Il Papa in Libano. Un mese dopo tre giovani ricordano il viaggio di Benedetto XVI: con le sue parole ha mostrato che ci conosce e ci comprende, ha menzionato ogni singolo dettaglio riguardante i giovani e ci ha dato strumenti pratici per affrontare ogni difficoltà

“Il Papa con la sua visita ci ha portato non soltanto la pace ma anche un gioia grandissima. Ha toccato tutte le problematiche che viviamo ogni giorno e questo ci ha dato una pace nel cuore, perché adesso sappiamo che il Papa , la Chiesa, è accanto a noi, conosce i nostri problemi, e vuole aiutarci”. Joseph Sawaya ha 28 anni, ed è un ingegnere meccanico. È uno dei tanti giovani libanesi che sono andati a Bkerké, ad ascoltare il Papa. Ancora a un mese di distanza, il messaggio del Papa è molto sentito in Libano. Anche se all’entusiasmo dei primi giorni, in alcuni ha preso posto anche l’analisi, fredda, lucida, della situazione libanese. Come quella che fa Kiara Kathounian, 21 anni, cooperatrice sociale. “Non credo – dice – che la visita del Papa avrà un impatto di lungo termine sul governo o sul Medio Oriente riguardo le questioni politiche e le decisioni. Credo però che quella visita ha mostrato che i Libanesi e gli altri popoli del Medioriente hanno bisogno di pace e che vogliono fare piazza pulita di tutti gli ostacoli del passato e ottenere un nuovo inizio di pace. E questo è diventato ovvio quando abbiamo visto dei giovani musulmani partecipare all’evento e dare il benvenuto al Papa”. E sottolinea il senso e il significato di unità della visita Christian da Silva, un giovane brasiliano trapiantato il Libano. “La presenza del Papa in questo piccolo paese di 4 milioni di abitanti – dice - è stata sentita e voluta non solo della diversità del mondo cristiano, ma anche dei musulmani e drusi che hanno colto con gioia la presenza unica del Papa che riesce riunire tutti attorno a se. Personalmente, non credo che oggi ci sia una figura pubblica che riesca trasmettere una forza sopranaturale così speciale come lo fa il Papa. E attorno al Papa tutti si sono ritrovati. Il Libano ha mostrato che è ancora possibile una convivenza armoniosa tra le comunità. Le quali hanno accolto Benedetto come hanno fatto in precedenza con Giovanni Paolo II”. Per Christian è stato “bello vedere sempre i 7 patriarchi cattolici e tanti metropoliti delle chiese ortodosse presenti in Libano attorno al Papa, testimoniando che siamo uno, nonostante le differenze”. Kiara è entusiasta del messaggio lanciato dal Papa, che “ha parlato in modo molto positivo e amorevole di come uscire fuori da tutti i problemi affrontati dai giovani. Con le sue parole, il Papa mi ha mostrato che ci conosce e ci comprende, ha menzionato ogni singolo dettaglio riguardante i giovani, mi ha impressionato. E ci ha dato strumenti pratici per affrontare ogni difficoltà: le preghiera, e l’amore nei confronti di Dio e delle persone intorno a noi”. Ma quali sono i problemi dei giovani in Libano? È sempre Kiara a parlare, forte della sua posizione di cooperatore sociale che le fa vivere i problemi in qualche modo dall’interno. “Le possibilità che hanno i giovani di realizzarsi – dice – sono strettamente legate al nostro livello socio-economico: niente è accessibile a tutti e le ineguaglianze sono evidenti. Il governo non dà servizi ai giovani, e se questi sono dati, sono di scarsa qualità”. È per questo – aggiunge Kiara – che molti “giovani stanno lasciando il Libano per trovare nuove opportunità”. Eppure, “la gioventù libanese crede ancora nella propria nazione, e spera che le cose migliorino. Hanno il coraggio di organizzare eventi e manifestazioni per dare la loro opinione, e sfruttano ogni occasione per dialogare con altri giovani di differenti religioni, confessioni e culture”.

Andrea Gagliarducci, Korazym.org

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