lunedì 19 novembre 2012

Benedetto XVI accetta a tempo di record le dimissioni presentate dall'arcivescovo di Ravenna Giuseppe Verucchi, indagato per aver destinato a finalità non previste dalla legge contributi pubblici

Mancavano solo cinque giorni ai fatidici settantacinque anni. Al compimento dell'età raggiunta la quale il Codice di diritto canonico invita i vescovi a rassegnare le dimissioni (canone 401, comma 1). La normativa vuole che sia il Papa a decidere se accettarle subito o qualche tempo dopo. Con la seconda ipotesi che resta la più seguita nella prassi ecclesiale. L'eccezione, che conferma la regola, è l'arcidiocesi di Ravenna, dove Benedetto XVI ha chiuso la pratica a tempi di record. E, a sorpresa, sabato ha accolto la rinuncia, per raggiunti limiti di età, di mons. Giuseppe Verucchi, prima ancora che quest'ultimo spegnesse settantacinque candeline. È stato lo stesso arcivescovo a comunicare ai fedeli, riuniti nel duomo di Ravenna, l'arrivo del nuovo pastore, mons. Lorenzo Ghizzoni, classe 1955, finora ausiliare di Reggio Emilia. Ai giornalisti Verucchi ha spiegato che già qualche tempo fa, in anticipo sul calendario, aveva presentato le dimissioni dal governo pastorale. Questo per permettere che "al termine del mio mandato ci fosse subito un nuovo vescovo senza che la diocesi subisse rallentamenti". Originario di Pavullo nel Frignano (Modena), Verucchi da più di dodici anni guidava l'arcidiocesi di Ravenna. Un episcopato tranquillo il suo, almeno fino all'autunno scorso, quando il nome dell'arcivescovo e di un suo collaboratore vennero iscritti nel registro degli indagati della Procura di Ravenna. Ipotesi di reato, malversazione ai danni dello Stato, ovvero l’aver destinato a finalità non previste dalla legge contributi pubblici. La vicenda è quella relativa ai cinque miliardi di vecchie lire, ottenuti dallo Stato come fondi per il Giubileo del 2000. Soldi concessi per ristrutturare l’ex orfanotrofio Galletti Abbiosi e trasformarlo in un ostello, prima, e in uno studentato, poi. Questo sulla carta, visto che la struttura nel tempo sarebbe diventata un albergo di lusso. In qualità di indagato, Verrucchi ha dovuto subire anche l'onta di un interrogatorio. Tensioni, sospetti, poi, a luglio, la Procura per lui e il collaboratore ha chiesto l'archiviazione. Ora si attende la decisione del giudice per le indagini preliminari. Quando arriverà, Verucchi sarà già in pensione, lontano dai riflettori.

Giovanni Panettiere, Quotidiano.net
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