità ecclesiali evangeliche e luterane. Il citato professore Peter Kuhn, esperto di ebraismo e assistente del futuro Papa negli anni d’insegnamento a Tubinga, proviene da una famiglia luterana e ha abbracciato la fede cattolica da adulto. Anche lo storico della Chiesa Vinzenz Pfnür, allievo di Joseph Ratzinger fin dai tempi di Bonn, è un ecumenista “incallito”, convinto assertore della possibilità di consenso cattolico alla Confessio augustana, la formula di fede stesa dal luterano Filippo Melantone. E non si può dimenticare il professore di teologia ecumenica Heinz Schütte, scomparso nel 2007: sempre pronto a valorizzare le aperture del suo professore verso il mondo protestante, Schütte aveva preso parte agli incontri riservati di un mini-gruppo di lavoro informale, comprendente anche Joseph Ratzinger, il vescovo luterano bavarese Johannes Hanselmann e il teologo luterano Joachim Track, che nell’estate 1998 avevano lavorato al testo della dichiarazione comune cattolico luterana sulla giustificazione, vincendo le ultime esitazioni e preparando il terreno per la successiva firma del testo, che sarebbe avvenuta nel dicembre 1999.

Gianni Valente, Vatican Insider

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